Get Adobe Flash player
Home L'Intervista Nikefobia, la paura di vincere: come e perchè si manifesta negli sportivi
Condividi

Nikefobia, la paura di vincere: come e perchè si manifesta negli sportivi

L'Intervista

Si chiama Nikefobia e spesso si riscontra negli atleti o comunque nelle persone in competizione tra di loro. E' una sorta di paura del successo e in tali situazioni la persona vive la vittoria raggiunta o il traguardo tanto agognato con un senso di inadeguatezza. Al fine di chiarire quando l'ansia costituisce un problema nella pratica sportiva ne parliamo con il neuropsichiatra Dr. Francesco Fioroni.

Esiste un disturbo psichico in cui il soggetto ha paura del successo?
"Negli atleti professionisti è di gran lunga più frequente la paura dell'insuccesso, che si può manifestare acutamente come sindrome pre-agonistica o cronicamente come sindrome del campione. Il disturbo psichico inteso come paura del successo si riscontra soprattutto negli atleti dilettanti, che evidenziano un timore di non poter mantenere gli standard raggiunti, deludere le nuove aspettative ed infrangere le gerarchie consolidate"

Come si manifesta l'ansia in una competizione?
"L'ansia è un esperienza emotiva complessa che non può essere definita soltanto in maniera negativa dato che rappresenta spesso la risposta fisiologica dell'organismo a situazioni che richiedono la massima reattività"

Quale tipo di reazioni si determinano nell'organismo in seguito al manifestarsi di uno stato ansioso?
Un individuo che subisce uno stress, ad esempio un atleta alla vigilia immediata di una gara importante, va incontro ad una serie di modificazioni che prendono il nome di “reazione di adattamento” e che nell'ambito sportivo sono meglio conosciute come prestart phenomenon o “incrementi di pre-inizio”. Questa reazione ha lo scopo di incrementare le attività corporee predisponendo l'organismo al superamento della situazione stressante.

E questa reazione di  prestart come avviene?
"L'organismo risponde alla richiesta attraverso varie fasi tra cui la “fase di allarme” e la “fase di adattamento”. La fase di allarme corrisponde alla mobilizzazione dei mezzi di difesa dell'organismo, mobilizzazione messa in atto da stimoli e da manifestazioni emozionali che accompagnano la motivazione sportiva, e si manifesta mediante l'attività di strutture organizzatrici della vigilanza e da variazioni neurovegetative che preparano all'azione dei muscoli di reazione. Essa è tanto più rapida e reversibile quanto più l'individuo è robusto e sano".

E nella fase di adattamento?
"La fase di adattamento rappresenta la risposta ottimale al fattore stress (inteso come aggressor): il ritmo ed il flusso cardiocircolatorio aumenta, la ventilazione polmonare si accentua, si attua una notevole vaso-dilatazione muscolare. Deve essere considerato che queste modificazioni sono determinate dalla attivazione neuroormonale di due sistemi: il sistema ipotalamo-simpatico-adrenergico ed il sistema ipotalamo-cortico-surrenalico. Alle reazioni neurovegetative dell'emozione si associano sempre modificazioni e perturbazioni del tono muscolare".

Quanto l'esperienze vissute possono influenzare la risposta individuale?
"Il tono muscolare, che assicura l'equilibrio posturale e sostiene l'attività dinamica, si sviluppa dal bambino all'uomo con un processo genetico ove intervengono le esperienze vissute dal soggetto (ad esempio si è visto che l'ansia aumenta l'attività delle fibre gamma con modificazioni della sensibilità dei muscoli influenzando l'aggiustamento posturale".

E' possibile distinguere un ansia normale da quella patologica?
"La valutazione dell'ansia e la sua intensità dipende da uno stretto intreccio tra aspetti somatici ed aspetti psichici della risposta individuale allo stress, o più semplicemente è che l'attività motoria prestazionale è guidata dalla sfera emozionale come paura, fuga, blocco, aggressività ed altro. Pertanto si parlerà di ansia patologica quando il prodursi di un eccessivo stato tensivo causerà una flessione della concentrazione e delle prestazioni".

Quali sono i sintomi ansiosi in un'atleta?
"Il comportamento di un soggetto ansioso non è difficile da evidenziare: l'atleta è nervoso, si stringe le mani l'una all'altra, stringe anche oggetti svariati a portata di mano, non riesce a rilassarsi, cammina avanti e indietro, manifesta dei tics come dei tremori, il viso è pallido, tirato. Fisiologicamente presenta frequenti movimenti di deglutizione, il respiro e la frequenza cardiaca sono accelerati; compare un'abbondante sudorazione soprattutto al cavo ascellare ed alle mani, sono presenti borborigmi intestinali, iperriflessia tendinea".

Quando si può parlare di ansia preagonistica?
"L'ansia preagonistica è una tipica sindrome da sport e le sue caratteristiche sono un disturbo dell'ideazione e cioè l'incapacità a liberarsi dal pensiero della gara ed a distaccarsi. Inoltre si evidenziano sintomi espressione di una marcata attivazione del sistema nervoso centrale e neurovegetativo con insonnia, inversione del ritmo sonno-veglia, inappetenza, crisi tachicardiche e con qualche extrasistole, ridotto controllo degli sfinteri, labilità affettiva con umore disforico e in particolare allungamento ed incostanza dei tempi di reazione".

