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Donne uccise: ne parla Immacolata Tomay, Presidente dell'Ordine degli Psicologi

L'Intervista

Quando l'orco ce l'hai in casa. Aumenta il numero delle vittime di femminicidio. In Italia viene uccisa una donna ogni due giorni. Se ne sono contate 54 nei primi mesi dell'anno. Sono 139 donne uccise nel 2011  e 54 nei soli primi 4 mesi del 2012, confermando l'Italia come il Paese che detiene il primato europeo per omicidi intrafamiliari. Un dato allarmante che arriva direttamente da Ministero che per questo annuncia campagne di sensibilizzazione dal basso, a partire dalle scuole.  
L'Umbria non è immune da episodi di cronaca che hanno coinvolto tristemente donne e mamme. Tra i più eclatanti l'omicidio di Barbara Cicioni, uccisa quando era incinta all'ottavo mese, fino all'omicidio Meredith, per il quale ancora si cercano i complici dell'unico colpevole condannato, Rudy Guede, o l'assassinio di Sonia Marra (forse anche lei incinta), con l'accusa che punta il dito verso il suo ex fidanzato che si dichiara innocente. Del tema ne abbiamo parlato con Immacolata Tomay, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Umbria. 

Lei ha diramato un suo appello ad un codice etico per la stampa, riguardo ai femminicidi. In che consiste e che finalità ha?

“Nel linguaggio corrente sono definiti  femminicidi le uccisioni compiute da uomini con movente di genere ovvero gli omicidi compiuti da parte di uomini che uccidono la donna in quanto tale (da cui sono esclusi le uccisioni di donne che si verificano invece con moventi diversi dal quelli di genere). La violenza in famiglia e' in aumento, e la coppia e' il luogo dove questa si  manifesta maggiormente sulla coniuge. L’omicidio da parte del proprio marito, fidanzato, ex, figlio, è  la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Si aggiunga che l’uccisione è spesso l’esito estremo di un percorso di stalking (persecuzione) tra le mura domestica o sotto casa. L’aumento statistico delle morti femminili  sono solo la punta dell’iceberg di violenze e soprusi quotidiani più nascosti. La XIII Conferenza Internazionale contro la violenza di genere, tenutasi a Roma nell’ ottobre 2011, registra 13.696 donne vittime di violenza soltanto nel 2010 e nell'84% dei casi l'autore dell'aggressione è il partner della vittima, attuale o ex, confermando i risultati dell'indagine Istat del 2007. La violenza domestica dal 70% all’87% risulta essere la forma di violenza più pervasiva che continua a colpire le donne in tutto il Paese. Una strage continua a cui vanno sommati il numero degli stupri, di molestie sui luoghi di lavoro, di altre violenze domestiche”.

Quali sono le cause di questo?

“Vengono descritti moventi riferiti all’amore quale possesso travestito da gelosia e passione. E ciò che non si deve più fare è proprio parlare di delitto passionale, di dramma della gelosia, di donne “uccise dal troppo amore”, tutte espressioni assolutorie che ricordano il “delitto d’onore” legittimato dal nostro Codice penale fino al 1981. Se un uomo uccideva la propria moglie adultera al fine di salvaguardare l’onore veniva sanzionato con pene attenuate rispetto all’analogo delitto di diverso movente. La cronaca riporta espressioni come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia, in  trafiletti marginali, e questo  linguaggio uccide le vittime per una seconda volta cancellando, con le parole, la responsabilità dell’assassino”.

Come si può spiegare, dal punto di vista psicosociale, quella violenza sulle donne che conduce anche all’omicidio?

