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Le stragi dei mass killer: fenomeno in aumento. Fioroni: "Attenzione alle emulazioni"

L'Intervista

Le stragi creano un senso di timore in ogni cittadino, giovane o anziano che sia, perché sono improvvise, inaspettate e imprevedibili. Ed è concreta la possibilità che queste stragi possano aumentare nella società futura, continuando le persone a sentirsi sempre più alienate l'una dall'altra. Ne parliamo con il Dottor Francesco Fioroni, neuropsichiatra.

La nostra società è permeata di ostilità?

"É difficile prendere in considerazione i fattori sociali che conducono alla strage. I conflitti personali sono generalmente complessi e di difficile individuazione. Le persone spesso non mostrano i loro sentimenti e il rapido ritmo della vita moderna consente troppo spesso solo un controllato rapporto con gli altri, più che lo sviluppo di relazioni intime. Pertanto mentre il mondo diviene sempre più orientato verso la tecnologia e le persone più robotizzate e disumanizzate, alcuni individui, più sensibili ed instabili di altri, possono dimostrare la loro ribellione con violenti atti distruttivi contro coloro che considerano responsabili del loro disagio. La società, da parte sua, non recepisce il messaggio e si limita a classificarlo come un individuo “infuriato”, ovvero un uomo incapace di far fronte alle proprie difficoltà".

Che tipo di individui sono quelli che vengono definiti nel mondo anglosassone mass killer?

"I mass killer possono essere di vari tipi: coloro che sparano all'impazzata su gruppi di inermi cittadini; coloro che uccidono i propri familiari od altri, motivati da considerazioni “vendicative”; i cosiddetti pseudo-commando o kamikaze; e coloro che colpiscono e fuggono dopo aver lanciato, per esempio, una bomba, spesso per ragioni politiche o espressione di attività delinquenziale organizzata".

Possono avvenire stragi commesse dalla microcriminalità?

"Di quando in quando nella nostra società i crimini commessi in occasione di furti o rapine possono sfociare in una manifestazione improvvisa, subitanea, impulsiva, di furia distruttiva, e che certo crea disastrose e ineluttabili conseguenze".

E nel caso dell'omicidio-suicidio?

"La strage non è un'azione ripetuta, spesso coloro che la commettono non fuggono dal luogo del reato e non si preoccupano di lasciare prove o essere catturati. La loro furia omicida offusca il loro istinto di autoconservazione. Infatti possono suicidarsi nel luogo del reato o, a causa del loro intento suicida, possono indurre la polizia a ucciderli sul posto".

Quali sono le motivazioni psicologiche di crimini così sconvolgenti commessi dai mass killer?

"I fattori che determinano il comportamento distruttivo di tali criminali sono di natura psicologica, economica e sociale. La motivazione più comune dietro il loro agire sembra essere un senso di rabbia e un desiderio di vendetta, sia contro la società che contro l'autorità costituita. Motivazioni politiche sono presenti nel tipo terroristico. A volte, il soggetto potrebbe avere la sensazione di essere “sandwichizzato” tra il potere dell'autorità costituita in cui vive e le necessità economiche e sociali di cui si sente vittima. La violenza sarebbe come una ribellione esplosiva al sentirsi incapace di esprimere se stesso. L'anticipazione di un possibile rifiuto potrebbe sprigionare in lui un'aggressività istintuale, non più sotto il controllo degli impulsi".

Può essere fatto un confronto tra mass killer-suicida e il serial killer?

"Mentre il serial killer, soprattutto quello non sociale e organizzato, è un individuo calmo, freddo e calcolatore che mostra poche tracce o nessuna traccia di eccessiva ansietà, il mass killer che si suicida ha, invece, reazioni vivaci, è portato all'ansietà e alla depressione e spesso sconnesso nel pensare, soprattutto durante il periodo della sua azione distruttiva. Il serial killer è una persona altamente programmata, capace di tenere sotto controllo i propri conflitti personali. L'omicida di massa suicida mostra difese psicologiche fragili, un'identità instabile e un'impulsività non frenata".

Può essere fatto un identikit del mass killer-suicida?

"Ambivalenza e sentimenti e atteggiamenti conflittuali nei confronti degli altri possono essere presenti sia nei serial killer che nei mass killer, benché questo sia più evidente nei secondi. L'identikit del mass killer-suicida, oltre a mostrarlo come un individuo rabbioso e impulsivo, lo descrive come depresso, portato all'autocommiserazione, con sentimenti di disperazione, desiderio di vendetta e tratti paranoidi. Lo stesso Sigmund Freud riteneva gli esseri umani non creature gentili, ma portatori di una profonda ostilità, da cui spesso si liberano uccidendo gli altri, soprattutto quando si sentono umiliati".

Si può dedurre che i mass killer-suicida esprimano il rifiuto del mondo e della vita stessa?

"Distruggere gli altri e se stessi potrebbe rappresentare un modo irragionevole di asserire, seppure per pochi attimi, la propria autonomia decisionale e contemporaneamente di autopunirsi per il senso di colpa che provano per l'atto sconsiderato commesso. Forse il distruggere gli altri aiuta l'assassino ad accettare il proprio suicidio. Nel caso dei mass killer si tratta di uomini violenti incapaci di scaricare la propria furia su ciò che l'ha causata, tentano di trovare un surrogato, una vittima su cui scaricare la propria ostilità e aggressività, scegliendo spesso individui vulnerabili a lui vicini".

Si assisterà ad un fenomeno di emulazione di questo tipo di crimini?

"Il fenomeno della strage per imitazione, il cosiddetto “copycat”, forse stimolato dai reportage dei mass media, non va sottovalutato. E importante in questo tipo di crimini di evitare la spettacolarizzazione al fine di prevenire comportamenti emulativi e processi di identificazione in senso negativo, soprattutto nei confronti dei minori".

E possibile prevenire tali atti distruttivi?

"Generalmente è alquanto difficile, soprattutto quelli perpetrati da gruppi terroristici. Negli altri casi, pur essendo un atto impulsivo, l'ostilità del killer-suicida si sviluppa nel corso di mesi e talvolta di anni. Manifestazioni di irritabilità ostile possono essersi verificate prima dell'atto criminoso, anche se di diverso grado o tipo. Di conseguenza si dovrebbe prestare maggiore attenzione ai comportamenti ostili a casa, sul lavoro, a scuola e in ufficio; soprattutto da parte di persone che hanno recentemente rivelato sbalzi di umore ed inspiegabili cambiamenti di comportamento. Si dovrebbe evitare che individui a rischio psicopatologico abbiano accesso o disponibilità di armi da fuoco, rafforzando le valenze medico-legali per il porto d'armi anche di quello ad uso sportivo. Nel campo lavorativo, frequente teatro di stragi, sarebbe opportuno dimostrarsi più umani e comprensivi con persone che vengono ammonite o licenziate, cercando di eliminare il più possibile futuri stati di ansia e risentimento"

 

 
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