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La Siria attraverso le parole Feisal Al Mohamad, dell’associazione “Siria libera e democratica"

L'Intervista

Intervista al dottor Feisal Al Mohamad, portavoce dell’associazione “Siria libera e democratica” e responsabile dell’ufficio delle relazioni estere e internazionali della corrente popolare libera. 

A diciotto mesi di distanza dall’inizio delle proteste in Siria possiamo distinguere tre diversi periodi del confronto con Assad? Dalle prime proteste pacifiche,alla costituzione dell’esercito libero e le divisioni tra i militari,fino ad arrivare all’ingresso di Al Qaeda in Siria. Che cos’è oggi l’opposizione in Siria? 

Io dividerei la lotta del popolo siriano in due fasi: la prima fase,durata sei mesi,in cui i manifestanti pacificamente uscivano per le strade a chiedere prima riforme reali e poi cambiamenti del regime. La risposta del regime è stata per mezzo delle armi,con le uccisioni indiscriminate, con gli arresti,con le torture e gli esili nei confronti della popolazione che manifestava chiedendo libertà e dignità; da qui si è giunti alla fase due: la dissidenza dei membri dell’esercito cosiddetto regolare che rifiutavano di sparare contro la popolazione, che manifestava disarmata. A quel punto sono cominciate le risposte con le armi alle aggressioni da parte dell’esercito di questi militari dissidenti, che si proponevano di proteggere la popolazione, e pian piano si è allargata la dissidenza e la militanza da parte di giovani che si arruolavano per andare ad ingrossare le fila dell’esercito libero. La questione di Al Qaeda,una galassia infinita di organizzazioni estremistiche, è emersa in quest’ultimo periodo, vale a dire da pochi mesi. Tale organizzazione è divisa in due parti: una parte è sicuramente formata di infiltrati inseriti dal regime stesso con quelle forze che ha già usato precedentemente l’Iraq, e una parte formata da pochissimi estremisti che trovano un terreno fertile per le loro azioni, che portano alla rivoluzione più danni che vantaggi. 

La comunità siriana sparsa nel mondo come interagisce con gli oppositori in Siria? C’è una comune piattaforma politica oppure ancora,come sembra,i singoli interlocutori agiscono senza coordinamento? 

Come in tutte le rivoluzioni che sono avvenute nella storia in tutte le parti del mondo, l’opposizione non è mai stata una sola, così anche in Siria l’opposizione è formata da diversi gruppi. Una cosa è certa: l’opposizione tutta ,con tutte le diversità esistenti,ha in comune la visione di un cambio radicale del regime con tutti i suoi simboli e organizzazioni per creare uno stato libero e democratico, moderno per tutti i siriani. Il gruppo più numeroso è il consiglio nazionale siriano, che ha il riconoscimento di 83 paesi del mondo come rappresentante del popolo siriano. Tale organizzazione costituisce un ombrello unificante sotto il quale agiscono molti rivoluzionari siriani e il prossimo 22-23 di ottobre sarà rifondato con elezioni dei suoi organi direttivi per passare alla fase due, che richiede la sua presenza all’interno della Siria. 

E’ noto che Russia e Cina,ma in special modo la Russia,sono contrarie a qualsiasi intervento e reale condanna al regime di Assad da parte dell’Onu. E’ anche noto che la Russia non può permettersi di perdere le sue basi navali nel Mediterraneo,ed è per questo che ad oggi sembra improbabile un arretramento russo sul dossier siriano.

Questi due paesi, con il veto in seno al consiglio di sicurezza dell’Onu,  hanno dimostrato il loro appoggio al regime: è abbastanza naturale viste le relazioni esistenti e gli interessi reciproci; e permettimi di dire,vista  la somiglianza nella forma di governare, ma la Russia ha già perso le sue chances nel mondo arabo con le sue armi, che invia generosamente al regime e con cui vengono uccisi le donne, i bambini e gli anziani in Siria. Non credo che sarà così facile dimenticare tutto ciò. Certo è che la posizione geopolitica della Siria rende la situazione più complessa, se vogliamo paragonarla con altre situazioni nel mondo arabo,ma la complessità del problema non giustifica l’elevato numero dei morti,dei torturati,dei carcerati e dei rifugiati e tutte le case e infrastrutture distrutte con le armi russe. 

Il conflitto siriano si sta propagando in tutta la regione per differenti motivi: in primo luogo l’enorme quantità dei profughi che si stanno riversando in Turchia,Libano Giordania e Iraq rappresentano un problema umanitario non trascurabile. In secondo luogo il contagio siriano si sta espandendo in Libano dove Hezbollah soprattutto nell’ultimo mese viene sempre più accostato al regime di Assad nella repressione della rivolta. Non da ultimo,non le sarà sfuggito il ruolo della comunità curda in Siria,si sta muovendo per raggiungere una sempre maggiore equa autonomia e ciò è possibile in questo momento a causa della debolezza dell’esercito di Assad principalmente impegnato a contrastare la rivolta ad Aleppo. A tutte queste situazioni si aggiunge il collegamento della crisi siriana al dossier sul nucleare iraniano. La caduta di Assad spezzerebbe,anche se non del tutto,le linee di collegamento tra l’Iran e Hezbollah in Libano,non è un caso che sia il presidente iraniano sia Nasrallah abbiano nello scorso mese minacciato pi volte di poter colpire Israele fino ad addirittura minacciare l’invasione della Galilea. Come si colloca tutto questo con le voci sempre pi insistenti del possibile strike israeliano contro l’Iran? 

