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Umbria in prima pagina con l'arresto di Goracci e il ricorso contro Amanda e Raffaele

L'Analisi

Goracci e ricorso. Sono queste le due parole che hanno riempito la giornata di Perugia. Due casi che hanno sconvolto, incuriosito, acceso la gente dell'Umbria. Due avvenimenti che però non restano nei confini regionali, li superano e riportano la nostra regione sulle cronache nazionali e anche internazionali. Ecco quindi un resoconto della giornata. 

ARRESTO GORACCI: Primo caso, l'arresto dell'ex sindaco di Gubbio e di altre otto persone accusati di associazioni a delinquere per vari reati. Lo chiamavano "lo zar", "il re", o addirittura "il padrone", l'ex sindaco di Rifondazione comunista di Gubbio, Orfeo Goracci, attuale vicepresidente del Consiglio regionale dell'Umbria, finto oggi agli arresti insieme ad altre otto persone del suo "gruppo", tutti ex amministratori, consiglieri in carica o funzionari del Comune. Secondo uno dei testimoni-chiave dell'inchiesta della procura di Perugia, condotta dai carabinieri dell'Arma territoriale e da quelli del Ros, Goracci "all'interno dell'Amministrazione si comportava come un dittatore, disponendo del Comune come di una cosa propria, rifiutando ogni consiglio che non fosse conforme alla sua volontà e penalizzando o favorendo a suo arbitrio i dipendenti, in particolare le donne". Per tutti l'accusa è di aver dato vita ad un'associazione per delinquere, promossa da Goracci, attiva dal 2002 "ed ancora in essere", finalizzata a commettere "una serie indeterminata" di reati di abuso d'ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici. Tutto ciò, instaurando "un clima di intimidazione e di paura all'interno del Comune di Gubbio", emarginando, danneggiando e minacciando le persone "invise o ostili" al sodalizio e "piegando lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati, consistenti in vantaggi politico-elettorali, mantenimento delle posizioni di potere e sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stessi e per soggetti loro legati da vincoli di vicinanza politica, amicizia e sentimentali (per il Goracci)". Sì, perché l'ex sindaco - si legge nelle carte processuali - avrebbe illegittimamente favorito alcune dipendenti con cui avrebbe intrattenuto delle relazioni e, al contrario, danneggiato chi avrebbe respinto le sue avances: nell'ordinanza di custodia cautelare viene in particolare citato il caso di una agente di polizia municipale a tempo determinato penalizzata nel concorso per vigile urbano a tempo indeterminato, che per due volte sarebbe stata molestata dal sindaco nel suo ufficio. Per questo episodio Goracci è accusato anche di violenza sessuale. Insieme a Goracci sono finiti in carcere il suo braccio destro, l'ex assessore e vicesindaco Maria Cristina Ercoli, Lucio Panfili e Graziano Cappannelli, già assessori e attualmente consiglieri comunali di Gubbio, e Lucia Cecili, "funzionaria comunale legata anche sentimentalmente al Goracci". Gli arresti domiciliari sono stati invece disposti per Antonella Stocchi, "consigliere comunale legata anche sentimentalmente al Goracci"; Paolo Cristiano, già segretario generale e dirigente del Comune di Gubbio; Marino Cernicchi, ex assessore della giunta Goracci e la dipendente comunale Nadia Ercoli, sorella di Maria Cristina. Lungo l'elenco degli episodi contestati, a vario titolo, al "gruppo Goracci": dagli abusi e pressioni su una dirigente del Comune (dalle cui denunce è partita l'inchiesta) per favorire Nadia Ercoli, sorella dell'allora vicesindaco, e farla diventare comandante della Polizia municipale, alle minacce di rimozione rivolte ad un altro dirigente, 'accusato' tra l'altro di non aver sottoscritto la lista di Rifondazione comunista e non aver penalizzato un dipendente in quanto "diessino". Dal tentativo di avviare un procedimento disciplinare nei confronti di un sindacalista "inviso al sodalizio", anche perché sospettato di essere l'autore di alcuni "bigliettini anonimi sulle malefatte dell'ex sindaco", ad abusi vari, anche per l'assegnazione della gestione di un bar "ad un gruppo di persone legate a Rifondazione Comunista". Fino alle pressioni su un consigliere comunale del Pd, minacciato di non venire 'stabilizzato' se non avesse procurato a Goracci l'appoggio del suo partito per le amministrative del 2006. "Piena fiducia nell'azione della Magistratura" è stata espressa fa Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, il quale ha auspicato che si faccia rapidamente piena luce sulla vicenda e ricordato che già a novembre il partito ha sospeso gli indagati e chiesto a Goracci di dimettersi da vicepresidente del Consiglio regionale dell'Umbria. Cosa che non è avvenuta.

