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Mediazione Tributaria, questa sconosciuta. Paiano: "Ecco a cosa serve"

L'Intervista

E' entrato in vigore Il primo aprile di questo anno, ma in pochi ne conoscono approfonditamente lo scopo, la valenza e l'utilità che la Mediazione Tributaria, contiene. E' meglio dunque saperne di piu soprattutto perche consiste in uno strumento che dovrebbe snellire il rapporto con l'amministrazione della Giustizia e la Giustizia stessa.  Sandro Angelo Paiano, commercialista di Perugia, che ha uno studio associato e ha ricoperto, tra le altre cose, la carica di presidente dell'Ordine dei Commercialisti, la definisce come 'Un nuovo istituto strano' e lo abbiamo interrogato sul perché.

"Nell’annosa, ma episodica, ricerca di formule e ricette per migliorare la macchina dello Stato, in particolare il settore della Giustizia, è venuta alla luce prima la “Mediazione Civile”, ovvero uno strumento cosiddetto deflattivo affidato ai privati (soggetti qualificati, ovviamente) per evitare di portare in Tribunale determinate controversie, ovvero di ridurne il carico, tenuto conto anche delle giacenze, dell’arretrato. Nonostante i risultati siano ancora tutti da verificare, almeno sotto diversi profili, compresa la soddisfazione delle parti in causa (esiste invece una statistica che evidenzia un dato quantitativo interessante, ma per le società commerciali che hanno colto l’occasione di business diventando “Organismo di Conciliazione” e mettendo le mani su oltre il 50% dei circa 60 mila procedimenti in un anno, mentre il resto è appannaggio degli Organismi presso le Camere di commercio e degli Ordini professionali in parti quasi uguali), l’idea è piaciuta, evidentemente, anche al Legislatore Tributario che, però, ha pensato bene di adattarla e “personalizzarla”.

Può spiegarci in che cosa consiste?

La Mediazione Tributaria, ovvero “il reclamo e la mediazione” secondo le indicazioni Ministeriali, “è un rimedio da esperire in via preliminare ogni qualvolta si intenda presentare un ricorso”, che dovrebbe quindi consentire di affrontare le vicende del rapporto tributario sulla base del dialogo con il contribuente (sic!), secondo una logica volta all’affermazione di soluzioni legittime e trasparenti (altro sic!). In realtà “dovrebbe” principalmente risolvere il problema dei carichi di lavoro (e dei costi) delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali. 

Perché lei sostiene che ha l'obiettivo di fare cassa più rapidamente?

"Lo è secondo diversi pubblicisti ed opinionisti. Propendiamo anche noi per quest’ultima ipotesi e riteniamo di aggiungere che una migliore qualità dell’azione accertatrice ed un rapporto più sereno fisco/contribuenti, sin dall’origine, eviterebbe il proliferare di norme e procedure che, molto spesso, alimentano ulteriormente la conflittualità. Difficile, invece, stimare il risparmio di costi per i contribuenti, a parte lo sconto sulle sanzioni". 

Negli ultimi tempi la Mediazione Tributaria è diventata motivo di confronto...

"Se ne parla perché già dal 2 aprile scorso è fatto obbligo ai contribuenti, raggiunti da accertamenti, rettifiche e contestazioni (per importo non superiore a 20 mila euro, al netto di sanzioni e interessi, salvo che non si tratti di irrogazione di sole sanzioni e quindi il limite vale per queste) da parte dell’Agenzia delle Entrate, di presentare reclamo alla stessa Agenzia, pena l’inammissibilità dell’eventuale ricorso in Commissione Tributaria. Gli Uffici dell’Agenzia Entrate valutano il reclamo e decidono se ci sono le condizioni di ammissibilità per “accontentare” il contribuente, annullando o riducendo la pretesa tributaria. La domanda, al riguardo, sorge spontanea: ma non è proprio possibile evitare l’emissione di atti e reclami se poi si deve modificare o annullare la pretesa erariale in presenza di condizioni ammissibili? Se queste esistono basta verificarle prima di emettere l’atto e non dopo. O no ? 

Andando a monte del provvedimento, da cosa e chi è nato e che conseguenze comporta per la categoria alla quale lei appartiene?

