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Reddito, occupazione, fallimenti e credito: l'Umbria soffre

L'Analisi

E' sulla lotta all'evasione fiscale che punta il Governo Monti per alleggerire la pressione sui cittadini. Stessa intenzione è ripresa dalle realtà regionali, Umbria compresa, che nella sua manovra finanziaria ha messo come capitolo il recupero di fondi proprio dalla lotta all'evasione. 

Redditi
La denuncia dei redditi si avvicina e i controlli sono stati potenziati sia da parte della Guardia di Finanza che dall'Agenzia delle Entrate. Secondo quanto riporta un'inchiesta de Il Giornale dell'Umbria di domenica scorsa (sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'Economia sulle dichiarazioni Irpef), nel 2010 sono stati denunciati quasi 12 miliardi di reddito (11.770.986.000). La maggior parte arriva dai lavoratori dipendenti, per il 40 per cento del totale dei contribuenti e producendoil 49 per cento del reddito umbro. Con il 58 per cento dell'Irpef netta versata. Seguono i pensionati. Il lavoratore dipendente dichiara un reddito superiore a quello medio umbro: 18.720 euro invece di 18.380. I pensionati, quelli che versano il 36 per cento dell'Irpef totale, dichiarano di intascare 14.540 euro l'anno. 

Disoccupazione
Parlare di tasse e contribuzione in questo periodo, in cui ricade l'aumento delle addizionali Irpef, equivale a parlare di stangata. Cattive notizie arrivano anche sul fronte del tasso di disoccupazione in Italia. L'Istat rileva che a febbraio 2012 (sebbene i dati siano provvisori) gli occupati sono stati 22.918 mila, in diminuzione dello 0,1% (-29 mila unità) rispetto a gennaio. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente, l'occupazione segna un aumento dello 0,1% (16 mila unità). Il numero dei disoccupati, pari a 2.354 mila, aumenta dell'1,9% (45 mila unità) rispetto a gennaio. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 16,6% (335 mila unità). Il tasso di disoccupazione si attesta al 9,3%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 1,2 punti su base annua. In confronto a gennaio, il tasso di inattività risulta in diminuzione di 0,1 punti e si attesta al 37,2%

Crisi Occupazione in Umbria
Di crisi occupazionale preoccupante parlano anche i sindacati umbri. Secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale Cgil, sono stati 18mila i lavoratori nella regione che nel 2011 sono stati coinvolti dalla Cassa Integrazione, di cui 9mila a 0 ore. Nel 2012  continua ad aumentare il numero delle aziende in crisi a consuntivo 2011 e c’è (dato confortante) una riduzione minima della Cassa Integrazione in Umbria, del 3,97% rispetto al 2010. In particolare, nel 2011 il numero delle ore di cassa integrazione richieste e autorizzate è stato pari a 18.962.141, con un calo della Ordinaria del 10%, della Straordinaria del 10,7% e un aumento della cassa in deroga dello 0,75%.

Fallimenti aziende in aumento
In Italia c’è sempre più voglia di metter su un’impresa, ma la crescita rallenta e si contano circa 38 fallimenti al giorno. A parlare in questo caso è la Camera di Commercio di Perugia in riferimento ai dati riferiti nel corso dell'Assemblea delle Camere di Commercio che si è svolta a Perugia e si riferiscono allo scorso anno, nel corso del quale ci sono state oltre 55mila richieste di registrazione di attività portando il tasso di crescita degli imprenditori a +0,9%. Il saldo tra iscrizioni e cessazioni è meno consistente del 2010, quando, nello stesso periodo, ha superato le 71mila unità, inoltre sono quasi mille in più rispetto all'anno scorso le imprese che, nei primi tre trimestri dell’anno, sono entrate in procedura fallimentare, per complessive 10.323 unità. In pratica tra gennaio e settembre 2011 sono scomparse 38 imprese al giorno.
Aumentano di 4.714 unità le società di persone mentre le altre forme giuridiche crescono di 3.742 imprese. Trova conferma dunque la maggiore capacità di restare sul mercato delle forme più strutturate di impresa: il saldo delle società di capitali è infatti dovuto a un forte (e positivo) disallineamento tra iscrizioni e cessazioni (le prime pari a oltre il doppio delle seconde), mentre, nel caso delle altre forme giuridiche, la forbice e' decisamente più stretta, portando le cessazioni molto vicino al dato di incremento delle iscrizioni.

Crisi del Credito, la denuncia di Confcommercio
Per fermare la scia delle chiusure è importante che l'accesso al credito sia più facile. Questo secondo la Confcommercio. Da un suo sondaggio, realizzato a Perugia, emerge che: "A chi è 'piccolo' e già sconta gli effetti della crisi, con cali più o meno accentuati di fatturato, il sistema bancario non concede fiducia". "Il sistema bancario - commenta Confcommercio - ha di fatto stretto i cordoni della borsa. Comprendiamo quando dicono ne non hanno il compito di fare welfare, ma invitiamo le banche, che operano in Umbria,  a riflettere almeno su due tipi di considerazioni. La prima è che in molti casi, la crisi delle imprese, è spesso proprio di liquidità". Chi si trova in questa condizione secondo la Confcommercio può rischiare il fallimento anche se ha buone prospettive economiche. "La seconda considerazione - conclude - riguarda i dati resi noti nei giorni scorsi sul rapporto tra banche ed imprese: in Umbria, i grandi  clienti delle banche detengono il 76% delle sofferenze bancarie, hanno la quasi totalità dei prestiti. Ai piccoli continuano ad arrivare le briciole, anche se dimostrano di essere pagatori più affidabili".

 
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