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Occhi Sul Mondo: il Teatro di Massimiliano Burini

L'Intervista

L'amore per il Teatro è una cosa unica, difficile da spiegare. Quando una persona prova questa grande passione, basta sedersi sulla poltoncina, che essa sia in platea o nei palchetti indifferentemente, e accade una cosa meravigliosa: si inizia a sentire una serie di emozioni impareggiabili. Si entra in sintonia con il posto in cui ci si trova, proprio come se quello fosse il nostro habitat naturale, come se ne fossimo inspiegabilmente parte integrante. Si respira un'aria di storia, amore, dolore ed entusiasmo e l'attimo diventa un momento di coinvolgimento emotivo che non tutti possono comprendere. Può sembrare pazzia, ma è realtà pura. Un silenzio inebriante ti rende felice solo per il semplice stare lì ad assaporare l'atmosfera. Non sappiamo in quanti possano condividere questo concetto, ma sicuramente una persona l'abbiamo trovata e ne parliamo con lui in una chiacchierata informale e molto piacevole: Massimiliano Burini. Massimiliano è un attore, regista e Direttore artistico della Compagnia "OSM" (Occhi sul mondo) di origini perugine. Con lui non abbiamo bisogno di dare molte spiegazioni: si inizia una frase e lui la completa, come fosse la sua, e viceversa. Un grande amore per il teatro muove le fila della sua vita e ce ne accorgiamo sin da subito, proprio quando proviamo ad esprimere il concetto della nostra passione e lui ci conferma "Noi attori, prima dell'uscita sul palcoscenico, avvertiamo le stesse sensazioni del pubblico, le condividiamo e, anzi, quasi ci sentiamo intimoriti di spezzare questo silenzio pieno di concentrazione, un po' come se andassimo a disturbare un momento intimo". Il teatro che mette in scena la sua compagnia è "particolare". Abbiamo provato a definirlo "innovativo" ma il regista, molto umile, ci ha pregati di non utilizzare un termine tanto importante. Ultimamente abbiamo visto in scena OSM sia in performance originali come "Ancienne cuisine", realizzato all'interno dei locali di un locale nel centro storico di Perugia, che sul palco del Subasio di Spello, con lo studio introspettivo dell'uomo moderno, tutto da guardare ed ascoltare di "IoMioDio" e, ancora, con "Quando c'era Pippo". In ogni spettacolo, uno studio particolare che contraddisingue lo stile di OSM è la ricerca dello spazio e del movimento del corpo all'interno di esso, contemplato, riprodotto senza effetti scenici clamorosi o espressioni piene di enfasi, ma più naturale e semplice in grado di catturare l'attenzione del pubblico e guidarlo nella condivisione dell'intensità del momento. Un compito non facile. Spesso chi va a vedere uno spettacolo non è abituato a un momento di riflessione come questo, ma piuttosto a scene e dialoghi effervescenti che però rischiano, a volte, di distogliere l'attenzione dal reale messaggio che l'artista vorrebbe invece regalare a chi lo segue. Ci fa un esempio il giovane regista e, seguendo le sue parole ed il video che ci mostra in seguito, ci fa non solo comprendere al meglio il suo concetto, ma ce lo fa apprezzare ancora di più. Ci racconta di un filmato, facilmente reperibile nel web, in cui Orson Welles si ferma con l'automobile sullo sfondo di un meraviglioso tramonto e, "preso" da tanto suggestivo paesaggio, inizia a recitare un monologo. L'attore pur usando una notevole passione, non imprime nessuna espressione o cambio di tono durante la dicitura: egli basta a se stesso e allo spazio che riempe. Non necessita gesti plateali e non distoglie 
mai lo sguardo dal punto che sta fissando. Il monologo risulta essere tanto coinvolgente da commuovere, per la sua pacata intensità, sia Welles che noi, che rimaniamo allibiti davanti a tanta arte. Burini ci aiuta a completare il nostro già grande rispetto per quest'arte e ci fa capire che anche con un metodo più minimalista, là dove non contano sempre scenografie pompose e recitazioni personalizzate, si può fare molto per arrivare al pubblico e che un attore, per essere tale, deve saper scomparire ed divenire un "tramite" per il concetto che da lui deve passare per poi giungere a chi lo ascolta. Forse dovremmo inserire più cultura nelle scuole, abituare i ragazzi ad avvicinarsi alle arti in modo più attivo, donare loro il piacere di assaporare l'odore del teatro, del suo sipario, del suo palcoscenico consumato. Il lavoro che fa OSM ci sembra indirizzato proprio a questo: regalare passione senza essere invadenti e fuorvianti e crediamo che possa essere decisamente un buon esempio per le nuove generazioni. Stimolare quella scintilla spesso sopita solo perché non si conosce e, dunque, non si ha cognizione di come accenderla. Massimiliano Burini e Occhi sul Mondo saranno prossimamente al Teatro Brecht di Perugia, il 22 e il 23 febbraio, con "1Principe" (nella foto), liberamente ispirato ad "Amleto" di William Shakespeare e, immaginiamo, con il loro tocco personale che tanto abbiamo gradito. Noi saremo lì ovviamente e speriamo che il regista, abbia ancora voglia di concederci un'altra chiacchierata sul teatro perché condividere una passione come questa è sempre un'esperienza che merita di essere ripetuta. 
 
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