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La trasformazione della "Crisalide" nel suggestivo braccio dell'ex carcere di Perugia

L'Analisi

Un percorso itinerante molto originale, partendo dalla suggestiva location dell'ex carcere maschile di Piazza Partigiani (Perugia) che già all'entrata  metteva il pubblico in soggezione (seppur dismesso, si poteva percepire tristezza, austerità e sensazione di disagio, privazione e sgomento), per "Crisalide", la performance che, nell'ambito delle tre giornate di festeggiamento per la Candidatura a "Perugia finalista Capitale Europea della Cultura", 
ha visto in scena gli attori di Teatro di Sacco, diretti da Roberto Biselli, i musicisti del Conservatorio "F.Morlacchi" e le danzatrici della Undercover Dance Company sulle coreografie di Manuela Giulietti, domenica 30 marzo. Un viaggio insolito accompagnato dall'esecuzione degli strumenti degli allievi del Morlacchi che entravano in "piacevole" e netto contrasto con le mura spoglie e le sbarre asfissianti che si susseguivano lungo i corridoi. Dopo l'ingresso, guidato da Samuele Chiavoloni, e le "Grida ninfali" degli strumentisti d'eccellenza, gli ospiti sono stati radunati nella stanza che, all'epoca vitale dello stabile, era riservata agli avvocati. Qui Mauro Celaia ed Elisa Menchicchi hanno ricostruito uno spaccato toccante legato alla violenza perpetrata sulle donne dai medici e i dirigenti delle vecchi prigioni, là dove le carcerate venivano utilizzate come cavie di esperimenti, sottoposte a "torture", elettroshock e quant'altro. Nella pièce la situazione vedeva il "carnefice" legato ad una sedia e la "vittima", armata, in posizione di vantaggio: un'analisi dei fatti e la paura della donna, provata anni indietro e ripercorsa dal protagonista maschile, è divenuta il terrore dell'uomo ora non più forte della sua "virilità" ma reso "indifendibile" dalle sue stesse azioni. A suo tempo, infatti, egli con curiosità esercitava il proprio potere, senza fermarsi a pensare al dolore e al panico delle prigioniere, dimostrando che il fine più alto, il risultato medico, superava facilmente il 
rispetto della persona sottoposta a traumi e violenze. Altro passo in avanti e lo sbalzo ha condotto i partecipanti nella cappella della prigione: qui si è sviluppato "Pupa" (con Roberto Biselli e Maurizio Modesti) uno stralcio del rapimento di Aldo Moro e dei suoi ultimi giorni di vita da prigioniero durante il "processo popolare" organizzato dalle Brigate Rosse. Nonostante la lettura di due lettere di Moro (la più commovente quella per i suoi cari, in cui l'uomo, e non il politico, si sofferma a ricordare i gesti semplici che poi sono quelli che saldamente ricordano la routine della famiglia), questo momento, forse per stemperare l'emozione forte della scena precedente, ha riportato un pò di stabilità nel cammino del pubblico. L'originalità dell'arte non si è fermata qui ed ha voluto concludere conducendo i "viaggiatori" in un volo di fantasia interpretativa nelle ultima due fasi, che vedeva protagoniste le danzatrici professioniste della Undercover Dance Company (Letizia Cucchia, Paola Franceschini, Greta Genovesi, Costanza Lindi, Claudia Micheli per "Evaporazione" e Rinaldo Morosi, Daniele Tomassini e Chiara Verdecchia per "Metamorfosi"). Uno scenario onirico in cui le performers si muovevano a ritmo lento (forse a simboleggiare lo stesso scandire indolente del tempo all'interno del carcere). Un'atmosfera, a momenti impregnata di realtà e a momenti dal sapore sognante, vedeva le figure in continua "trasformazione", non fisica ma a livello inconscio. Tra tutte spiccavano due danzatrici, vestite e pettinate allo stesso modo, sogno e realtà appunto, che si incontravano (ottimo il congiungimento simbolico e singolare delle caramelle) per poi staccarsi di nuovo, un distacco violento alla fine del quale però, sono riuscite a ricongiungersi, all'esterno nel cortile d'aria, dove, una volta ritrovata l'unione, hanno volto insieme lo sguardo all'esterno, unico punto di vita anelato in un ambiente come quello in cui lo spettacolo ha avuto luogo. "In ogni trasformazione -  ci spiega la coreografa  - c'è una forte e dolce scelta d'amore". La Giulietti, come è nel suo stile, non ha voluto forzare sul significato guidato della storia e ha lasciato spiragli aperti all'interpretazione personale a chiunque abbia voluto assistere allo schiudersi della "pupa". "Nell'interpretazione - continua la Giulietti -  ognuno di noi mette qualcosa di suo. Sente e viene guidato dal proprio bagaglio di vita e dalle esperienze provate" e, infatti, molto probabilmente non tutti avranno compreso forse il vero e pieno significato della 
performance, ma ogni singola persona ha potuto avvertire, e forse ritrovare, un qualcosa del proprio vissuto in un momento come questo che gli attori, i musicisti e le danzatrici ci hanno regalato. Ogni persona ha avuto, cosa non sempre resa possibile da registi e coreografi, la possibilità di viverla nel proprio silenzio, apprezzandone le sfumature a seconda delle proprie sensazioni e di sentire "Crisalide" un momento unico di 
"trasformazione" sensoriale tutto personale. 
 
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