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L'uccello di Fuoco apre le sue ali sul palco del Brecht: da Art Niveau un coinvolgente viaggio nei sentimenti per grandi e piccini

L'Analisi

"Arrivare" alle giovani generazioni è senz'altro più difficile che "arrivare" ad un adulto, questa l'impressione che si ha dalla platea assistendo ad uno spettacolo di Teatro per ragazzi. Rendere partecipe un bambino (in crescita emozionale) è più complicato, sebbene forse questi abbia una mente più aperta, ma, al contempo, vista l'età, meno "abituata" alla cultura, ma, vedendo le reazioni del pubblico in sala, ci sembra che la Compagnia Art Niveau, in scena domenica scorsa, 7 dicembre, al Teatro Brecht di Perugia con "L'Uccello di fuoco", inserito nel cartellone di "Teatro per ragazzi" promosso da Fontemaggiore Teatro Stabile di Innovazione, sia ben riuscita a portare bambini ed adulti sullo stesso piano di comprensione. Il merito va ad una serie di elementi quali un linguaggio, semplice, diretto e senza fronzoli superficiali, una scenografia essenziale ma d'effetto, composta da luci soffuse ed origami, uniti ad un attenzione particolare per il corpo, comprimario del testo recitato. Un corpo che, per tutto il tempo della pièce, ha riempito ogni spazio libero del palcoscenico catapultando gli spettatori nel mondo di Ivan e Vassilissa. Ci spiega Giulia Zetti interprete e regista insieme a Cecilia Ventriglia: "Ci siamo posti come obiettivo di pensare ad un "qualcosa" che fosse diretto sia agli adulti che ai bambini e che fosse"multilivello" ovvero creare spettacoli che raggiungano più livelli" un modo per far si che lo stesso spettacolo arrivi in contemporanea a più fasce d'età, scopo possibile, in questo caso, sempre a detta della regista, grazie all'utilizzo del linguaggio musicale. Chiediamo alla Zeetti il perché della scelta degli origami e l'attrice asserisce che, pensando al concetto di fuoco le è venuto in mente che l'elemento da contrapporre fosse ovviamente il ghiaccio "e la forma del ghiaccio è "conica" ha degli "spunzoni" in cima. Questa immagine mi ha rimandato alla carta bianca. La carta bianca mi fa venire in mente il freddo, il fuoco è caldo, perché dunque non giocare su questi opposti? La sfida che ne esce è pertanto raccontare il fuoco tramite il suo opposto". E infatti, un delicato movimento di carta sembra proprio collocare la storia, grazie anche ai costumi di scena candidi come la neve, in un paese immerso nel rigido inverno, in un gelo che però non riesce a spegnere il calore del fuoco. Una storia che, come scopriremo parlando con questa sensibile artista, è tratta da un libro che amava leggere da bambina, vero e proprio tesoro da cui troverà giovanissima la spinta emozionale (di cui parlavamo all'inizio) per intraprendere questa avventura. 

Ma torniamo sul palco dove i movimenti geometrici e stilizzati, gli origami stessi, il trucco del cattivo Kascej, cereo forse per la neve, forse per dare un ulteriore tocco orientale, sono volutamente (appunto) ispirati all'atmosfera che si percepisce nel Teatro giapponese. Grazie a questi gesti codificati e il gioco di luci e musica ne esce uno spettacolo armonioso e "ordinato" (come un quadro perfettamente dipinto senza neanche la più piccola sbavatura) in cui le due attrici, la Zeetti e Cecilia Ventriglia, sono guidate da una voce narrante melodiosa che ne tira le fila quasi a farle sembrare presenze eteree in un suggestivo sogno senza tempo e senza spazio. Una bellissima "favola" tutta da vivere con le protagoniste (il cui sguardo assorto colpisce in ogni scena) che, lungo il percorso riusciranno a riscoprire e a vivere, insieme agli spettatori, valori e sentimenti spesso sopiti nel cuore, anche di chi si mostra più rude e gelido. 
(foto LOSTUDIO8)
L'uccello di fuoco della Compagnia ART N/VEAU, regia Giulia Zeetti e Cecilia Ventriglia, è stato realizzato con il contributo di Teatro Stabile dell'Umbria e il sostegno di Dance Gallery, Dèjà Donnè, Spazio Onnivora, di e con Cecilia Ventriglia, Giulia Zeetti, scenografie e costumi di Ayumi Makita, musiche da L'uccello di fuoco di Stravinsky, disegno luci a cura di Gianni Staropoli, tecnica Emiliano Austeri . 
 
 
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