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OcchiSulMondo porta in scena "Quando c'era Pippo", un viaggio alla conquista della libertà

L'Analisi

Un diario, quello di Giulia, 15 anni, siamo nel periodo che va dal 1940 al 1945 circa, momento in cui la sua forte esperienza di vita viene narrata quotidianamente, un "pezzo" importante della sua esistenza e che, molti anni dopo, verrà regalato alla nipote, Greta. Un viaggio alla riscoperta non tanto di un'epoca storica, ma un grande insegnamento che, nell'attimo in cui la nipote prende proprietà del volume, viene tramandato dalla vecchia 
generazione alla nuova: la libertà, il suo significato e ciò che comporta il poterne o meno usufruire davvero. Un regalo senza prezzo, di un valore inestimabile. L'incontro con un regista, l'innamoramento di questo per il testo e l'idea di farne uno spettacolo particolare: non incentrare la storia sulla guerra vera e propria, ma porre luce sul concetto di questa libertà violata, tolta e la forza di combattere affinché un giorno possa essere 
recuperata... senza avere la certezza che accadrà. Massimiliano Burini (OSM) va a Milano a conoscere Giulia Re e a chiederle il permesso di "usare" il diario per ricostruire sul palcoscenico la vicenda. Utilizzare le parole della donna per far conoscere una storia nota, ma non "conosciuta" realmente proprio perché non vissuta in prima persona. Ad oggi la libertà, tanto inseguita dalla generazione della Re, non è apprezzata, è data per scontata, sembra naturale, con "Quando c'era Pippo" il regista vuol riportare indietro nel tempo il pubblico, renderlo partecipe della vita di Giulia ed Emilio, due ragazzi che invece cercano di conquistarla giorno dopo giorno, che vivono in un periodo in cui "la guerra c'è ma non si vede, incombe silenziosa nella vita quotidiana a interrompere la loro libertà". Riscoprire valori che sembrano assopiti grazie ai ricordi che i nonni cercano di tramandare ai nipoti: libertà, valore della vita, ironia, rapporti umani, volontà di credere insieme in un futuro migliore, povertà e dignità. Questo è ciò che è saltato agli occhi alla compagnia quando ha preso il testo ed ha iniziato a lavorare. E finalmente, dopo essere stato finalista al Premio Scenario 2012, "Quando c'era Pippo" 
salirà sul palco, allestito dalla Compagnia OcchiSulMondo e distribuito dal Teatro Stabile di Innovazione Fontemaggiore, sabato 22 marzo, alle ore 21, presso lo Spazio Onnivora, location suggestiva, vista la struttura, che probabilmente renderà ancora più intimo l'incontro con Giulia e la sua storia. "Noi non possiamo sapere - afferma Burini -perché non basta conoscere i fatti storici. Occorre soffermarsi a cercare di capire, al di fuori di date e luoghi, i sentimenti, le paure, i desideri e la voglia di vivere di chi la storia l'ha vissuta realmente. Per questo bisogna raccontare il più possibile ciò che non si conosce". La funzione dello spettacolo "è mettere in parallelo la giovinezza rubata di allora con quella di oggi, le analogie e le differenze di due generazioni tanto lontane ma allo stesso tempo così vicine per bisogni e necessità. Qualcosa di importante per il nostro futuro che è ancora anagraficamente giovane e che ha bisogno non solo di conoscere la storia di una guerra, ma anche la storia di due persone che l'hanno vissuta. Due persone che hanno combattuto, senza armi, per conquistare e difendere qualcosa in cui credevano. Due persone, come tante altre rimaste anonime, che ormai nonni, hanno un unico modo per far sopravvivere un periodo che ha cambiato le nostre vite: raccontare. Il nostro compito ora è prolungare l'eco di un tempo in cui era difficile sognare, in cui era difficile essere felici, in cui era reato anche ascoltare la radio, eppure, c'era chi lo faceva lo 
stesso. Una guerra mondiale, rinchiusa dentro una piccola stanza. Nel periodo più difficile e triste della storia, c'è stato qualcuno che ha provato a vivere il più possibile, in un modo o in un altro". Sul palco: lo scantinato in cui le staffette usavano riunirsi, scenario scarno, minimalista, una radio (il contatto con il mondo), una finestra (forse a rappresentare il filo di luce sempre aperto alla speranza), un piccolo tavolo (un appoggio, una copertura illusoria alla paura che incombe, sotto cui ci si nascondeva all'arrivo degli aerei) e due attori con il grande compito di essere l'unico mezzo per far arrivare alla platea la storia di Giulia. La Re, una partigiana che ha rischiato la vita per la "causa", che ha sofferto, ma ha continuato la sua missione, che ha visto cadere chi le stava a cuore, ma che non ha smesso di combattere, portando alto i nomi di questi cari. Una staffetta che sarà la voce portante fuori scena: le parole rimbombanti saranno così le parole di chi c'era, di chi ha vissuto in prima persona tutta la storia, di chi ha sentito terrorizzata le sirene suonare e di chi Pippo l'ha sentito arrivare davvero e che non ha bisogno di convincere nessuno di quel che narra, perché "lei sa".  
"era una realtà che ci faceva sentire prigionieri, eravamo clandestini nella nostra città, io ero una staffetta, avevo solo sedici anni ma tanta voglia di vivere e di cambiare il mondo" (Giulia Re – partigiana, staffetta e nonna). Con Greta Oldoni, Samuel Salamone e con Daniele Aureli, anche autore dei testi con Massimiliano Burini, scene, audio e luci a cura di Matteo Svolacchia, assistente alla regia Massimiliano Burini, regia di Daniele Aureli e Matteo Svolacchia. 
 
 
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