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Fioroni: Il danno esistenziale da bullismo. Un pretesto per l'intervento psicosociale nella scuola

L'Intervista

Da quando da circa 15 anni si è denunciata la forte presenza in Italia del bullismo, il fenomeno ha suscitato un grande interesse, che ha alimentato negli operatori scolastici e nei genitori la richiesta di informazioni e di strumenti di intervento. E' noto infatti che il “bullismo” spesso conduce a quello che può essere considerato a tutti gli effetti un “danno esistenziale” che va ad incidere negativamente sul complesso dei rapporti non solo della diade bullo/vessato, ma anche delle persone che li circondano: gli insegnanti, le rispettive famiglie, la classe scolastica, la scuola in generale e il territorio in cui si colloca.Ne parliamo con il neuropsichiatra Francesco Fioroni
Si sente parlare molto di bullismo tra i giovani, ma precisamente di cosa si tratta?

Con il termine bullismo viene descritto generalmente quell'insieme di comportamenti ripetuti tramite i quali qualcuno – può essere un singolo ma anche un gruppo – fa o dice cose e assume atteggiamenti al fine di dominare o comunque di esercitare una forma di potere su un'altra persona, tanto per intenderci in azienda il bulling si chiama mobbing. Una definizione è stata fornita da Olweus (1991), uno dei primi autori a fare letteratura sul bullismo scolastico: ”uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.  Un'azione viene definita offensiva quando una persona infligge intenzionalmente o arreca un danno o un disagio a un'altra. In sintesi il bullo sarebbe caratterizzato da un modello reattivo aggressivo associato alla forza fisica.

Può essere un comportamento che viene adottato da un giovane per farsi integrare in un gruppo?

Spesso gli atteggiamenti del bullo si rintraccerebbero anche in quella che potremmo definire la cultura “mafiosa”: l'intimidazione passa dal genitore al figlio, dal figlio al compagno di classe, dal ragazzo al dirigente scolastico, dal genitore al docente, dal genitore all'altro genitore all'altro genitore e via dicendo. Solo le modalità cambiano, esse tendono però sempre ad un solo obiettivo, ovvero il mantenimento di situazioni di privilegio non meritate e non dovute (la colazione, una migliore valutazione, il prestigio sociale …). molte ricerche svolte in numerosi paesi hanno confermato come le caratteristiche comportamentali del bullo e della vittima si stabilizzano nel tempo in una sorta di “presa di ruolo”.  Anche il ruolo di coloro che circondano il bullo è determinante nell'accrescere o diminuire il suo potere; infatti, mentre da una parte risulta rafforzato dall'attenzione dei sostenitori, dall'altra viene diminuito dalla mancanza di opposizione della maggioranza silenziosa.  Interessante a tal proposito,  è  un cortometraggio italiano TIRO A VUOTO per la regia di Roberto Zazzara presentato e pluripremiato recentemente a Napoli nell'ambito della 3/a edizione di cinemaepsicoanalisi “I corti sul lettino” in cui viene raccontata la disperazione del bullo di periferia.

Come differenziare i normali comportamenti aggressivi degli alunni a scuola da quelli propri del bullismo?

Non si può parlare di bullismo ad esempio quando due studenti, approssimativamente della stessa età e con la stessa forza, litigano o discutono. I ragazzi che rimangono coinvolti in un normale contrasto, anche se suscitato da futili motivi, in genere non insistono oltre un certo limite per imporre la propria volontà: spiegano il perché del loro conflitto, sono in grado di manifestare le proprie ragioni, si scusano cercando situazioni accomodanti, sono in grado di cambiare tematica ed infine possono allontanarsi dal luogo del litigio.

Perché questo fenomeno è sempre più crescente?

Il bullismo è un fenomeno grave  di cui si fa carico l'intera comunità, ed è dovere della scuola porsi degli interrogativi in merito. Nel percorso che porta all'identità del bullo e di vittima, non è possibile definire in modo definitivo i ruoli, perché chi viene educato alla cultura della violenza e della prevaricazione è portato naturalmente a riproporla, e quindi a diventare vittima inconsapevole  anche quando la esercita contro gli altri. E' in questo senso che non si capisce bene di chi sia vittima chi è oggetto di vessazioni: di un singolo o di una cultura ? Della società o della scuola ... ? il rischio dell'incidenza esponenziale del fenomeno bullismo è che comportamenti a rischio si incistino, si strutturino e si sistematizzano in un vero disagio esistenziale che si protrae durevolmente nel tempo è comunque molto alto, con esiti catastrofici qualora il preadolescente o l'adolescente che si trova già in una situazione psicologica difficile non incontri risposte adeguate nel contesto strutturale delle sue relazioni.

Quanto è importante l’educazione impartita dalla famiglia?

Un fattore che sembrerebbe correlarsi stabilmente con il manifestarsi di comportamenti prepotenti è l'atmosfera familiare e lo stile educativo messo in atto dai genitori è ovvio che una famiglia in cui regna la violenza e la sopraffazione, in cui il controllo è condotto utilizzando la forza fisica ed esplosioni emotive violente, proporrebbe invece al bambino schemi di comportamento disadattivo che ripresenterà negli ambienti in cui vive. A questo si evidenziano stili educativo permissivo e tollerante, incapace di porre limiti al comportamento aggressivo non permette al bambino di acquisire capacità di autocontrollo. In generale, i ragazzi elaborerebbero determinate aspettative in risposta agli atteggiamenti degli adulti. Mentre le vittime si attendono totale indifferenza nei loro confronti, i bulli ritengono invece di meritare approvazioni e rinforzi: in entrambi i casi nell'adulto non si percepirebbe la capacità, oltre che il dovere, di porre limiti all'azione negativa messa in atto.

Si rendono conto della sofferenza che infliggono alle proprie “vittime”?

Da numerose ricerche è emerso che i bulli godono di un ampio sostegno da parte dei compagni, risultando essere popolari rispetto ai pari età. L'azione vessatoria del bullo tenderebbe a prolungarsi nel tempo sia per l'ottenimento di “benefici concreti” (merendine, denaro ed altri oggetti ricevuti dalle stesse vittime), ma anche e sottolineo soprattutto per il fascino agli occhi dei complici spettatori. Per questo il bullo è spesso circondato da “bulli passivi”, ovvero da coetanei che tendono a non prendere l'iniziativa, ma che lo sostengono e ne spalleggiano il comportamento. Sono le dinamiche collusive all'interno del teatrino-classe a permettere la cristallizzazione della relazione di prepotenza, come se persecutori e vittime una volta entrati nel ruolo non riescano più ad uscirne, continuando a recitare un copione predefinito. Se dal bullo tutti si aspettano sempre lo stesso atteggiamento e la stessa aggressività – se non si comporta più così non è riconosciuto – per la vittima i tentativi di farsi valere e di difendersi spesso non si realizzano per la stessa dinamica circolare.

Bullismo, nella scuola e nella famiglia cosa fare ?

Interessanti sono i recenti lavori di Bernardini-Fantocci su i metodi per affrontare il bullismo nelle scuole. Le ricercatrici hanno strutturato dei progetti con l'organizzazione di corsi di formazione all' ascolto attivo rivolti contemporaneamente a docenti e bidelli in due istituti superiori del comune di Ferrara. Lo scopo degli interventi è stato binario di cui uno è nel mantenere la ricerca sul fenomeno con un'indagine raffinata e dettagliata degli strumenti applicativi e delle loro conseguenze, l'altro modo ha come scopo la diminuzione del fenomeno bullismo nella specifica realtà in cui si va ad applicare l'intervento con successivo follow-up di controllo.

 

 

 

 
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