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Cgil e crisi economica: "A Terni ancora dati allarmanti. Serve avviare una vertenza regionale"

L'Analisi

La crisi economica attanaglia ancora la città di Terni come una nube nera in cielo e almeno per adesso di spiragli di sole non se ne vedono. Ma è solamente conoscendo il fenomeno, cercando di capire il perché si è arrivati a questo punto e solo marciando tutti insieme verso una strada comune, che magari in un futuro non troppo lontano, tornerà il sereno. Questo in sintesi quello che è emerso stamattina dall’incontro organizzato dalla Cgil di Terni che ha chiamato a raccolta tutte le categorie del settore manifatturiero per titare il bilancio dei primi 5 mesi dell’anno 2012 e riportare sotto gli occhi di tutti un quadro sullo stato dei principali comparti strategici come quello del metalmeccanico, chimico, alimentare, dei trasporti e delle costruzioni. A seguire tutti i dettagli dell'incontro di questa mattina.

Numeri drammatici

La base di partenza sono i numeri. Tragici, anzi “drammatici” come ha detto in apertura Alessandro Rampiconi della segreteria provinciale Cgil che ha parlato di una vera e propria “moria di imprese sul territorio” e di un incontrollabile aumento della cassa integrazione straordinaria. L’unico dato positivo sembra essere quello del rallentamento della crescita della cassa integrazione ordinaria (che comunque aumenta complessivamente del 6% rispetto al 2011). Ma è solo un abbaglio. Nel 2011 e nel primo trimestre 2012, dicono i dati della Camera di commercio ripresi dalla Cgil, infatti, le nuove imprese nate a livello provinciale sono state 1829, mentre le cessazioni sono state 2290, con un saldo negativo di 461 imprese. "Ecco perché, probabilmente, notiamo un rallentamento nelle richieste di cassa integrazione - ha commentato Rampiconi – semplicemente, sono di meno le imprese che possono richiederla”. 

Criticità

Davvero critica la situazione nel territorio orvietano, dove il saldo tra iscrizioni e cessazioni è stato di -66, ovvero quasi un terzo dell'intero saldo negativo provinciale. Altrettanto allarmanti le testimonianze delle varie categorie: dal polo chimico, al settore energia, passando per l'industria alimentare e quella tessile, il settore dei trasporti, senza dimenticare l'edilizia che dal 2009 ad oggi ha visto un calo di occupati di oltre 2.300 unità. Centrale per il futuro non solo di Terni, ma di tutta l'Umbria, resta poi naturalmente il settore siderurgico: le acciaierie da sole producono il 25% del Pil regionale.

La crisi, il governo, la vertenza

Salvaguardare il mercato del lavoro deve essere quindi una priorità da parte del Governo centrale anche se, ha sottolineato Romanelli, ci sarà da fare i conti con la riforma del lavoro varata dal ministro Fornero, “che riduce drasticamente la copertura degli ammortizzatori sociali”. Indispensabile allora, questo è quanto emerso dall’incontro di questa mattina, “avere una visione collettiva e complessiva della crisi economica e avviare una grande vertenza umbra e ternana” in difesa delle imprese, della competitività del territorio e del mercato del lavoro. Ma tutto questo non servirà se, come ha detto in conclusione Danilo Barbi, della segreteria nazionale Cgil, “ai giusti sforzi che vanno messi in atto sui territori, non si affiancherà una svolta di politica economica globale messa in atto dagli Stati”.

 

 
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