Quanto l'atleta teme l'ansia preagonistica?
"L'ansia preagonistica viene avvisata anche una settimana prima della gara e pone svariati problemi, dal mantenimento di un'ottimale prestazione fino alla possibile perdita della motivazione a compiere la gara. Pertanto si possono vanificare mesi e mesi di allenamento e ciò giustifica il fatto che l'ansia preagonistica possa essere temuta da un atleta più di un qualsiasi avversario".

Gli atleti ansiosi sono più sensibili alle delusioni?
"Gli atleti ansiosi sono più vulnerabili alle frustrazioni, cosa che può avere gravi conseguenze sulle loro capacità di performance. E' importante nel gesto atletico di un'esecuzione motoria perfettamente calibrata ed è ovvio che qualsiasi alterazione, anche apparentemente minima della coordinazione, avrà notevoli ripercussioni sul risultato agonistico".

È possibile distinguere gli sports a seconda del livello di ansia?
"In linea generale abbiamo sports istintivi o di combattimento (lotta ad esempio) e sport non istintivi incui è richiesta notevole destrezza tecnica e capacità motoria ( i tuffi per esempio). Questa distinzione è importante in quanto pr4suppone una diversa valutazione dell'incidenza dell'ansia preagonistica. In questo caso una esagerata risposta ansiosa è generalmente di impedimento nello svolgimento di una performance ottimale"

Esiste uno spirito killer nelle competizioni?
"L'emotività non necessariamente porta a dei risultati negativi, ma può anche svolgere il ruolo del colpo di fulmine e favorire certi risultati, stimolando l'attenzione di un soggetto sempre allenato ed automatizzato nei suoi gesti sportivi. Questo può permettere solo risultati episodici e non chiaramente programmabili, questo fenomeno è paragonabile all'atleta cche viene “spremuto” durante una stagione dal suo allenatore, e che spesso in seguito abbandona lo sport agonistico".

Come si può prevenire e intervenire sulle forme ansiose per riuscire a salvaguardare il potenziale agonistico di un atleta e per ottimizzare la sua performance?
"Il primo intervento è quello legato all'entourage dell'atleta e soprattutto al suo allenatore. L'allenatore ha il compito di creare una vera maturità sportiva negli atleti a lui affidati e nelle sue valutazioni dovrà tener conto che un'eccessiva autovalutazione potrebbe influenzare negativamente l'atleta al suo primo insuccesso e cosi come anche forti critiche generano una notevole insicurezza che potrebbe essere la causa scatenante di una sindrome ansiosa pre-gara".

Quanto possono incidere i fattori esterni come applausi, manifestazioni di ostlità, rumori, flash, sul rendimento di una gara?
"E' importante abituare gli atleti ad un rapporto distaccato verso i fattori esterni e a superare l'influenza sicuramente negativa di quei fattori irritanti che l'atleta può associare con insuccessi collezionati precedentemente"

Vi sono dei metodi validi per la riduzione dello stato d'ansia?
"Innanzitutto si debbono disporre lungo l'anno delle situazioni stimolanti lo stress competitivo in modo da bituare l'atleta, rendendolo in più capace di interpretare le proprie risposte fisiologiche causate dall'ansia e spiegando i possibili lati positivi di reazioni corporee che altrimenti resterebbero non comprese e quindi ulteriormente ansiogene"

Quali sono le metodiche psicologiche specifiche per la riduzione dell'ansia che possono essere d'aiuto?
"I metodi maggiormente utilizzati sono quattro: metodo di concentrazione dell'attenzione, metodo di estrainarsi, metodo di autosuggestione e metodo di regolazione della respirazione. Tali metodi venivano esercitati in moduli singoli, dagli anni '80 in particolare grazie alle ricerche anglosassoni e canadesi si è perfezionata la tecnica del BFB, acronimo di biofeedback (tradotto dall'inglese: retroazione biologica), chiamato anche biofeedback training, è un metodo terapeutico basato sulla teoria comportamentista ed aiuta il paziente a prendere controllo del suo comportamento. L'organismo umano interagisce continuamente con l'ambiente esterno attraverso l'elaborazione di un comportamento adattativo. Con il biofeedback, una certa funzione corporea come la tensione muscolare o la temperatura cutanea viene monitorata con l'uso di elettrodi o di trasduttori applicati sulla pelle del paziente. I segnali captati vengono amplificati ed usati per gestire segnali acustici o visivi. Il paziente può così adottare strategie di controllo per imparare a controllare volontariamente la funzione monitorata".

 
Articoli Correlati
Seguici su Facebook    Seguici su Twitter    Feed Rss Atom    Seguici su Google +    Guarda i nostri video

HOME | MAPPA DEL SITO | POLITICA | ECONOMIA | CRONACA | CULTURA E SOCIETA' | SPORT | LIBRI | DIRITTO E ROVESCIO | CASI GIUDIZIARI

LOGIN | WEBMAIL | LA REDAZIONE