Ha posto diverse domande molto interessanti. Il regime, in dichiarazioni ufficiali e dunque non con la diplomazia nascosta, ha minacciato di diffondere il terrore in tutta la zona mediorientale, quindi su questo versante non ci sono novità. Il numero dei rifugiati siriani nei paesi confinanti è in continuo aumento e le previsioni non sono ottimistiche, vale a dire che ce ne saranno molti di più rispetto ai numeri enunciati oggi. Per quanto concerne Hezbollah, devo dire che ha partecipato attivamente alla soppressione della rivolta, fin dai primissimi giorni, insieme a esperti iraniani. Per Iran e Hezbollah questo regime è vitale per l’espansione iraniana nella zona mediorientale, nell’ottica della  ripresa di un vecchio e antico progetto della mezzaluna fertile,questa volta sotto l’egida della grande Persia. Non è che gli iraniani siano interessati al mantenimento di Bashar Al Assad come presidente, a loro interessa che la Siria sia presente nell’orbita iraniana. Per quanto riguarda il collegamento con l’atomica iraniana, si tratta di mosse e contromosse nel discorso diplomatico fra le parti. Quello che mi preme dire è che la Siria è diventata, per volontà del regime assassino di Assad, un ring sul quale tutti provano a mettere in mostra la forza dei loro muscoli e ciascuno ha i suoi interessi, che comunque porta avanti calpestando gli interessi del popolo siriano, l’unico vero perdente in questa lotta fra le forze internazionali e regionali. In riferimento invece alla questione dei curdi a cui ha fatto cenno, le rispondo semplicemente che i curdi in Siria sono dei siriani e, alla stregua di tutte le altre minoranze etniche e religiose, sono solo e soltanto dei siriani. Le manifestazioni avvenute da parte di certe frange dei curdi nel mese scorso non sono dovute ad altro che alle infiltrazioni del regime siriano, che muove i suoi collaboratori rimanenti del PKK residenti in Siria. In sintesi direi che la Siria in questo momento rappresenta un luogo di lotta e trattative con diverse parti soprattutto internazionali,luogo in cui si va trascurando del tutto o quasi gli interessi del popolo siriano. 

E’ possibile ipotizzare uno smembramento della Siria,che come più di un osservatore ha ricordato sta vivendo oggi quello che il Libano ha vissuto dal 1975 fino agli inizi degli anni ’90? E’ possibile in sostanza che nel dopo-Assad si possa profilare una regione  curda della Siria con grande autonomia come il Kurdistan iracheno? E’ possibile pensare che mosca avrà ancora il controllo del porto di Latakia e Tartous? 

No, non è possibile. La Siria è unica e indivisibile,e quello che accade in Siria oggi non è guerra civile fra minoranze o fra minoranze e maggioranze. Dobbiamo considerare che la Siria oggi è occupata militarmente dall’esercito di Assad, esercito che non appartiene ad una minoranza etnica o religiosa come il gruppo dirigente non appartiene ad una minoranza etnica o religiosa: questo regime ha creato intorno a sé una minoranza trasversale,che comprende tutte le minoranze e le maggioranze etniche del paese,cioè ha costituito una sua minoranza con a capo una famiglia che ha in mano tutto il potere politico,militare ed economico,basato fondamentalmente sui suoi numerosi servizi di sicurezza, potenti e diversificati e dotati di ampio margine di autonomia fra di essi, che hanno diffuso nella popolazione,nel corso degli ultimi quarant’anni, il terrore e la violenza. I curdi, così come gli alawiti,i sunniti come i drusi,gli assiri come gli armeni presenti in questo bellissimo paese sono e resteranno solo dei siriani; e per essere un autentico siriano si deve essere di tutti questi colori variopinti. Una questione a cui volevo fare un cenno è la visita del Papa in Libano,visita che noi dell’opposizione siriana abbiamo salutato con molto favore, perché ha esortato i siriani cristiani a rimanere nella loro terra. Come tutti gli altri siriani, i cristiani in Siria sono una delle tante minoranze che gode e deve godere di tutti i diritti del popolo siriano senza nessuna differenza fra un siriano o l’altro in base alla religione o all’etnia. Ripeto, la Siria è dei siriani,di tutti i siriani, un grande paese che contiene tutti e la sua forza sta nelle sue diverse e numerose etnie e credi religiosi. Approfitto di quest’intervista per fare un appello a tutte le organizzazioni governative e non, alle forze politiche e sociali, insomma a tutti gli italiani: di aiutare la popolazione siriana in questo momento così difficile così cruciale nella sua storia, per uscirne quanto prima; e da italiano di origine siriana esigo che l’Italia assuma in pieno il suo ruolo di grande paese mediterraneo, occupando lo spazio che merita e rispondendo alle domande umane e politiche provenienti dalla sponda orientale di questo bellissimo mare che è il Mediterraneo, così come faccio un appello a tutti quei siriani che ancora credono che questo regime difenda gli interessi della popolazione siriana e delle cause arabe. Un regime che uccide trentamila siriani, imprigiona, tortura ed esilia distruggendo le case, bombardando gli ospedali, compiendo tutte quelle stragi di bambini non può essere un regime che difende gli interessi della propria popolazione. Io vi porgo la mano della conciliazione vera per lavorare insieme, per il cambiamento totale, radicale, di questo regime negli interessi di tutti noi siriani.Il silenzio giova solo agli assassini,svegliatevi,noi vi attendiamo con le braccia aperte

 

 

 
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