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Crisi e suicidi, l’Adiconsum chiede "comprensione" alle banche.

L'Analisi

La crisi e la recessione sono da tempo sulla mente e sulla bocca di tutti. Ma da qualche tempo un altro “brutto” pensiero si è unito ad essi, e cioè quello relativo ai lutti delle famiglie di imprenditori, lavoratori e consumatori che, stretti alla gola dalla crisi, hanno deciso di farla finita e passare davvero a “miglior vita”. 

Questa in particolare è stata la ragione che ha spinto l’Associazione Italiana Difesa dei consumatori (Adiconsum) a scrivere una lettera aperta a nome di tutti i consumatori italiani, al presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), Giuseppe Mussari. Nella lettera si chiede apertamente di “fare di più”. Infatti uno dei temi caldi legati alla crisi è stato il comportamento chiuso degli istituti di credito, comportamento questo che ha avuto come conseguenza la protesta di tutte le altre parti sociali. La cura adottata dal Governo per contrastare la crisi si sta rilevando estremamente penalizzante per la sopravvivenza del governo stesso, mentre le liberalizzazioni che avrebbero dovuto rilanciare l’economia si sono rilevate, purtroppo,  un “pannicello” caldo. In sintesi il sistema bancario italiano non può continuare a ragionare e a lavorare solo in termini di profitto senza tener in considerazione i drammi dei consumatori, dei lavoratori, delle imprese e delle loro famiglie. E l’Adiconsum non si limita solo a criticare ma fa anche alcune proposte: ad esempio la creazione di un Fondo paritetico destinato al microcredito e all’educazione finanziaria da realizzare con un contributo di 50 centesimi da parte della banca e di 50 centesimi da parte del  correntista. E sullo stesso sito istituzionale del governo i singoli consumatori si sono cimentatia  migliaia per “proporre” delle misure a detta di molti migliori rispetto a quelle adottate. Chissà che alcune di esse non vengano tenute in considerazione….

 

 

 
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