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Olimpiadi e stress psichico: solo il 15% degli atleti riesce a dare il massimo

L'Intervista

Al termine dei giochi olimpici ci si trova a constatare che nelle competizioni solo circa il 15 % degli atleti  è stato capace di fornire le migliori prestazioni. Possono essere date varie spiegazioni dell'impossibilità dimostrata da molti di questi atleti di raggiungere il loro massimo livello, ma la più verosimile è che lo stress psichico dovuto alla competizione e nel suddetto caso ad una gara olimpica ne sia la causa principale. Ne parliamo con il neuropsichiatra Francesco Fioroni. 

Quanto è importante un equilibrio psichico nelle competizioni?

Nello sport risulta evidente come la stabilità psichica si traduca nel mantenimento di un comportamento adeguato e di un notevole grado di efficienza; uno dei criteri principali di valutazione di nevroticismo corrisponde alla comparsa di difficoltà di adattamento, che comportano una riduzione dell'insieme delle prestazioni.

Quali sono i meccanismi generali del processo di adattamento allo stress?

In generale, in qualunque processo di adattamento l'essere umano deve superare alcune difficoltà psicologiche, il che richiede l'impiego di meccanismi di riserva, non solo di tipo neuropsichico, ma anche tutti gli altri sistemi dell'organismo. Quando il sistema biologico deve reagire intensamente per adattarsi ad alcune esigenze ambientali ci troviamo propriamente nell'ambito dello stress. 
Lo stress pertanto è una reazione dell'organismo a fenomeni esterni o interni, la cui intensità è tale da sollecitare le capacità fisiologiche e psicologiche a livelli che si avvicinano o superano i limiti abituali.

Quale tipo di reazione si ha di fronte ad una difficoltà?

Selye, lo studioso che ha applicato il concetto di stress alla medicina, ha individuato tre fasi nella reazione dell'organismo di fronte ad una difficoltà: 
fase dell'inquietudine, fase iniziale che corrisponde al momento in cui l'adattamento non è ancora garantito: a questo punto la resistenza dell'organismo si riduce;
fase della resistenza o della controreazione: fase in cui l'organismo risponde alle nuove esigenze mettendo in opera meccanismi di difesa e utilizzando una tensione funzionale;
fase di rilassamento, fase in cui l'organismo non può mantenere a lungo attiva la tensione.
A poco a poco i meccanismi di difesa si dimostrano insufficienti e compare un certo squilibrio tra le varie funzioni vitali. Il prolungarsi della fase di resistenza interessa anche la sfera psichica e nella terza fase, l'equilibrio delle funzioni vitali è spesso turbato dall'affaticamento di alcune funzioni del sistema nervoso.

Quale particolarità presenta lo stress psichico?

Lo stress psichico a differenza di quello fisico non corrisponde obbligatoriamente a stimoli reali. La particolarità dello stress psichico comporta un processo di riconoscimento, che consente all'essere umano di valutare il carattere minaccioso di un segnale psichico, di anticipare un pericolo imminente prima che si materializzi e, infine, di determinare il tipo di reazione adatta, sia che si tratti di paura, di collera o di inquietudine. In teoria, ogni uomo reagisce in modo analogo quando viene a trovarsi nelle medesime condizioni generatrici di stress. Questo dipende dal fatto che esistono analogie tra i meccanismi psicologici di adattamento e quelli di difesa, dato che tali sistemi si costituiscono nell'acquisizione delle esperienze proprie di ogni individuo.

In questo contesto generale come si colloca lo sport?

Se lo stress viene considerato una reazione fisiologica di adattamento dell'organismo all'ambiente è evidente che lo sport, per natura, è generatore di stress; si potrebbe dire che è un agente stressante.  Del resto risulta evidente che, se si confrontano gli sforzi psichici e quelli fisici, anche nello sport i primi possono prevalere. L'importanza di tutto questo è data dal fatto che la reazione ad una difficoltà psicologica non è soltanto di tipo psichico ma può essere anche di natura fisica.

Come si può attivare l'adattamento difensivo per garantire il migliore equilibrio e l'integrità dell'intero organismo?

L'insorgenza di uno stress psichico è dovuta alla percezione di una situazione che presenta alcune difficoltà, in quanto si tratta di una specie di segnale che serve ad innescare una modificazione nel comportamento e va inoltre tenuto presente che questa valutazione può essere inizialmente inconsapevole, ma in ogni caso esige una risposta.