“La violenza intrafamiliare è un fenomeno trasversale a tutti i contesti sociali ed occorre sfatare molti  tabù che annoverano il fenomeno nei ceti più disagiati. Questi omicidi sono spesso definiti dai media come ''delitti passionali'' o ''raptus di follia'' impropriamente, in quanto sono omicidi premeditati e lucidi, in cui c’ è una forma di controllo delle vittime, in cui c’è odio, che spesso vengono prima torturate psicologicamente e poi massacrate con efferatezza. Dice la criminologa Roberta Bruzzone: “L'identikit dell'aggressore generalmente e' il cosiddetto 'uomo della porta accanto', senza profili psicologici di particolare rilievo, non noto alla societa' o alle forze dell'ordine per qualche atteggiamento particolare. Frequentemente  gli assassini descrivono la vittima una  loro PROPRIETA’, la “sua” donna come “un corpo che gli appartiene”, come un “oggetto” su cui esercita un controllo diretto e un possesso assoluto, espresso nei fatti con una violenza – fisica, psicologica, economica – che può arrivare fino all’annientazione fisica totale (“sei mia quindi anche la tua vita mi appartiene”, più che “sono geloso”, “ora mi vendico”, ecc) nelle relazioni  tra amanti, tra coniugi, tra famigliari, ma anche tra dipendente e datore di lavoro, perfino tra amici” (cit _Il delitto passionale non ha nulla dell'amore''_). 
Chiamare questi delitti femminicidi non li rende “meno gravi” o reati di serie B proprio perché valutati culturalmente all’interno di una normale conflittualità di coppia in cui “può scappare” che uno arrabbiato, geloso, ubriaco, ammazzi la moglie, la fidanzata, la ex. Queste violenze sono crimini, omicidi  di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza, fin quando i  media non riporteranno le storie di queste donne descrivendo la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. Invece la parola GELOSIA viene utilizzata come MOVENTE, quando l’idea di possesso di un individuo su un altro  è illecita e delittuosa già in sé. Non esistono giustificazioni né movente per  togliere la vita ad un’altra persona, e mentre gli uomini possono  fruire di giustificazioni tradotte in vario modo,  le stesse ragioni non vengono usate se a compiere un delitto è una donna”.

Quanto il disagio sociale o le condizioni o l'ambiente di vita influiscono sui crimini verso le donne? 

“I sociologi attribuiscono all’emancipazione femminile il principio di messa in discussione del predominio maschile nella proprietà degli altri esseri umani, che ha  scardinato  le fondamenta dell’istituzione familiare e delle relazioni interpersonali”.

Cosa possono fare le donne vittime di violenze domestiche?

“E’ pericoloso accettare anche il primo schiaffo perché dopo ne potrebbero seguire altri. I maltrattamenti non vanno mai sottovalutati. Sono segnali inequivocabili: ossessioni, gelosie, comportamenti persecutori. La parola GELOSIA  non ha niente a che fare con l’amore, e nessuno individuo può togliere la vita per un “raptus di gelosia”, o per troppo amore. Il Parlamento Argentino   ha riconosciuto  che il legame tra vittima e carnefice costituisce un’aggravante nella violenza perpetrata su una donna. In Italia il contesto del legame affettivo, nei tribunali, apre la strada ad una serie di attenuanti che fanno pensare che l’idea del delitto d’onore non sia mai morta, nonostante la cancellazione delle leggi che lo prevedevano. In Umbria ci si può rivolgere al TELEFONO DONNA del Centro per le Pari Opportunità della Regione dell'Umbria. Numero verde: 800861126. Agli sportelli antistalking della provincia di Perugia presso gli sportelli del cittadino e a Terni”.

Perché si è appellata ai giornalisti e alla stampa? 

“Hanno una specifica  responsabilità collettiva verso le potenziali vittime e i potenziali carnefici. La costruzione della cultura che legittima la violenza maschile avviene a partire dal linguaggio che banalizza e riduce ad un fatto “privato”, che pare sempre riconducibile a presunte responsabilità della “donna” un fatto che invece è pubblico e rappresenta un altissimo livello di pericolosità sociale. Abituiamo tutti gli individui, fin da bambini, a comprendere il valore della libertà nei rapporti e facciamolo usando in maniera più appropriata il linguaggio delle relazioni. Non è una questione da “femministe” ma principio di  libertà di donne e uomini”.

 

 

 
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