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Alessandro Gassman: un attore, un regista, un uomo del pubblico

L'Intervista

Un Morlacchi tanto pieno come raramente si è visto a Perugia in occasione dell'incontro con il cast degli spettacoli in corso: un "sold out" che ha fatto aprire persino l'accesso ai palchetti. Ospiti, ieri, 9 gennaio, gli attori di "RIII - Riccardo III". Accanto al Professor Tinterri, Alessandro Gassman, Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Manrico Gammarota, Emanuele Maria Basso, Sabrina Knaflitz, Marco Cavicchioli, Marta Richeldi, Sergio Meogrossi e 
Paila Pavese. Il cast scherzosamente ha attribuito l'affluenza del pubblico alla presenza del bell'attore e regista romano, ma a noi piace pensare che la maggior parte delle persone sia intervenuta per comprendere meglio la spettacolare, gotica e grottesca rivisitazione dell'opera shakespeariana. 
Quando è nata l'idea di portare in scena il "genio" inglese, Gassman si è rivolto a Vitaliano Trevisan per la traduzione e l'adattamento specificando di voler "proporre uno spettacolo "popolare", di semplice comprensione e che non fosse la trascrizione esatta del testo, ma una rimodernizzazione del linguaggio, adatto ai tempi odierni per avvicinare ancora più il pubblico, soprattutto le nuove generazioni". Il regista racconta di aver letto tre-quattro volte il "Riccardo III" e di aver avuto molte difficoltà nel comprendere chi stesse dialogando con chi e il "carattere" dei vari personaggi che, nell'originale, sono trentasei: "quasi tutti imparentati tra loro e con lo stesso nome". "La mia richiesta - spiega dunque il regista - era di alleggerire, di fare una traduzione più facile da comprendere. E, infatti, lo spettacolo risulta accessibile e alla portata di tutti". Il rispetto delle regole c'è, ma alcuni cambi sono stati necessari: "Per quanto riguarda il tema della deformità, visto che Riccardo era un uomo piccolo, con la gobba, deforme, ed io non potevo diminuire la mia corporatura, ho dovuto trovare una nuova e differente imperfezione. Un'alterazione fisica che viene rappresentata dalla grandezza fisica. Dimensione esasperata fino a renderla "gigantismo". Il difetto rende il protagonista "diverso al mondo" perciò rabbioso nei confronti dell'umanità". Gassman continua il suo discorso e si concentra sugli effetti speciali tridimensionali che danno un ritmo veloce alla scena e ammette di essersi ispirato ad uno dei suoi registi preferiti: Tim Burton. "Abbiamo evitato bui e cambi scena. Ne esce un mondo gotico crepuscolare vissuto da una popolazione che non ha mai visto il sole. I personaggi sono bianchi, anemici e quel sole di York di cui parla Shakespeare non appare mai. Il nostro è un sole offuscato da nebbie che hanno a che fare con il potere, con il male, con la cattiveria del protagonista che è un cattivo senza possibilità di perdono. Ha grande successo, secondo me, e l'abbiamo visto già nelle precedenti rappresentazioni in altri teatri, anche perché quale paese meglio dell'Italia per il non rispetto delle regole e per la conquista al potere? E' vero - conclude - che è uno spettacolo a modo mio, ma vediamo che piace agli spettatori che rispondono bene a ciò che noi proponiamo. Ho voluto evitare due difetti presenti in varie messe in scena di pièce shakespeariane in Italia: quello che io definisco il "facciamolo strano", ovvero prendere il testo, stravolgerlo completamente, convinti che la modifica sia migliore quando in realtà non lo è. E ancora, come dicevo prima, l'utilizzo di una traduzione troppo lontana dal nostro linguaggio. Perché tradurlo forzatamente in un italiano troppo arcaico? In fin dei conti l'autore lavorava per il popolo. La maggior parte del pubblico, in piedi in platea, era composto da popolani, tra 
cui contadini ed analfabeti, che andavano lì per divertirsi, per essere coinvolti da storie che, tra l'altro, a volte erano parodie del contesto sociale e politico dell'epoca. Io quindi mi "illudo" di poter dire che se il genio assistesse a questo spettacolo potrebbe rimanerne forse scioccato ma, al contempo, vedendo che il pubblico capisce tutto ciò che ha scritto, potrebbe forse fargli molto piacere". Un attore, un regista ed un uomo che sembra non porsi sopra ad un palco, ma "si siede con il suo pubblico", entra nel ruolo di appassionato di teatro e cerca di rendere, proprio come faceva il grande Shakespeare, lo spettacolo alla portata di tutti, riadattando un testo di seicento anni fa alla quotidianità dei nostri giorni. Spesso viene "ingiustamente ma spontaneamente" paragonato al padre, Vittorio Gassman, ma ciò dovrebbe risultare impossibile, perché non esiste una scaletta equa in cui "posizionarli". Alessandro viaggia in parallelo al genitore sia per eccelsa bravura che per l'apprezzamento che riscuote dalla critica e dalla platea: due generi diversi, due generazioni differenti, due persone distinte. Forse sarà presto di nuovo a Perugia, ci anticipa, con un nuovo spettacolo in collaborazione con il Teatro Stabile dell'Umbria: non può che farci piacere, ma, nel frattempo, vi consigliamo di partecipare a questo surreale viaggio nel suo Riccardo III, interpretazione originale e tanto appassionata che senz'altro, anche quando il cast ripartirà per la sua tournée, aleggerà per molto negli ambienti del Teatro Morlacchi . 
 
 
 
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