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Home L'Intervista Claudia Pandolfi: "Ritrovarmi a tu per tu con il pubblico del teatro è un'emozione unica"
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Claudia Pandolfi: "Ritrovarmi a tu per tu con il pubblico del teatro è un'emozione unica"

L'Intervista

"Uno spettacolo intenso in cui l'autore descrive le dinamiche tra gli esseri umani in maniera molto approfondita e molto avvincente" così Claudia Pandolfi ci inizia a parlare di "Parole incatenate" di Jordi Galceran, che la vede protagonista, questa settimana al Teatro Morlacchi di Perugia, accanto a Francesco Montanari. Uno spettacolo costruito come un giallo che inizia e termina senza pause perché costruito con un crescendo di colpi di scena, ribaltamenti ed emozioni a cui resti agganciato senza smettere mai di pensare a come sarà il finale. 
 
Come ha accolto il testo di "Parole incatenate"? 
 
Appena ho avuto il testo sono rimasta molto scossa perché credo non sia facile trovare uno spettacolo così intenso, così viscerale, così carnale, così contemporaneo. E' un gioco che si muove su una linea molto sottile ed è quella linea, appunto, che si muove tra l'aggressività, la ragione e l'amore che è "spostato" e che diventa invece supremazia da parte dell'uomo sulla donna. Aveva moltissimi elementi che me l'hanno fatto amare immediatamente e quindi ho accettato subito di partecipare al progetto.
 
Avete portato in scena "Parole incatenate" in Umbria recentemente al Todi Festival. Il pubblico accennava sorrisi, nonostante l'intensità dei momenti piuttosto forti che stavate rappresentando. Un caso isolato oppure avete riscontrato la stessa reazione anche in altre occasioni? 
 
No, non era un episodio isolato. Durante ogni spettacolo ci sono momenti in cui il pubblico sorride, anzi ride. Sono risate liberatorie, c'è bisogno di lasciare andare lo stomaco perché si è parecchio tesi, si è compressi, ad un certo punto c'è bisogno di liberarsi e quindi si prende come appiglio qualsiasi cosa, e qui ce ne sono parecchi. Quindi questa risata ad un certo punto serve molto. Serve molto ad allentare la tensione e serve a proseguire con attenzione. E' quasi necessaria.
   
Rispetto all'esperienza di Todi, sono state apportate modifiche? 
 
Diciamo di no. La modifica è sostanzialmente minima ed è rispetto alla scenografia, perché ogni teatro è uno spazio a sé quindi più o meno. La nostra azione si svolge in spazi più piccoli o un po' più ampi ma noi no. Se è possibile abbiamo un regista che è pazzo e quindi continua a farci provare e ad approfondire e a scandagliare ogni volta. Però no, lo spettacolo deve essere sempre lo stesso.
 
Può solo migliorare dunque? 
 
Se si può migliorare...  non lo so. Quanto meno diventare ancora più sfaccettato, probabilmente è necessario, altrimenti ci si impigrisce, in questo senso. 
 
Cosa rappresenta il pubblico per lei? 
 
Senza voi io non sono niente, noi non siamo niente. Non esisteremmo. E non solo economicamente, perché acquistate i biglietti, ma psicologicamente. La risposta del pubblico, si sente durante la messa in scena ed è quella che ti dà la pinta per continuare, per dare il meglio. Si sente la passione che è condivisa insieme nell'atmosfera. Il pubblico completa l'attore, si diventa un tutt'uno tra palco e platea.
 
Com'è recitare a teatro, dopo tanti anni di televisione? 
 
Una vera e propria rinascita. Nel set televisivo o cinematografico ti senti protetta da tutto. Sul palco ciò non è possibile. Sei quello che dai al momento, senza poter tornare indietro e correggere o rifare. Quando ero una ragazzina ho partecipato ad un'opera teatrale, ma ero troppo giovane. Ora, dopo tanti anni mi ritrovo qui ed è un'emozione davvero unica.
 
E molte le emozioni che la Pandolfi ha regalato a tutti i presenti durante l'incontro al Morlacchi. Tutte donate a questa platea venuta a conoscerla e alla quale l'attrice si è rivolta come fosse una compagnia di vecchi amici che si ritrovano. Si è messa in gioco con semplicità ed umiltà. Brillante nelle risposte e nelle battute,  non si è mai tirata indietro davanti a nulla ed ha colpito il cuore degli umbri che, con immenso piacere, non mancheranno, a maggior ragione, nell'essere presenti durante i vari appuntamenti con "Parole incatenate". 
 
 
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