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Home L'Intervista Il direttore del Giornale dell'Umbria indagato, Ciliani: "Rischio di limitare i giornalisti"
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Il direttore del Giornale dell'Umbria indagato, Ciliani: "Rischio di limitare i giornalisti"

L'Intervista

"Credo che il procedimento della Procura di Perugia contro Giuseppe Castellini per favoreggiamento sia un fatto preoccupante. Come ho già affermato in un documento c'è il rischio che si vadano a comprimere ambiti di un giornalista che ha fatto il suo dovere raccontando fatti di cui è venuto a conoscenza". 

Questo il commento di Dante Ciliani, il presidente dell'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria riguardo all'avviso di garanzia che la Procura di Perugia ha inviato al Direttore del Giornale dell'Umbria riguardo ad un articolo pubblicato l'anno scorso sul caso della morte di Elisa Benedetti, la ragazza trovata senza vita nei boschi di Casa del Diavolo e che risultò sotto effetto di sostanze stupefacenti. 

In qualità di giornalista di lunga data e di Presidente dell'Ordine, come giudica questa vicenda?

"Non credo che un giornalista debba scrivere tutto, ci sono limiti che la legge definisce, nel corso di un'indagine, su quelle che sono le notizie pubblicabili e quelli che sono invece aspetti da secretare, che non spettano ad un giornalista. Credo che prima di arrivare a restringere il campo di azione di un giornalista si debba riflettere molto. Nell'episodio specifico ho visto comunque un eccesso da parte della Procura, oltretutto maturato con tempi che rendono ancor meno comprensibile il provvedimento".

Nella sua esperienza ricorda altri casi di questo tipo?

"Ricordo altre vicende simili. In anni ormai lontani, anche in Umbria. In un caso, avvenne ad Orvieto, si arrivò persino all'arresto del giornalista. Per fortuna poi la vicenda rientrò nel giro di poche ore. Però accade che qualche volta si arrivi al corto circuito e scattino provvedimenti discutibili. Si tratta comunque di vicende molto rare e marginali. In genere è sicuramente più frequente la volontà e la capacità di gestire in maniera meno traumatica vicende di questo tipo".

Il direttore Castellini ha più volte parlato di una misura che a suo parere appare "limitativa del diritto di cronaca ad personam", ha un'opinione al riguardo?

"Non voglio credere, anzi non credo, che ci sia stato nel 'caso Castellini' un intento persecutorio e mirato da parte della magistratura perugina. Tantomeno penso si tratti di intimidazione. Propendo di più per la tesi di un 'automatismo', un procedimento lasciato magari crescere da solo in un contesto di un'indagine più complessa. Credo sia troppo grande la definizione di 'intimidazione'. Però resta la preoccupazione che atti di questo tipo vadano davvero a incidere sull'attività ed il diritto anche di indagare da parte del giornalista, che non deve limitarsi a riportare solo le versioni delle fonti ufficiali".

Crede che vicende di questo tipo possano cambiare l'approccio dei giornalisti verso questo mestiere? 

"Sono fiducioso che prevalga il buon senso ed una più serena valutazione della vicenda al fine di ristabilire un clima di reciproca fiducia tra i protagonisti. Beh, la Magistratura potrebbe certo influenzare il diritto di cronaca se agisse fuori dal suo ambito e dalle sue prerogative. Ma non vedo sinceramente in giro molte vicende che rendano questa una realtà concreta. Penso che la Magistratura, così come in ambiti diversi la stampa, abbiano un ruolo importantissimo nel difendere le libertà dei cittadini e credo che lo facciano nella quasi generalità dei casi. Per quanto riguarda l'Ordine, così come ognuno di noi giornalisti, sono sicuro che sapremmo reagire di fronte alla restrizione del diritto-dovere di informare. D'altronde lo abbiamo già fatto in passato di fronte a tentativi del legislatore di comprimere la libertà di informazione. Questa, oltretutto, è una partita sempre aperta. Non vorrei, però, che questo ragionamento si applicasse direttamente alla vicenda di cui stiamo parlando. Mi sembrerebbero ragionamento eccessivi per un caso che non credo si possa portare a tali estremi".

D'ora in avanti si procederà ad un nuovo modo di gestire e pubblicare le notizie?

"Sinceramente non credo che la vicenda Castellini sia l'inizio di un nuovo modo di gestire le notizie da parte di Procura e giornalisti. Non generalizzerei. Esprimere una valutazione di preoccupazione per un episodio non autorizza ad estendere tale giudizio sulla generalità di fatti che oltretutto non esistono. Quindi non vedo freni tirati da parte di nessuno e soprattutto nessuna paura da parte dei giornalisti che nell'ambito delle regole deontologiche della professione hanno il dovere di sentirsi assolutamente liberi di informare secondo capacità e sensibilità".

L'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria ha organizzato per domenica un'assemblea annuale, quali temi saranno affrontati? 

"Dobbiamo approvare i bilanci di gestione dell'Ordine, entità amministrativa, vogliamo mettere in evidenza il valore dell'appartenenza alla categoria. Quindi sottolineiamo l'importanza di essere giornalisti donando una targa simbolica a tutti gli iscritti che hanno compiuto i quaranta e i cinquanta anni di iscrizione all'Ordine. Nello stesso tempo, come se volessimo creare una staffetta simbolica tra chi sta per mettersi a riposo e chi invece sta per cominciare, consegniamo i diplomi del superamento dell'esame di stato ai giovani professionisti che hanno superato tale traguardo nel corso dell'anno. C'è poi un premio alla carriera, per chi ha onorato il giornalismo, che quest'anno va al direttore de La Voce, don Elio Bromuri, il quale l'anno scorso ha festeggiato i venticinque anni di direzione del settimanale delle diocesi umbre".

 

 
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