Quale importanza ha l'agente stressante nel modulare l'intensità della risposta, che relazione esiste tra la minaccia e la reazione?

Soltanto in casi estremi si giunge a comportamenti esteriori, sia che si tratti di attacco sia di fuga; nella maggior parte dei casi il cambiamento resta interno e viene inibita la reazione di attacco e fuga. Si entra così nell'ambito della formazione dell'emozione che è associata ad un aumento delle attività nervose secondo schemi attualmente ben conosciuti. Al contrario nel mondo animale di fronte ad una minaccia esterna l'animale reagisce, dopo una rapida valutazione istintiva del rischio, o con l'attacco o con la fuga, solo nel caso di una in “cattività” si possono evidenziare una serie di disturbi psicosomatici. 

Cosa si verifica nell'organismo quando si è “sotto stress”?

Durante un forte stress psichico l'equilibrio si sposta spesso verso una prevalenza dell'attività parasimpatica e in conseguenza si abbassa la soglia di veglia (si dorme poco e male) e si registra una riduzione della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e del tono muscolare; in casi estremi si può giungere al collasso. Quando lo stress è meno intenso si osservano generalmente alcuni sintomi che testimoniano l'attivazione di entrambi i sistemi, simpatico e parasimpatico. Questi si trovano, comunque, in un equilibrio instabile, per cui la reazione fisiologica finisce per dipendere dalle caratteristiche di personalità e dall'orientamento delle emozioni. Se l'emozione è di tipo attivo, diretta cioè verso l'oggetto esterno (ad esempio uno stato collerico) predomina l'azione prevalentemente simpatica con aumento della secrezione di noradrenalina.

Cosa si verifica nei casi di stress cronico?

Nei casi di stress cronico, se lo stato di inquietudine persiste a lungo, si osserva il progressivo predominio della sindrome simpatica. Non si deve però trarre la conclusione che l'emozioni intervengano in maniera così semplice nel determinismo delle azioni umane. In quanto i sentimenti umani si integrano in un insieme che si è costituito durante precedenti esperienze, in occasione di stress e di avvenimenti esterni; tuttavia non è possibile racchiudere l'elaborazione psichica superiore in uno schema così preciso. 

Che ruolo svolge il nostro cervello durante lo stress psichico?

A livello dei lobi frontali due sistemi condizionano sia l'inibizione che la facilitazione degli atti comportamentali. Il sistema inibizione contribuisce alla stabilità del comportamento, garantisce la possibilità di intervento cognitivo e si oppone alla trasformazione immediata degli impulsi in azioni. Il sistema facilitazione facilita l'intervento dell'intelletto sul comportamento, contribuendo alla realizzazione degli istinti tramite però azioni di tipo razionale. Durante lo stress psichico cronico assistiamo ad un progressivo affaticamento funzionale con sovraccarico e successivo esaurimento delle zone superiori e d' integrazione funzionale e si registra un ridursi della soglia emotiva con instabilità, irritabilità e tendenza all'astenia grave. 

Che ruolo hanno le emozioni e i sentimenti?

Le emozioni e i sentimenti condizionano notevolmente il comportamento dell'uomo anche se, nell'età adulta, non sono le forme istintive di tale comportamento che prevalgono, ma quelle gestite dalle funzioni intellettive. In un simile contesto l'emozione appare come un impulso e non come un' azione che solleciti direttamente l'esecuzione motoria, d'altronde, analizzando l'attività umana si constati come la motivazione, tendendo verso uno scopo determinato, imprime il più delle volte la direzione ai comportamenti umani.

Lo stress psichico può essere responsabile dell'affaticamento e di una diminuzione del rendimento?

Un' eccessiva sollecitazione dei processi psichici di integrazione, allo stesso modo di un lavoro fisico, può generare la sensazione di fatica. Questa sensazione può manifestarsi non tanto a causa di un lavoro che esige artifici complicati, quanto perché la sua esecuzione richiede tensione della volontà, non fosse altro per dominare la fatica fisica). In questi casi in cui c'è tensione dei meccanismi centrali di integrazione, si giunge a manifestazioni di netto rifiuto con elementi di evitamento fobico della situazione generante stress. Un sovraccarico locale, che si verifica, ad esempio, in occasione di una gara, non genera necessariamente la sensazione di fatica; in questo caso, infatti, il grado di motivazione innalza la soglia di affaticamento dei sistemi centrali di integrazione. Viceversa, quando si ha la necessità di concentrare intensamente l'attenzione – il che comporta un intenso sforzo della volontà – può manifestarsi un senso di stanchezza in assenza di segni di un'eccessiva sollecitazione locale.

