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Manovra Monti, la reazione del mondo agricolo

L'Analisi

La manovra Monti ha sollevato polemiche e critiche da vari ambiti, tra cui quelli imprenditoriali. Tra questi non manca la voce del mondo agricolo che si fa sentire attraverso i principali sindacati di categoria.
Per la Coldiretti: "E’ il senso di responsabilità e il bene che vogliamo a questo Paese che ci ha portato a non manifestare in piazza di fronte alle iniquità che questa manovra riserva al settore agricolo - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini -. L’emendamento che prevede la differenziazione sostanziale del  trattamento fiscale di chi il terreno lo usa per vivere e lavorare rappresenta un primo segnale che - ha sottolineato Marini - dovrà però essere esteso come principio e rafforzato nei numeri. E’ evidente che finita “l’emergenza manovra” dovremmo aprire un serrato confronto con il Parlamento e il Governo per riaffermare il ruolo strategico di un settore determinante dell’economia reale, una leva competitiva formidabile per il Made in Italy nel mondo. Ruolo che - ha concluso Marini - evidentemente a troppi ancora sfugge.
Appare ancora più diretto il dipappunto della Confagricoltura: "La riduzione del moltiplicatore per stabilire la base imponibile dei terreni agricoli (da 120 a 110, a fronte dell’attuale coefficiente pari a 75) viene considerata da Confagricoltura Una misura quasi irrilevante che non dà alcun sollievo ad un settore fortemente penalizzato dalla manovra.


Qui non si tratta - spiega il presidente Mario Guidi - di accontentare gli agricoltori con uno sconto del 10% sulla base imponibile. E’ l’intero impianto dell’imposizione fiscale sui terreni, ma soprattutto sui fabbricati strumentali all’attività agricola, che risulta iniqua e punitiva per le imprese del settore. Se poi fosse vero che si sta valutando la possibilità di una IMU separata per la sola proprietà è facile prevedere un incremento dei costi per i contratti di affitto. L’estensore di queste norme - conclude il presidente di Confagricoltura - si confronti con le organizzazioni agricole. In noi troverà interlocutori consapevoli e disponibili a costruire una proposta sostenibile”.
Non diversa la posizione della Cia che si dice  preoccupata per gli interventi fiscali contenuti nel “maxi-emendamento”. "Al settore primario si chiedono pesanti sacrifici, ma non c’è alcun provvedimento a sostegno della crescita imprenditoriale. Con l’abbassamento a 110 del moltiplicatore da applicare ai redditi dominicali é stato riconosciuto il valore dell’attività dell’agricoltore. E’ un primo passo di un percorso che va però proseguito. Già il documento varato il 4 dicembre scorso conteneva misure penalizzanti per l’agricoltura, ma ora i provvedimenti del maxi-emendamento alla manovra economica del governo Monti sono addirittura peggiorativi  per il settore e rischiano mandare in rosso i bilanci di migliaia di aziende. Un fortissimo aggravio dei costi, attualmente molto onerosi, dovuto soprattutto all'articolo che anticipa l'introduzione dell'Imposta municipale e che conferma l'assoggettamento dei fabbricati rurali abitativi e strumentali, sulla base delle aliquote previste nel testo originario. Le modifiche apportate dal maxi-emendamento, frutto della discussione parlamentare, prevedono, infatti, un ulteriore onere a carico degli agricoltori possessori di fabbricati rurali, costretti ad accatastare gli immobili entro il prossimo 30 novembre 2012. Il che -afferma la Cia- comporterà un costo significativo per il settore stante il numero rilevante di fabbricati ancora presenti, legittimamente, nel catasto terreni. A questo si aggiunge -ribadisce la Cia- la beffa dell'abolizione della disposizione di proroga che consentiva la regolarizzazione dei fabbricati rurali entro il 31 marzo 2012. Mentre si va nella giusta direzione per i terreni agricoli per i quali, con l’abbassamento del moltiplicatore, c’è stato un riconoscimento del lavoro del produttore, anche se è ancora insufficiente.  E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per i riflessi che gli interventi di carattere fiscale avranno per i produttori i quali vivono una situazione difficile che nell’immediato futuro sarà ancora più grave.

 

 
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