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Home L'Analisi Le illusioni di Bruxelles e della liquidità "facile". Ma il lavoro è l'obiettivo da perseguire
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Le illusioni di Bruxelles e della liquidità "facile". Ma il lavoro è l'obiettivo da perseguire

L'Analisi

Il vertice europeo di Bruxelles sta, tra le altre cose, alimentando molte illusione interne, tra cui quella di riprendere a crescere attraverso una azione concertata dei membri dell'Ue.  D'altro canto, sotto questo profilo nel Paese domina da tempo un orientamento politico molto confuso e legato a tutta una serie di dogmi keynesiani che, visti i risultati, avrebbero dovuto essere accantonati da un bel pezzo. In sostanza, l'idea di fondo sarebbe quella di riprendere la strada dello sviluppo attraverso forti iniezioni di liquidità per sostenere la domanda di consumi e gli investimenti. E l'ultima frontiera per ragranellare tale liquidità, dopo aver drenato immense risorse con la leva tributaria, è costituita dagli organi sovranazionali dell'Europa unita, con in testa la Bce. L'auspicio è, infatti, quello che il fronte del rigore monetario guidato dalla Merkel - affascinata dal prestigio del nostro premier Monti - molli la presa, consentendo la nascita dei tanto decantati eurobond ed, eventualmente, una maggior elasticità nell'azione della stessa Banca centrale europea, attraverso un ulteriore amento della massa circolante espressa in euro. 

Ora, a parte le indiscutibili ragioni della Germania - la quale non intende farsi carico della irresponsabilità politica di chi ha dilatato oltre ogni misura la spesa pubblica e l'indebitamento, confidando che i prestiti per coprire i buchi del bilancio nazionale non sarebbero mai finiti - ma è proprio l'idea stessa di continuare a trovare nuove risorse finanziarie attraverso i titoli pubblici, seppur europei, e la stampa di nuova moneta che va rigettata in buona parte, soprattutto dal lato di una genuina visione liberale.  Come tutti dovrebbero sapere, il sistema capitalistico in cui viviamo ha consentito un rapido e generale sviluppo, generando un diffuso benessere in tutte le fasce della popolazione, grazie al tanto bistrattato, soprattutto nei circoli della sinistra radicale, accumulo di liquidità, normalmente raccolto dalle banche. Queste ultime, in estrema sintesi, operano una continua osmosi finanziaria tra il risparmio e il mondo delle imprese, consentendo a queste ultime di trovare i necessari capitali per le loro esigenze di sviluppo e di innovazione.  Ebbene, troppo spesso si fa una colpevole confusione sulla fonte primaria della stessa accumulazione capitalistica, inducendo per l'appunto i più a pensare che quest'ultima derivi da una decisione burocratica di un governo e/o di una banca centrale. In realtà, come tutti dovrebbero sapere, è solo attraverso la produzione che si possono liberare risorse per i consumi e per gli investimenti. In altri termini, dovrebbe essere l'organizzazione produttiva nel suo complesso, ovvero il lavoro, il motore fondamentale per generare qualunque forma di risparmio, mantenendo il necessario equilibrio tra economia e finanza. Mentre invece, soprattutto in Italia, chi vorrebbe preseguire a distribuire all'infinito "panem et circenses" al popolo in cambio di consenso tende ad invertire il nesso logico tra la produzione e la conseguente liquidità finanziaria, inducendo la massa dei cittadini a pensare che la ricchezza vera siano i soldi. Si tratterebbe, pertanto, di convincere la componente più riottosa dell'Ue a far sì che i cittadini dei Paesi più in difficoltà possano contare su una ulteriore riserva di crediti internazionali e di banconote nuove di zecca con cui alleggerire attraverso l'inflazione  i dissestati bilanci bubblici. In questo modo, continuando a regalare cartaccia sempre più svalutata, il mainstream politico keynesiano si illude di ricreare i pressupposti per un secondo boom economico. 

 
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