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Home L'Analisi Al Brecht, la magia della tradizione umbra... ritrovata da Fontemaggiore nelle fiabe di Donato Loscalzo
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Al Brecht, la magia della tradizione umbra... ritrovata da Fontemaggiore nelle fiabe di Donato Loscalzo

L'Analisi

Sul palco del Teatro Bertold Brecht di Perugia si aggirano due fantasiosi uccelli dalle piume variopinte. La missione, affidata loro perentoriamente dal Re in persona: ritrovare le fiabe originarie dell'Umbria, unica regione mancante nella collezione del sovrano. 

Ad andare in scena, il 2 e il 3 dicembre,  per la rassegna di Teatro per ragazzi, curata da Fontemaggiore Teatro Stabile di Innovazione, è stato lo spettacolo "Fiabe ritrovate" liberamente ispirato a "Fiabe umbre" di Donato Loscalzo (Morlacchi 
Editore). Un insieme di fiabe spesso sconosciute persino ai suoi abitanti ed importante per una regione in cui, come leggiamo dalle parole di Loscalzo "Racconti e profacole non ebbero grande fortuna. Così quando nel 1956 Calvino pubblicò la sua raccolta di fiabe italiane, escluse l'Umbria che, a suo dire, non forniva alcuna tradizione". Nel volume, dunque, il tentativo di colmare questa mancanza. Una carenza colmata dalle dodici storie, tre delle quali vengono rappresentate in questo spettacolo per bambini dai 3 ai 10 anni, dalla Compagnia Fontemaggiore, con Enrico De Meo, Lorenzo Frondini e Nicol Martini, costumi di Beatrice Ripoli, scenografia di Stefano Cipiciani, luci a cura di Pino Bernabei, testo di Valentina Renzulli, regia di Beatrice Ripoli. 
Ma torniamo sul palco: un po' superficiali e presi più che altro dalla propria bellezza, i due protagonisti affrontano il lungo viaggio che li porterà in un bosco del cuore verde d'Italia ma lo fanno sottovalutando il valore della loro impresa e inconsapevoli dell'importanza del sapere che le fiabe, tramandate di generazione in generazione, possono avere. Stanchi e affamati verranno aiutati da un misterioso ma bonario Signor Fiaba che li condurrà in un percorso di conoscenza, forse proprio nella speranza di cambiarli nel profondo del cuore. Primo passo, spogliarsi delle proprie piume, per abbandonare simbolicamente la superficialità che li contraddistingue. I due "piccoli" volatili acconsentono, soprattutto per paura di tornare a mani vuote, non rendendosi conto che così facendo, iniziano a mettere a nudo la propria anima. 
Un meraviglioso mondo lacustre si apre: nel fondo del Lago (il riferimento è chiaramente al LagoTrasimeno, cui nome sembrerebbe prendere origine da questa leggenda), un castello di vetro invisibile, il Castello del Dio Oceano. Con lui vive 
Agilla, sua figlia, "prigioniera" delle acque e desiderosa di una vita diversa. Il sogno della fanciulla è quello di riuscire ad amare un mortale. "Ti porterà solo infelicità" tuona il padre che però, davanti alla tristezza dell'amata erede, concede a malincuore l'opportunità di salire sulla terra ferma. Si sa, l'amore spesso prende strane vie e così il destino pone sulla sua strada il Principe Trasimenus. "Seguimi, amami e ti renderò immortale" e il Principe, tentato ed attratto da Agilla, acconsente. Ma, per quanto l'amore sia forte, non tutto sarà roseo nel loro futuro poiché la ragazza pur rendendo 
l'amato immortale, non ha potuto però fermare il tempo e donar lui anche l'eterna giovinezza. Passano gli anni e l'amore tra i due è sempre più forte ma, consapevole di non aver voluto dato ascolto al padre, Agilla vedrà Trasimenus divenire sempre più debole fino a doverlo portare sulle sue spalle per poterlo sorreggere per l'eternità. 
I due uccelli bambini continuano ad essere allegri ma, dopo aver ascoltato questa fiaba d'amore, appaiono un po' turbati e, accantonando la voglia di tornar a casa, chiedono al Signor Fiaba di raccontar loro un'altra novella. Altra fiaba dunque e nuove emozioni da vivere per i due viaggiatori. Dopo l'amore è la paura a far da protagonista. Quella paura che un giovane insoddisfatto non riesce a provare e che lo incuriosisce tanto da chiedere al padre di mandarlo alla ricerca di questa ignota sensazione. Il fanciullo entra nel bosco e gira ogni angolo sperando di vederla uscir fuori e la cerca "Paura 
dove sei?" e ancora "Paura vieni fuori". Dopo l'incontro con una maestosa aquila ed 
un lupo decisamente originale, ecco apparire fra gli alberi una coppia di "stranieri". Seppur non parlano la stessa lingua, il giovane dal cuore buono, intuisce che i due hanno bisogno di aiuto e che qualcosa li intimorisce. Lasciandosi guidare a gesti, questo improvvisato "eroe" riesce a liberare i viandanti da un incantesimo e per farlo, deve affrontare una situazione che lo renderà conscio di cosa sia la paura.  
Gli uccellini "spiumati" si ritrovano ad occhi spalancati e, finalmente dimentichi della propria nudità, rimangono in attesa di un'altra fiaba. Il Signor Fiaba racconta loro così la storia di Cecino. "Tanto tempo fa in un paesino umbro arroccato in un'impervia collina vivevano due contadini che litigavano tutto il giorno" motivo dei diverbi, la disperazione di non avere figli. Decisero così di chieder consiglio ai "vecchi". Consiglio che una volta seguito, porta tra le loro braccia un figlio, anche se non proprio come questi se l'aspettavano. Cecino "piccolo e dolce come un cecio" inizia così a crescere tra l'amore di una madre e il rifiuto di un padre. Dopo mille avventure, finisce tra le mani di un re saggio che lo aiuterà a conquistare quell'affetto mancante che il contadino gli ha sempre negato. Questo riavvicinamento commovente provocherà una magia e il piccolo "cecio" si trasformerà in ciò che avrebbe sempre voluto essere. 
Questa volta gli uccellini hanno gli occhi che brillano, forse per lacrime nascoste o per la gioia di essere riusciti a percepire l'amore di Agilla, il coraggio del giovane del bosco e la felicità di Cecino. Sicuramente non sono più gli stessi sciocchi esserini che hanno intrapreso il viaggio. Più maturi e consapevoli degli insegnamenti ricevuti, se ne vanno, seppur con dispiacere, recando finalmente in mano il libro delle fiabe umbre tanto desiderato dal re e conquistato passo dopo passo con la loro attenzione. Ma insieme alle pagine scritte i due portano con loro un tesoro ben più prezioso, uno scrigno emozionale pieno di sentimenti per cui vale aver perso, seppur per breve tempo, il vanitoso abito pieno di piume colorate. 
 
 
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