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La protesta No Tav e la giustificazione "confusa" della sinistra

L'Analisi

In merito alle violente proteste con cui alcune frange di estremisti stanno cercando di bloccare i lavori per la cosiddetta Tav, nella Val di Susa, si nota il solito atteggiamento un po' shizofrenico di buona parte della sinistra italiana. Così come era nel caso dei famosi compagni che sbagliavano, durante i drammatici anni piombo, anche in questa vicenda si vorrebbe ottenere la quadratura del cerchio condannando le violenze, ma avvalorando nella sostanza le ragioni di chi, costi quel che costi, vorrebbe bloccare definitivamente un progetto di fondamentale importanza per i nostri scambi commerciali. Si tratta infatti di agganciare l'Italia al corridoio europeo di alta velocità che parte da Lione e, transitando per Torino, arriva sino a Kiev. Ebbene, lo stesso progetto è stato approvato da tutti gli organi di rappresentanza europei e nazionali ad ogni livello. Ma ciò, evidentemente, non basta a tacitare i maldipancia dei sinistri fiancheggiatori di una protesta che viene considerata da quest'ultimi legittima solo per il fatto di essere portata avanti. 

E tra gli argomenti che vengono sbandierati per dimostrare la dannosa inutilità della nuova ferrovia  ve ne uno in particolare che viene ripetuto come un mantra, così come ha fatto il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero nel corso di una recente puntata di "Otto e mezzo", talk show condotto da Dietlinde Gruber detta Lilli. Tale obiezione si basa sulla bassa utilizzazione della tratta attuale, stimata tra il 30 e il 40% della capacità effettiva. Ciò dimostrerebbe secondo gli epigoni di Mao, il quale scrisse che "ribellarsi è giusto" sempre, che non vi sarebbe alcuna necessità di investire alcuni miliardi di euro in un'opera che risulterebbe decisamente sovrabbondante. 

In realtà, chiunque avesse una conoscenza di massima della nostra intera rete ferroviaria, in gran parte ancora funzionante a binario unico, comprenderebbe la pretestuosità di tale obiezione. E' fin troppo ovvio che in tutto il Paese il trasporto merci su rotaia -quindi non solo nella tratta in questione- lavora ben al di sotto del massimo regime. Tant'è che  meno del 10% delle stesse merci transita sui nostri treni. E ciò per il semplice fatto che l'attuale struttura ferroviaria da far west rende più conveniente il trasporto su gomma. Ed è proprio per questo che il Paese ha aderito all'alta velocità europea, scommettendo sull'ammodernamento di una linea di fondamentale importanza. In tal modo, una volta ultimata la sua costruzione,oltre agli indubbi benefici economici,  si abbatterebbe in modo significativo anche l'enorme inquinamento derivante dal transito dei Tir. D'altro canto, se fosse valida la tesi dei No-Tav non si sarebbe neppure dovuto costruire il tratto appenninico dell'Autostrada del Sole, dato che prima di essa forse risultava più conveniente oltrepassare le montagne a dorso di mulo. Ma questa è un'altra storia. 

 

 
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