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Umbria, Immacolata Tomay, Presidente dell'Ordine Psicologi: Per i minori sono necessarie sinergie

L'Intervista

Non è un fenomeno tutto umbro quello che vede in aumento i reati commessi da minori, come è emerso nella relazione del Tribunale dei Minori nel corso dell'Inaugurazione dell'Anno Giudiziario. Ciò non toglie che la situazione debba essere tenuta sotto controllo e monitorata. L'ultimo fatto di cronaca in ordine di tempo risale alla giornata di ieri quando un ragazzo di 24 anni è stato sorpreso all'interno dell'Itis di Città di Castello mentre stava tentando di compiere un furto. Il fenomeno dei reati dei ragazzi si riscontra in modo non omogeneo sul territorio nazionale. Secondo Immacolata Tomay, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Umbria, il coinvolgimento dei giovani in attività criminose è prevalentemente riferito alla tossicodipendenza, manovalanza nella criminalità organizzata, gruppi etnici non integrati, cyber bullismo. “Siamo, per fortuna – spiega la Tomay - molto lontani dalla media di altri paesi come Inghilterra, Francia, Germania.

 In Italia rimane molto più preoccupante il numero di minori vittime di reato. Stiamo discutendo  di giovani vite in formazione, in crescita, degli uomini di domani. La vera sfida sta non nel punire questi ragazzi, ma nel recuperarli al vivere civile.”.Ecco dunque che da un'esperta arriva la ricetta per prevenire le devianze minorili, puntando sulla necessità di intervenire con una politica sociale di prevenzione con proposte progettuali serie e coerenti, ben sostenute economicamente. “Se da un lato – spiega la Presidente -  assistiamo alla messa in opera di progetti per l'infanzia e l'adolescenza in grado di battere sul tempo il rischio e la devianza, dall'altro non esiste ancora il giusto sostegno per la loro realizzazione sul campo”. Il ruolo delle istituzioni diventa dunque fondamentale, perché tocca a loro il rendere operativi progetti e interventi di prevenzione. “Non è certo con lo strumento penale che si potrà 'fermare' la cosiddetta criminalità minorile – dice la Tomay -  non è attraverso la repressione e l’'isolamento fisico' della devianza che si potrà garantire la sicurezza. Ci sono significative esperienze di educazione alla cittadinanza ed alla legalità attuate in varie scuole. Ma la scuola non può da sola sostenere questo impegno. Occorre la sinergia di più agenzie educative e soprattutto di sostegno economico alle politiche di welfare, che con le ultime manovre finanziarie, risulta ormai depauperata di ogni realizzazione”.

 

 
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