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Abdsatar: rappresentante umbro del Coordinamento per il sostegno della rivoluzione in Siria

L'Intervista

La primavera araba in Siria si scontra da ben nove mesi con la dura repressione del Regime di Assad, in uno scenario complesso, fatto da veti pesanti che bloccano l’azione dell’ONU, come quelli della Russia e della Cina e da delicatissimi equilibri che potrebbero accendere un’area estesa dal Libano all’Iran. In questi giorni anche la Lega Araba, tramite una missione di osservatori, sta cercando di accertare la reale situazione degli scontri in Siria.
Di tutto questo ne parliamo con il Dott. Njem Abdsatar, medico odontoiatra, ormai umbro d’adozione.
Bressan: Partiamo dal duplice attentato dello scorso venerdì, quello che ha colpito le sedi dei servizi segreti di Damasco. Molte sono state le piste seguite e i vari interlocutori della crisi siriana hanno fornito la propria versione. Per il regime di Assad dietro all’attentato ci sarebbe al Qaida, per Hezbollah ci sarebbero gli Stati Uniti, per la tv satellitare di Hezbollah addirittura ci sarebbero i Fratelli Musulmani e per altri ci potrebbe essere lo zampino dei militari pronti a destituire Assad. Voi del coordinamento nazionale per il sostegno della rivoluzione siriana che idea vi siete fatti?
ABDSATAR:Ognuno ha proposto la propria versione dei fatti. Non è pensabile fare ipotesi dopo appena trenta minuti dall’esplosione, come invece ha fatto il portavoce di Assad. Non sono stati identificati i morti e non sono state restituite le salme e questo fa pensare che addirittura i 40 morti potrebbero essere dei detenuti usati come bersaglio dallo stesso regime di Assad. Tutti questi sospetti ci fanno pensare che si sia trattata di una strage di stato. Mettere un’ autobomba alla sede dei servizi siriani in questo momento è praticamente impossibile. Inoltre Al Qaida non ha mai parlato della Siria né ha mai parlato contro il Governo Assad.    
Bressan: Si parla in questi giorni della missione degli osservatori della Lega Araba che dovrebbe appurare quanto sta avvenendo in Siria. Nella giornata di ieri però è aumentata la sfiducia nei confronti del gruppo di osservatori in virtù del fatto che il coordinatore di questa missione è il generale sudanese Mohammed Ahmed Mustafa al Dabi, che vanta un passato certamente inquietate visto il ruolo svolto a capo dei servizi segreti militari durante gli anni degli eccidi in Darfur. Ci si può fidare di questa delegazione di osservatori oppure si rischia di fare il gioco di Assad?
ABDSATAR: Il primo giorno di attività il generale si è rifiutato di dormire ad Homs e non voleva entrare nei luoghi dove c’erano gli scontri. A rigor di logica nessuno membro del team degli osservatori avrebbe dovuto rilasciare dichiarazioni istantanee; avrebbero dovuto accertare, preparare una relazione e poi esporre gli esiti di quanto riscontrato. Non è stato invece così, né tantomeno ci risulta che fossero dotati di telecamera. La delegazione doveva essere accompagnata dalla polizia municipale ma ci sono sospetti che gli accompagnatori fossero uomini dei servizi di Assad.  In sostanza non abbiamo molta fiducia in questa delegazione della Lega Araba.
Bressan: Pensa che ci siano delle connessioni tra la crisi in Siria e le minacce iraniane di chiudere lo stretto di Hormuz?
ABDSATAR: È pensabile che queste manovre servano per distogliere l’attenzione dalla Siria. È già successo in passato ai tempi della guerra in Iraq.
In questa partita cosa pensa che farà Hezbollah in Libano, da sempre alleato fedele della Siria ma allo stesso tempo sostenitore dei popoli arabi oppressi dai regimi come la Libia di Gheddafi e l’Egitto di Mubarak?
ABDSATAR: Il Libano è diviso e certamente anche lì una parte di libanesi vuole aiutare il popolo siriano oppresso e un’altra parte sostiene Assad. Per Hezbollah Assad è vitale, mancherebbe un tassello fondamentale al sostegno di Hezbollah.
Quali saranno le vostre prossime iniziative per testimoniare la vostra opposizione al regime di Assad?
ABDSATAR: Il nostro comitato sta lavorando molto per spiegare e sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su quanto sta avvenendo in Siria. Siamo partiti con l’incontro organizzato dal CORECOM insieme ai giornalisti e poi abbiamo manifestato a Roma davanti all’ambasciata siriana insieme al nostro coordinatore nazionale il dott. Feisal al- Mohammed. Il 10 gennaio, insieme al CORECOM organizzeremo un convegno  a Perugia con le Istituzioni locali al quale parteciperanno anche i membri del Consiglio nazionale siriano.

 
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