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Le nuove norme sul lavoro che già sanno di vecchio

L'Analisi

Disse Abramo Lincoln: "Potete ingannare tutti per un po' di tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo". Ebbene, esaminando il guazzabuglio di misure sul riordino del mercato del lavoro contenute nella bozza preparata dal governo Monti, mi è venuta alla mente questo celebre aforisma del presidente statunitense che abolì la schiavitù.

Un guazzabuglio di misure, spesso contraddittorie e di dubbia efficacia, che seguono a ruota l'altro grande flop dell'attuale esecutivo: il decreto sulle liberalizzazioni. Tutto ciò sembra ancor più avvalorare l'impressione di un classico atteggiamento gattopardesco della nostra politica, il quale prosegue pur sotto l'etichetta professorale di un governo tecnico, in cui l'effetto annuncio e le intenzioni dichiarate fanno premio sulla sostanza effettiva dei provvedimenti adottati. Nella fattispecie, molto brevemente, allo scopo sbandierato di rimuovere le ingessature normative e burocratiche che gravano sul nostro mercato del lavoro, si è risposto con una serie di misure piuttosto complesse, frutto di un estenuante compromesso con le cosiddette parti sociali. Compromesso che, per la cronaca, all'ultimo momento ha visto la defezione della Cgil della Camusso, preoccupata più dalla prospettiva di non lasciare spazio alla sua riottosa opposizione interna capeggiata dalla Fiom, che dalla presunta limitazione dei diritti contenuta nella summenzionata bozza del governo.

Molto in soldoni, nella proposta di Monti e Fornero il tema dei licenziamenti individuali viene risolto, per così dire, dividendolo in tre tipologie: licenziamento per motivi economici, disciplinari e discriminatori. Ora, solo nel primo caso è previsto solo un indennizzo economico, da 15 ad un massimo di 27 mensilità, pagato dall'azienza. Ma per ciò che concerne il licenziamento disciplinare il giudice potrà decidere tra l'indennizzo nella stessa misura o il reintegro; mentre per quello discriminatorio, una volta accertato, rimane in vigore l'attuale norma che prevede l'immediata ripresa in carico del dipendente. Su questo punto poi, dobbiamo sottolineare una lettera di 53 personalità che operano nel campo del diritto in cui si accusa il governo Monti di spacciare per novità norme già operanti da alcuni decenni (il gattopardismo di cui sopra). Infatti, proprio in merito ai licenziamenti per motivi discriminatori, lo stesso governo si è vantato di aver esteso a tutte le imprese, comprese quindi anche quelle sotto i 16 dipendenti, il reintegro obbligatorio. Tuttavia in realtà, come sostengono correttamente gli studiosi bolognesi, una simile guarentigia è prevista già dal 1990, attraverso l'articolo 3 della legge 109. 

Ma a parte la controversa questione della mobilità in entrata, destinata a subire prevedibili modifiche in Parlamento, visto che il Pd di Bersani -anch'esso come la Cgil pressato dalla concorrenza delle sua ala radicale - ha già preannunciato battaglia, nel complesso il pacchetto di misure in discussione appare a tutta prima come un ulteriore aggravio di costi per il sistema aziendale nel suo complesso. Soprattutto per le piccole e medie imprese, infatti, ci sono almeno due misure cha vanno in questa direzione. In primis, l'estensione a tutti i salariati del nuovo sussidio di disoccupazione, denominato con l'acronimo Aspi, il quale sarà nettamente più lungo a consistente di quello attuale, verrà finanziato da tutte le imprese. In secondo luogo per i contratti a tempo determinato, che in gran parte riguardano proprio le aziende di minori dimensioni, è previsto un aggravio del citato contributo per il fondo di disoccupazione, attualmente fissato all'1,3% dello stipendio. Ebbene chi assume a scadenza dovra sborsare un ulteriore 1,4%, facendo lievitare uno dei nostri problemi mai risolti: l'eccessivo costo del lavoro. Tutto ciò, unito alla entità prevista per gli indennizzi nel caso dei licenziamenti individuali che risulta la più alta d'Europa (a questo proposito la ricca Germania prevede un massimo di 18 mensilità) ed alla evidente farraginosità delle nuove disposizioni, non potrà che aggravare la già desolante cornice in cui sono costrette ad operare le nostre attività economiche. Staremo a vedere.

 
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