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L'Oriente sente odor di crisi, la Cina non sorride più

L'Analisi

La crisi non fa sconti a nessuno: infatti non sta funestando solamente il ricco occidente, ma sta interessando anche i paesi in via di sviluppo. Persino la Cina, stato che nel corso degli ultimi anni ha registrato dei tassi di crescita strepitosi ed è in cima ai ranking mondiali per quanto riguarda la percentuale di produttività interna, sta cedendo alla morsa della crisi e subisce un rallentamento economico che ha spinto gli istituiti finanziari locali ad adottare provvedimenti speciali.

Tanto è che la Banca Popolare Cinese ha tagliato le rate d’interesse di un quarto di punto percentuale con il fine di facilitare gli investimenti e far ripartire i mercati. In generale si tratta del primo taglio del tasso d’interesse che la banca cinese introduce dal dicembre del 2008, mese in cui lo scoppio della bolla finanziaria in occidente stava preoccupando seriamente gli investitori e i governatori del grande paese orientale.

Le aspettative del prossimo futuro anche per l’economia dell’estremo oriente non sono rosee e la stessa azione compiuta dalla Banca Popolare Cinese oggi dimostra che è l’economia cinese non sta godendo di buona salute. Ad esempio nelle province costiere, la crisi si è già manifestata: molte fattorie stanno chiudendo, la produzione sta calando in maniera consistente e gli episodi di bancarotta sono sempre più frequenti. 

I mercati orientali stanno molto attenti in questi giorni agli sviluppi dell’economia occidentale, preoccupatissimi che il virus della crisi contagi in maniera grave anche mercati che finora erano stati toccati solo in maniera marginale.

 

 

 
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