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La crisi miete un'altra vittima: l'Olanda

L'Analisi

Come si dice? La crisi continua a mietere le sue vittime, e non fa sconti a nessuno. Prendiamo ad esempio l’Olanda: il primo ministro olandese Mark Rutte ha presentato le sue dimissioni alla regina Beatrice, aprendo la strada a nuove elezioni.

 Lo hanno riferito fonti ufficiali all'Aja. Il governo era diventato minoritario dopo la decisione del partito populista xenofobo di Geert Wilders di ritirare il suo fondamentale appoggio esterno a causa del mancato accordo sulle misure di risanamento dei conti pubblici. Domani Rutte si presenterà in parlamento, dove si aprirà il dibattito sulla crisi politica.  Le dimissioni sono giunte dopo il fallimento dei negoziati sui tagli al bilancio per il 2013, necessari per rispettare i parametri anti deficit imposti dall'Unione europea. La coalizione di governo, che comprende il partito liberale (Vvd) di Rutte e i cristiano democratici (Cda), non è riuscita a ottenere il sostegno ai tagli del partito della Libertà (Pvv) dell'islamofobo Geert Wilders, che finora aveva garantito appoggio esterno all'esecutivo. Rutte voleva intervenire sulla sicurezza sociale e le pensioni per un totale di 15 miliardi di euro di tagli nel 2013. 

Si apre così una difficile crisi politica per l'Olanda, a solo due anni dalle elezioni del giugno 2010. Allora il risultato del voto aveva reso molto complicata la formazione del governo, giunta in ottobre, ben 127 giorni dopo il voto. Oggi i cristiani democrati, storica forza di governo, si sono praticamente dimezzati, scendendo a 21 seggi. Non essendo possibile un accordo fra liberali e socialisti per divergenze sui tagli al bilancio, Wilders ha visto crescere il suo peso e i cristiani democratici hanno accettato con riluttanza il suo appoggio esterno, che ha reso possibile il primo governo di minoranza dal dopo guerra.

 

 
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