 

RICORSO CONTRA AMANDA E RAFFAELE: Quella che ha assolto in appello Raffaele Sollecito e Amanda Knox dall'accusa di avere ucciso Meredith Kercher è una sentenza segnata da ''gravi errori logico-giuridici'' secondo la procura generale di Perugia, "convintissima" della responsabilità nel delitto dei due ex  fidanzati insieme a Rudy Guede. Per questo i magistrati ne chiedono l'annullamento alla Cassazione con un ricorso di un centinaio di pagine depositato oggi. Articolato in dieci punti principali. A firmarlo sono stati il procuratore generale Giovanni Galati e il sostituto Giancarlo Costagliola, che ha rappresentato l'Ufficio nel processo di secondo grado. Per i due magistrati il processo d'appello è stato caratterizzato dalla "anomalia" delle prime parole del giudice relatore secondo cui l'unico fatto "davvero certo e indiscusso" era il rinvenimento del cadavere della Kercher. "Affermazione gravissima per un 'giudice terzo'", "di per sé sconcertante" si legge nel ricorso. "Una clamorosa anticipazione del giudizio" per il pg Galati. Ad avviso della procura generale la Corte si è posta non come un organismo d'appello "ma come una sorta di giudice alternativo di primo grado, il cui compito era di prendere una decisione sui fatti, senza nemmeno dovere esaminare la sentenza di primo grado". "Come se dovesse decidere - sottolinea Costagliola - ex novo sull'omicidio. Un appiattimento totale sulle posizioni della difesa". "Sembrerebbe una seconda sentenza di primo grado", ribadisce Galati. I magistrati contestano "l'anomalia complessiva" della sentenza d'appello. Definendo "contraddittorie o illogiche" le motivazioni alla base di alcuni punti cardine del processo. Parlano di "errori di metodo" e di "sostanziale erronea valutazione dei dati acquisiti che hanno influenzato modo determinante la correttezza della decisione". Nel ricorso si contesta "l'inosservanza" dei principi di diritto dettati dalla Cassazione per il processo indiziario, la violazione del principio di utilizzabilita' per le sentenze irrevocabili, quella a carico di Guede, e le motivazioni che hanno portato a ritenere inattendibili due testimoni.   Secondo la procura generale manca poi l'assunzione di una "prova decisiva", l'analisi genetica da parte dei periti nominati dai giudici d'appello del campione prelevato dal coltello considerato l'arma del delitto. "Esame possibile con le attuali tecniche d'avanguardia" ha spiegato Galati. E riguardo all'ora della morte della studentessa inglese (uccisa a Perugia la sera del primo novembre del 2007) i magistrati parlano di "mancanza o manifesta illogicità della motivazione per contrasto con altri atti del processo". Per i pg nella sentenza d'appello "vengono valorizzati pressoché esclusivamente gli argomenti dei consulenti della difesa o le ipotesi ricostruttive maggiormente giovevoli alla tesi difensive". In linea con una "sorta di pregiudizio" legato - si legge nel ricorso - con l'affermazione che "nulla era certo salva la morte di Meredith Kercher". Mentre - secondo il pg - la sentenza di primo grado che condannò Sollecito e la Knox a 25 e 26 anni di reclusione (quasi quattro trascorsi in carcere) era "completa e accurata". "Un calvario che non finisce mai" la reazione di Sollecito dopo avere saputo del ricorso del quale invece la Knox è stata informata a Seattle. "Sono sicura della mia innocenza e spero di tornare prima o poi in Italia" ha ripetuto anche in questi giorni l'americana ai suoi difensori. La parola passa ora alla Cassazione - alla quale hanno fatto ricorso anche i legali della famiglia Kercher - che potrà o confermare la sentenza d'appello rendendola definitiva o  annullarla rinviandola ad altri giudici di secondo grado (in questo caso quelli di Firenze).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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