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Augusto Luciani (Federfarma): la liberalizzazione condurrebbe ad una rivoluzione del settore

L'Intervista

"Così come è stato pensato il decreto sulle liberalizzazioni delle farmacie condurrebbe ad una rivoluzione completa del nostro settore, la concorrenza ci schiaccerebbe e numerose attività sarebbero costrette a chiudere". Il presidente di Federfarma Umbria Augusto Luciani dice la sua riguardo le conseguenza che il documento, frutto della manovra del Governo Monti, porterà al comparto. Prima tra tutte l'aumento esponenziale sul territorio del numero dei servizi.
Le farmacie saranno libere di rimanere aperte oltre gli orari dei turni e potranno praticare sconti su tutti i farmaci pagati direttamente dai clienti, inoltre sembra confermato il quorum di 3 mila abitanti per l'apertura di nuove farmacie rispetto ai 5.000 e 4.000 abitanti previsti. In centri con un numero di abitanti superiore e' sufficiente un' eccedenza di popolazione di 501 abitanti rispetto al parametro, per giustificare l'apertura di una ulteriore farmacia. Cosa accadrà in Umbria? 
"Secondo una nostra stima di massima, le farmacie aumenteranno nella regione di ottanta unità. Così si pregiudica la qualità del servizio erogato. La quantità piuttosto della qualità.  Per non parlare poi del rischio di chiusura cui andrebbero incontro ad esempio le parà farmacie". Dunque lei ritiene che il numero delle farmacie dovrebbe rimanere invariato?
"No. Ritengo che altri servizi debbano nascere nel territorio, ma in un numero che sia equilibrato. La gente è abituata a servirsi nelle farmacie di fiducia dove i Dottori dietro al banco sono conosciuti e rappresentano anche un punto di riferimento, la cultura dei cittadini segue questa tradizione, altre nuove attività finirebbero per disorientare e non cambierebbero questo modo di pensare". 
C'è dunque il rischio di una eccessiva capillarizzazione?
"Ritengo di si. Tutti noi vorremmo avere tutto sotto casa, ma per le farmacie è diverso. La gente, pur di servirsi in quella di fiducia, prende la macchina e fa i chilometri. È difficile cambiare questa abitudine".
La bozza inoltre prevede la possibilità che le Regioni possano istituire nuove farmacie in luoghi che ricevono un alto flusso giornaliero di persone: aeroporti internazionali, stazioni ferroviarie e marittime, aree di servizio autostradale servite da servizi alberghieri o di ristorazione, centri commerciali e grandi strutture di vendita con superficie superiore a 10.000 metri quadrati.
"Questo punto del decreto consente alla popolazione di avere a disposizione i farmaci di cui hanno bisogno nei luoghi di passaggio e trafficati, è senza dubbio una comodità (se si ha bisogno di un antidolorifico in autostrada non occorrerà raggiungere la città più vicina per acquistarlo)".
Cosa pensa del punto in cui si prevede la vendita dei farmaci di fascia C, quelli per i quali è richiesta la ricetta medica, ma che sono a carico del paziente? 
"Si tratta di un mercato che vale 3,1 miliardi l'anno, il 12% della spesa farmaceutica nazionale (26 miliardi). Trovare i farmaci più diffusamente può essere buona cosa, ma ritengo che il farmaco debba essere venduto dal farmacista e che questo debba stare in farmacia".

 
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