 "E’ una idea che, per come è stata confezionata, è lecito supporre che la paternità sta nell’ambito della stessa Agenzia delle Entrate o, quanto meno, è da lì che è partita la bozza, il canovaccio. Poi è diventata legge dello Stato (art. 39 comma 9 D.L. 98/11 convertito dalla Legge 15 luglio 2011 n, 111) e quindi i “complici” sono aumentati. Si fa fatica a credere che ce ne fosse bisogno, riguardo al dichiarato obiettivo di attuare una sorta di filtro per limitare le controversie (almeno quelle al di sotto del limite di 20 mila euro) e tenuto conto dei diversi strumenti già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e dei Contribuenti, come l’accertamento con adesione (peraltro senza limiti di importo), o l’istituto dell’autotutela e dell’acquiescenza. Istituti che, in realtà, non sembra abbiano particolare applicazione e successo, soprattutto per la eccessiva rigidità degli Uffici (tengono budget, oltre che famiglia). Si fa fatica anche a credere che possa funzionare bene e tenendo fede al concetto proprio di mediazione, se il ruolo di mediatore è affidato alla controparte (la stessa Agenzia delle Entrate). La categoria dei Commercialisti è ancora una volta chiamata a fare da tramite per l’attuazione di una legge dello Stato. A farsi carico di tutto (o quasi) ciò che comporta questa novità. Peccato però ! Non sarebbe tempo sprecato se, qualche volta, venisse coinvolta prima di partorire leggi come questa sulla mediazione tributaria; visto mai venisse fuori qualche idea migliore frutto dell’esperienza e del lavoro sul campo. Per noi Commercialisti la cosiddetta Mediazione Tributaria richiede, sostanzialmente, il medesimo impegno per predisporre il ricorso, poiché bisogna confezionare un’istanza contenente proprio i motivi che sarebbero (o saranno) oggetto del ricorso. Comporta inoltre difficoltà serie dal punto di vista economico, perché difficilmente i clienti riconosceranno la giusta “quotazione” dell’impegno professionale e non si capisce perché dovremmo lavorare “sottocosto”, in perdita. Ma questa è un'altra storia".

Cosa cambia per i contribuenti?

"Potranno avere benefici significativi solo se il mediatore (l’Agenzia delle Entrate) riuscirà a svolgere questo “strano” compito con equilibrio, spogliandosi veramente dallo schema mentale proprio di “sceriffo” accertatore. Non sarà facile, anche se la pratica deve essere trattata da persone diverse (ovviamente) da chi ha emesso l’atto, o il provvedimento oggetto di reclamo e mediazione. Si dice che se ne occuperanno gli uffici legali dell’Agenzia che, con evidenza, terzi non sono comunque. Lo si può etichettare in maniera meno scanzonata, o meno severa, ma sfido chiunque a ritenere che la scelta di attribuire a questo nuovo istituto il titolo di “Mediazione”, senza che ci sia il classico mediatore “terzo” rispetto ai contendenti, sia stata una scelta felice. Sul suo effettivo funzionamento, sotto il profilo procedurale, non ci sono dubbi perché è reso obbligatorio, a pena di inammissibilità del ricorso; tutti da verificare invece i benefici per la stessa Amministrazione Finanziaria e, soprattutto, per i contribuenti".

Non si poteva utilizzare qualche strumento esistente ed istituito per i controlli o per facilitare le pratiche affidate ora alla Mediazione? Potevano esserci  altre strade percorribili?

"Guardi Le rispondo con una domanda: possibile che non sia venuto in mente a nessuno che, forse, poteva essere più appropriato coinvolgere il “Garante del Contribuente”. Una figura istituita con la legge 212 del 2000, organo collegiale di tre membri, con il compito di verificare le irregolarità, le scorrettezze e le disfunzioni dell’attività fiscale segnalate dai contribuenti, quindi già in campo e presente in ogni Direzione Regionale. A dispetto del titolo (anche qui non molto felice visti i risultati) non mi risulta che questi Garanti siano riusciti a far modificare atti, e nemmeno atteggiamenti, degli Uffici dell’Amministrazione Finanziaria. Eppure si tratta di ruolo affidato a persone particolarmente competenti e qualificate come Magistrati, Docenti Universitari, Notai, Dirigenti dell’Amministrazione finanziaria o alti Ufficiali della Guardia di Finanza a riposo da due anni, Avvocati e Commercialisti in pensione".

 

 
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