Costantemente allenatori e sportivi osservano che uno stato di salute soggettivamente buono non corrisponde necessariamente alla capacità di compiere prestazioni di alto livello, come è possibile questo paradosso?

Una forte motivazione non fa avvertire la fatica dopo uno sforzo fisico particolarmente intenso, mentre una inadeguata motivazione può determinare anche dopo un debole allenamento un gran senso di stanchezza al termine di un allenamento poco intenso. D'altra parte si evidenzia che alcuni atleti indipendentemente dalla disciplina sportiva stabiliscono record notevoli quando si sentono stanchi e in “cattive condizioni”. In alcuni casi la sensazione di rilassamento muscolare, di abbattimento e di sonnolenza, al di fuori dell'attività fisica, è anche segno di una buona forma atletica.

E' frequente in condizioni di stress osservare disturbi della coordinazione motoria, questo è devoluto da un affaticamento del sistema nervoso centrale?

Durante la prima fase dell'affaticamento sono interessate le funzioni motorie isolate, successivamente vengono avviati i meccanismi della regolazione cosciente al fine di supplire alla ridotta qualità dei movimenti da eseguire. Ne consegue che la sostituzione di meccanismi motori semplici e stabili con meccanismi di maggiore complessità provoca un aumento continuo dell'affaticamento con il rischio di un'interruzione dell'attività motoria. Il sonno può essere considerato come una risposta all'affaticamento centrale. Ad esempio alcuni atleti dormono ad occhi aperti, in uno stato prossimo al sonnabulismo”.

Quali sono i meccanismi psicologici di difesa nei confronti di un impegno eccezionale?

 I meccanismi psicologici di difesa del Sistema Nervoso Centrale sono la stanchezza, la sonnolenza e, ad un livello maggiore il sonno: questi meccanismi fanno parte dei vari elementi biologici di adattamento antistress.

Che rapporto esiste tra efficienza ed interesse?

L'efficienza dell'uomo è senza dubbio maggiore quando interviene l'interesse personale. Poiché l'uomo è un “animale sociale” e quindi a confrontare i propri interessi con quelli del ruolo sociale in cui si trova, il suo equilibrio psichico può essere compromesso dall'eventuale riprovazione e dall'emarginazione (mobbing sportivo); viceversa il sostegno emotivo è un potente stimolante. Lo stress psichico tende ad insorgere a seguito del disequilibrio tra il valore che l'individuo attribuisce alla sua personalità e quello che la società gli riconosce. Pertanto lo stress può essere presente in situazioni che possano portare sia al premio che al biasimo, come nel caso delle gare sportive. 

Quali sono le caratteristiche nella dinamica dell'interesse personale?

Si possono, ad esempio, citare: la stima che l'individuo ha di se stesso per le proprie possibilità rispetto a quelle degli altri: le prestazioni e i record sono le norme che gli consentono il confronto. In realtà, nei confronti di tipo sociale non si ha mai una stima in senso assoluto, ma semplicemente in senso relativo tra individuo e individuo, tra gruppo e gruppo;
il bisogno di elevarsi nella società;
il desiderio dell'individuo di affermarsi e di creare una specie di consonanza tra la posizione sociale raggiunta e la stima che di se stesso, della sua personalità. In conclusione, la presenza di bisogni biologici e sociali determina una precisa gerarchia della motivazione e quando quest'ultima raggiunge un livello omogeneo viene stimolato il comportamento.

L'insorgere dello stress può dipendere dalle situazione attuale, come ad esempio in una competizione?

Diverse osservazioni hanno evidenziato che lo stress è determinato da esperienze individuali e dalla specifica sensibilità di ciascuno; per cui in una stessa situazione individui che si trovano in condizioni analoghe reagiscono in modo il più delle volte diverso; tale diversità concerne sia l'intensità che l'orientamento della reazione. In altri termini, molto dipende dalla struttura di personalità, dall'orientamento prescelto dall'individuo e dall'intensità delle sue motivazioni.

Ogni situazione competitiva può divenire stressante?

Ogni situazione può diventare, in certe condizioni, generatrice di stress: in ogni caso, la condizione generale perché si instauri una situazione di stress è il divario tra le possibilità di un individuo e le esigenze con cui si trova a confronto.

 
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