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Referendum per abrogazione della "diaria" ai parlamentari: firmare o non firmare, questo il dilemma

L'Analisi

Tra due settimane terminerà, anche a Perugia, la raccolta firme necessaria ad indire il referendum abrogativo dell'art. 2, legge num. 1261 del 31 ottobre 1965, in corso dal 14 maggio 2012 in tutti i Comuni d'Italia. Tale articolo della sopracitata legge, che regola lo stipendio di deputati e senatori (in totale sono 9 articoli), stabilisce che "ai membri del Parlamento è corrisposta, inoltre, una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma". Si tratta di un'iniziativa partita dal web, promossa dal piccolo partito Unione Popolare (tra i promotori, nel 2011, del referendum contro la legge elettorale "porcellum" del 2005), accusato di far leva sul sentimento "anticasta" per farsi pubblicità. A Perugia, come in tutta Italia, è possibile firmare presso la segreteria generale del Comune, fino al 27 luglio, data entro la quale dovranno essere state raccolte 500 mila firme affinché si possa avviare l'iter, che, non prima del 2014, porterà la Corte Costituzionale a valutare i quesiti, ed eventualmente, convocare la consultazione popolare. Il dilemma in cifre: anche se non si può affermare con assoluta certezza a quanto ammontino le spese dello Stato ad ogni consultazione popolare, tra costi diretti e indiretti si stima una spesa di centinaia di milioni di euro; da qui le preoccupazioni legittime di tutti coloro che temono gli sprechi di denaro pubblico annessi al mancato raggiungimento del "quorum". D'altro canto, l'abolizione dell'art. 2 consentirebbe allo Stato di risparmiare 48.000 euro all'anno per ogni parlamentare. 

 
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