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Una manovrina da 10 miliardi per tagliare la spesa pubblica. Spot o impresa possibile?

L'Analisi

Il premier Monti sta preparando una "manovrina" da 10 miliardi da portare in dote al prossimo Consiglio europeo del 28 giugno. La speranza principale è quella di convincere i partner comunitari ad adottare una linea concordata per sostenere una crescita sempre più chimerica, oltre a scongiurare il paventato aumento di due punti dell'Iva, previsto per la fine dell'estate. 

Da quanto sta trapelando, salvo poi i soliti ripensamenti dell'ultima ora, sembra che gran parte di questa non indifferente cifra scaturirà dalla cosiddetta spending review, o revisione della spesa pubblica che dir si voglia. E tra un lungo elenco di misure in discussione, colpisce l'ennesima sforbiciata alle auto blu - con particolare attenzione a quelle in dotazione agli enti del Mezzogiorno - e la messa in cantiere di una inverosimile razionalizzazione del materiale di cancelleria dei vari ministeri, oltre all'ennesimo tormentone dei costi standard da applicare al pozzo senza fondo della Sanità. In realtà, come oramai il Paese ha sperimentato da decenni, appare quanto mai velleitario tentare di abbattere il moloc di una spesa Statale allargata che ha raggiunto il 55% del Pil. Qualcosa come 830 miliardi di euro. Da questo punto di vista i professoroni che occupano la stanza dei bottoni dovrebbero ben saper che le enormi risorse controllate dalla mano pubblica sono talmente disperse in una infinità di rivoli che risulta obiettivamente impossibile ridurle lasciando inalterata l'attuale impalcatura dello Stato. Tant'è che non a caso gli osservatori più avvertiti comprendono che a legislazione corrente - ossia senza predisporre alcuna nuova uscita dei soldi del contribuente - le dinamiche del sistema politico-burocratico sono tali da produrre automaticamente un aumento quasi incontrollato della spesa medesima. D'altro canto, nell'ambito di un Paese caratterizzato da una infinità di carrozzoni pubblici presenti ad ogni livello amministrativo, in cui vige un meccanismo di sovvenzionamento a caduta, dal centro alla periferia, per le più disparate attività umane pensare di bloccare la fonte principale dei nostri guai economici e finanziari attraverso il classico raschiamento del barile rasenta a questo punto la farsa. Un sistema affetto da ipertrofia statalista, la cui religione ci ha fatto indebitare oltre ogni ragionevole limite, ha solo una strada per abbattere strutturalmente la spesa: ridurre decisamente il perimetro pubblico, riconsegnando alla cosiddetta società spontanea molti degli ambiti e delle competenze usurapati da una politica invasiva che ci ha condotti sull'orlo del fallimento. In sostanza, si tratterebbe di mettere in pratica quel meno Stato e più libertà, soprattutto economica, che nessuno finora è mai riuscito a mettere in pratica. Il resto sono lo chiacchiere a paccottiglia.

 
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