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Home L'Intervista Paiano: "C'è esasperazione e confusione nel recupero crediti da parte dello Stato"
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Paiano: "C'è esasperazione e confusione nel recupero crediti da parte dello Stato"

L'Intervista

“Per favorire e incrementare sempre di più la fedeltà nei confronti del fisco, gli Uffici territoriali devono ispirarsi ai principi di efficienza, legittimità ed imparzialità; laddove risultano evidenti errore bisogna saper ammettere di aver sbagliato”. Gli stessi Uffici “devono esercitare l’autotutela tutte le volte che ne ricorrano i presupposti, escludendo di resistere indebitamente in giudizio”, ove si sia già in una fase contenziosa. E' quanto recita una circolare ministeriale, del 28 maggio del 2012, diramata a tutti gli uffici dell'Agenzia delle Entrate, per esortare gli addetti alla precisione e all'esercizio indefesso di riscossione dei tributi e dove si sottolinea che gli Uffici dell’Agenzia devono riconoscere gli errori. Sono tempi brutti per chi è del mestiere, quando le maglie si fanno sempre più strette, come anche i controlli. Sono circolari che pero suscitano interrogativi, specialmente tra gli addetti ai lavori.  Ne abbiamo parlato con Sandro Angelo Paiano, commercialista di Perugia, che ha uno studio associato e ha ricoperto, tra le altre cose, la carica di presidente dell'Ordine dei Commercialisti.

Lei parla di contrasto all’evasione come di misure giuste in tempi sbagliati, perché?

"Le più recenti iniziative sul versante del Fisco (dalle verifiche show nei centri VIP, all’incremento dei controlli automatizzati, controlli su strada per auto ritenute di lusso, spesometro, redditometro, etc.) e taluni episodi di straordinaria violenza (attentati a sedi Equitalia, suicidi) hanno suscitato e suscitano diversi commenti ed interrogativi: ma prima i controlli esistevano? Ma certo che si, erano solo meno spettacolari, meno dirompenti ed urticanti e c’era una legislazione un po’ meno soffocante. Le cartelle esattoriali ci sono sempre state, mentre il mancato pagamento spesso 'passava in cavalleria' per l’inefficienza dell’esattore. Oggi la situazione è cambiata, un po’ per le accresciute esigenze di cassa, un po’ per la grande risonanza dei media, tutto è portato all’enfatizzazione, all’esasperazione. Il Ministero dell’Economia con diverse circolari, recentissime, da un lato tenta di mostrare il lato umano del Fisco (ammesso che ci sia) e dall’altro detta istruzioni per non mollare la presa (ammesso che ci sia ancora qualcosa da prendere). Una domanda sorge spontanea: occorrono direttive e circolari per sollecitare un atteggiamento di moderazione ed autocritica per riconoscere errori, visto che mi sembra umano che li commettano anche i pubblici dipendenti. Evidentemente, vuol dire che la situazione non è edificante, che l’esasperazione della maggior parte dei contribuenti è fondata". 

Ci parli di qualche altra circolare che le sembra degna di commento, ad esempio di quella che esorta gli uffici a segnalare agli agenti della riscossione, beni, mobili ed immobili, del debitore sui quali esperire le azioni esecutive...

"Si tratta della Circolare 18/E del 2012, che ribadisce che il fisco deve adottare tutte le azioni esecutive e cautelari per evitare la sottrazione fraudolenta dei beni da parte del debitore. Il principio è sacrosanto! Solo che vista la situazione generale e tenuto conto del cambio di passo, dell’accelerazione per tutte le fasi operative di Equitalia e dell’uso indiscriminato (e spesso sproporzionato) non si avverte affatto la necessità di ulteriori spinte oppressive".

Quali indicazioni offrono riguardo al rapporto tra fisco/contribuenti/equitalia?

"Penso di poter dire che “gli atti non son belli”, le circolari citate sembrano come il bastone e la carota. I cittadini e contribuenti credo che non abbiano bisogno dell’uno, né dell’altra, soprattutto in questa fase storica. Occorre invece la certezza del diritto, una fiscalità equa e sopportabile, un fisco ragionevole e onesto. Altrimenti è una continua rincorsa, una continua caccia alle streghe, un caos dove solo i furbetti riusciranno sempre a farla franca. Qualcuno delle alte sfere dell’Agenzia delle Entrate avrebbe ammesso in questi giorni che gli strumenti per individuare gli evasori ci sono ma non vengono usati appieno e correttamente, nel mentre il dott. Befera (Gran Capo dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia) parafrasando un vecchio aforisma “si salvi chi può”, sembra abbia coniato il motto “si tassi chi può”. Bisogna capire meglio se intende riferirsi a chi capita, capita o ad una tassazione selettiva, mirata verso chi è tenuto, può (e deve) pagare le tasse. Propendiamo per la prima ipotesi (chi capita, capita) conoscendo l’atteggiamento e le posizioni ufficialmente espresse dal soggetto".

A proposito di Equitalia, cosa pensa delle polemiche che la riguardano e degli attacchi anche terroristici di cui è oggetto?

"Ha ragione Befera quando dice che Equitalia è semplicemente un soggetto attuatore delle leggi vigenti, hanno ragione i contribuenti (ed i professionisti che li assistono) che vorrebbero poter rispettare le medesime leggi, ma senza vessazioni, senza “pressioni” e condizionamenti psicologici, senza dover pagare, talvolta, per errori causati dal proliferare scoordinato delle leggi stesse e che i dipendenti di Befera non riescono a distinguere ed a tenerne conto. Di non secondaria importanza è l’impatto del sistema fiscale italiano in una fase storica di gravissima crisi economica e di difficoltà delle imprese, delle famiglie che fanno sempre più fatica a sbarcare il lunario. In questo scenario, attivare azioni cautelari anche per poche migliaia di euro significa creare il panico, soprattutto nell’ambito bancario, con conseguenze assurde e catastrofiche per le aziende e le famiglie. Dal panico al gesto inconsulto il passo è breve. Le cronache degli ultimi mesi sono particolarmente eloquenti, anche se qualcuno solleva dubbi sul nesso di causalità".

Ritiene che la riscossione dei tributi possa essere gestita solo dallo Stato?

"Mi pare che ci siano in Italia esperienze importanti e positive di riscossione tributi affidate a società private che hanno una gestione improntata all’efficienza, nel rispetto delle persone e del conseguimento degli obiettivi. L’approccio “privatistico” è senza dubbio meno asfissiante e traumatico rispetto al metodo ed allo schermo usato dal dipendente pubblico".  

Non le sembra un ulteriore modo per parcellizzare la burocrazia e dunque mandare in confusione i contribuenti?

"Vede, secondo me, la burocratizzazione dell’attuale sistema è anche un po’ figlia della disastrosa vecchia gestione da parte delle “società bancarie” che si occupavano delle esattorie. Gestione condizionata peraltro dalla presa in carico di tutto il personale che già svolgeva tale attività in veste di pubblico dipendente".

 
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