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Il mais prezioso come l'oro, la crisi riporta in auge le materie prime. E l'Italia arranca

L'Analisi

Continuano le brutte notizie legate alla crisi economica che in questo periodo rasentano ormai la quotidianità. Con la crisi non sono in difficoltà solamente le borse, il mattone e l’oro ma nell’ultimo mese volano le quotazioni mondiali delle materie prime agricole che fanno segnare aumenti che arrivano in soli 30 giorni fino al 42% per il mais, che ha raggiunto così il record storico. Quindi con la crisi sembrano tornare ad avere più valore i beni essenziali come il cibo anche se a beneficiarne al momento sono soprattutto i prodotti importati per la forte dipendenza dell’Italia dall’estero per le materie prime agricole. L’aumento dei prezzi è giustificato sul piano congiunturale dal clima che ha colpito con il caldo e la siccità insieme all’Italia e all’Europa anche il Midwest degli Stati Uniti e la Russia.

Una prospettiva che – sostiene la Coldiretti – conferma l’importanza che l’Italia difenda il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile in una situazione in cui già adesso circa la metà dei prodotti alimentari sono importati, a cominciare appunto da grano, soia e mais.

Non è un caso che si assista nel mondo alla corsa all’accaparramento delle materie prime agricole con pesanti investimenti nell’acquisto di terreni da parte di investitori istituzionali a partire dalla Cina e dai Paesi Arabi per garantirsi l’approvvigionamento alimentare. Un nuovo colonialismo che ha portato ad essere oggetto di negoziazione nel mondo dai 50 agli 80 milioni di ettari.

Quest’anno in Italia le coltivazioni sono state colpite in molte zone dalla siccità che ha interessato i seminativi e dovranno essere riviste al ribasso le stime produttive che in Europa erano già previste in calo. Dall’analisi di Coldiretti sui dati di Copa Cogeca sulla campagna cerealicola 2012/2013 nei ventisette Stati dell’Unione la produzione totale di cereali diminuirà dell’1,4%, passando da 286,1 milioni di tonnellate a 282,1, coltivati su 56,3 milioni di ettari. 

 

 
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