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Articolo 18, le posizioni dei sindacati umbri

L'Intervista

Si infuoca anche in Umbria il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro del Governo Monti che vede nelle modifiche all'Articolo 18 il suo punto centrale. Tutti e tre i sindacati intervengono con le loro posizioni in merito. La Cgil proprio oggi ha organizzato una giornata di mobilitazione e di sciopero di 4 ore e una mattinata di incontro e confronto alla Sala dei Notari di Perugia. Abbiamo raccolto le posizioni di tutti e tre i Segretari regionali delle maggiori sigle sindacali: Cgil, Cisl e Uil, Mario Bravi, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini. 
Perché la Cgil ritiene che la riforma smantelli i diritti dei lavoratori?
"L'Umbria si mobilita - afferma Mario Bravi - per sottolineare che questa è in realtà una controriforma. Come sottolineato dal Nidil Cgil nazionale, l'aumento delle aliquote contributive per i collaboratori, che passeranno dal 27,72% attuale al 33% nel 2018, si scaricherà sui lavoratori, perché le aziende, in assenza di un compenso minimo, cercheranno di lasciarlo inalterato facendo pagare l'aumento tutto al collaboratore.

Che tipo di risultato lei ritiene si otterrà nella nostra regione? 

"L'idea che per far crescere l'economia e far ripartire l'occupazione servano meno tutele e salari più bassi trova qui da noi una smentita clamorosa: abbiamo salari e pensioni mediamente più bassi del 7-10% rispetto alla media nazionale, ma abbiamo anche i tassi di cassa integrazione più alti del Paese. I numeri, purtroppo, non mentono".

Secondo il Segretario della Cisl, Ulderico Sbarra:

"In una situazione così difficile tutti, a cominciare da chi ha le maggiori responsabilità, dovrebbero operare per spegnere gli incendi e non per alimentare il fuoco".

Sbarra quale è il suo parere riguardo al clima di riforme che si sta respirando in questo periodo e alla capacità di azione del Governo dei "Loden" riguardo al mercato del lavoro?

"Riorganizzare l’Italia su paramenti europei rimane una sfida ancora da giocare e passa per profonde e coraggiose riforme. Il mercato del lavoro è una sfida a cui il sindacato non può sottrarsi, ma occorre sensibilità da tutte le parti e a fronte di un accordo ormai in via di definizione rimane difficile comprendere la rigidità del Governo, che ha già chiesto pesanti sacrifici al mondo del lavoro, pensionati e ceti popolari ed è ancora mancante sul fronte dell’equità".

Possono le modifiche Fornero, contribuire a rilanciare e potenziare il mercato del lavoro incidendo anche sulla disoccupazione?

"Insistere sull’articolo 18 può dare in Europa anche un messaggio di governabilità e “di normalizzazione” del protagonismo sindacale, ma certamente non aiuta a risolvere problemi che potrebbero essere a portata di mano. La mancata equità, l’impoverimento, l’incertezza del lavoro, marcano una distanza preoccupante dei professori dal sociale e dalle reali condizioni della popolazione e rendono incomprensibile l’irrigidimento dello stesso su una norma marginale che con il proprio comportamento presta alla protesta sociale e allo scontro di piazza. Situazioni di cui alla fine potrebbero dover rendere pesantemente conto".

Di distorsioni presenti nel testo e di inutilità dello sciopero generale per ottenere un confronto serio  e che penalizza le tasche dei lavoratori parla invece Claudio Bendini, il Segretario regionale della Uil dell 'Umbria il quale ci parla delle intenzioni del sindacato

“E’ nostra intenzione - dice - durante il dibattito alle Camere, chiedere ai gruppi parlamentari di apportare quelle modifiche, non accettate dal Governo, che consideriamo necessarie per sanare le distorsioni presenti nel testo della riforma e per evitare abusi nell'attuazione del provvedimento che possano derivare da una scrittura indefinita della norma. Lo sciopero generale potrebbe irrigidire ancora di più i rapporti tra le parti. Ci sono altri punti in cui si è trovata una convergenza importante: dalla tutela dei lavoratori più anziani ai contratti di inserimento, dalla riconsiderazione del ruolo dei collaboratori alle partite Iva". 

Riguardo alle modifiche all’articolo 18 cosa pensa?

"Le proposte fatte dal Governo sono irricevibili. Sono stati fatti progressi, ma la distanza fra Governo e sindacati rimane ad oggi significativa. Fra gli elementi positivi, bisogna segnalare una buona convergenza di vedute sul tema dei licenziamenti dovuti a ragioni oggettive, per intenderci quando l’azienda non ha più risorse economiche per garantire tutti i posti di lavoro. In questo caso, anche qualora il giudice dovesse ritenere insufficienti le ragioni oggettive addotte a giustificazione del licenziamento, si può arrivare a prevedere un meccanismo che contempli il risarcimento del lavoratore e non il suo automatico reintegro”.

 
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