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Indagini lampo, testimoni chiavi e Dna: così i carabinieri hanno preso gli assassini di Luca

L'Analisi

Due settimane per garantire la banda assassina alla giustizia. Stavolta la celerità delle forze dell'ordine è stata - occorre dirlo - sorprendente. I carabinieri sono riusciti a rintracciare i membri della banda in pochissimo tempo. Gli investigatori hannno collegato quasi immediatamente le due rapine, quella nella quale fu violentata una donna e quella che finì con l'omicidio di Luca Rosi. Dna, tracce, collegamenti e super testimone hanno portato al buon esito delle indagini. La donna di Iulian Ghiorghita ha aperto la via agli arresti e svelato alcuni particolari davvero importanti. Questo traspare dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Perugia Carla Maria Giangamboni. 

Sono i pubblici ministeri Petrazzini, Duchini e Formisano a ricostruire la vicenda nella richiesta che viene richiamata dal gip. Le belve così vengono accerchiate. Venerdì scorso i primi due presunti autori delle efferate rapine, Iulian Ghiorghita e Aurel Rosu, romeni di 31 e 20 anni vengono bloccati a bordo di un pulmino Mercedes che fa la spola con l'est europeo. Perché stessero tornando dopo essere scappati in Romania, dove erano monitorati dall'Arma, non è chiaro. Probabilmente volevano "eliminare" le residue prove che li incastrano. I militari stanno indaganto per accertare dove fossero diretti i due, che risiedono nella zona di Vercelli. Ai presunti responsabili dell'omicidio Rosi (Ghiorghita e Rosue sono indagati anche per la rapina di Resina, dei primi giorni di febbraio, in cui una donna di 54 anni era stata violentata) i militari sono giunti al termine di una complessa indagine nella quale sono stati impegnati vari reparti dei Carabinieri coordinati dalla procura del capoluogo umbro. Il Dna che incastra uno dei rumeni è lo stesso al quale gli inquirenti sono risaliti dopo la violenza sessuale e di quello rintracciato in casa della famiglia di Luca Rosi. Una prova schiacciante. 

La rapina di Ramazzano era avvenuta il 2 marzo scorso. Ad agire erano stati tre banditi, a volto coperto e armati di due pistole. Nella villetta erano entrati intorno alle 23 dopo avere scavalcato la recinzione, aperto con un calcio la porta-finestra della cucina e sparato due colpi in aria. Nella casa in quel  momento si trovavano Luca Rosi (che non viveva con i genitori ma era passato a trovarli), la madre, la compagna trentacinquenne del bancario e il figlio, di otto anni, della sorella di quest'ultimo. Alla fine il bottino è stato di qualche gioiello e poche centinaia di euro. Prima di allontanarsi, dopo circa un'ora, a tutti i presenti sono stati legati i polsi con i cavi dei caricabatteria di telefoni cellulari. E' stato in quegli attimi che uno dei malviventi, dopo avere chiesto la chiave del cancello della villetta, si è rivolto alla compagna di Rosi dicendole ''tu vieni''. Il bancario ha tentato di reagire ed è stato ucciso con quattro colpi di pistola. Prima di arrestare Ghiorghita e Rosu i carabinieri erano riusciti a risalire al basista della prima rapina. Altro elemento importante per ricostruire l'intero tassello. Questa mattina l'operazione congiunta con la polizia rumena con l'arresto di Dorel Gheorghita, 23 anni. Il terzo appartenente alla banda o meglio - se le accuse  verranno appurate - al branco viene preso, l'incubo dell'Umbria è terminato.

 

 
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