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Le "streghe" di Salem: la Compagnia Al Castello porta in scena "Il Crogiuolo" di A. Miller

L'Analisi

"Non fu soltanto la nascita del maccartismo a provocarmi, ma qualcosa che appariva molto più fatale e misterioso. Era il fatto che una campagna politica fosse in grado di creare non soltanto terrore, ma una nuova realtà soggettiva, una vera mistica che stava a poco a poco assumendo addirittura una colorazione sacra" queste le parole di Arthur Miller al momento della creazione de "Il Crogiuolo", scritto in sedici mesi e subito salito sul palco del Beck Theatre di New York nel gennaio del 1953. Domenica 2 marzo la Compagnia umbra "Al Castello" ha chiuso la rassegna di "Teatro alle 5", al Torti di Bevagna, proprio con questa pièce. Sul palco, diretti da Claudio Pesaresi, Giuseppe Rafoni, Federica Ferioli, Patrizia Chiocchi, Luana Brozzetti, Layla Crisanti, Alessandra Marini, Mauro Formica, Francesca Zafrani, Daria Virginia Massi, Maurizio Torti, Emanuela Fuso, Luciano Formica, Michele Ceccarini, Marika Sacripanti, Fabrizio Nuara, Riccardo Ruffinelli, Nazareno Martinelli, e Massimo Pergolesi. La storia, tratta da un fatto realmente accaduto nel 1692 nel Massachusetts, ci riporta indietro ai tempi dell "caccia alle streghe" avvenuta, in questo caso, nel villaggio di Salem. L'occasione per dare il via a questo giro di isterica follia è un gruppo di ragazze, più che streghe probabilmente solo in cerca di nuove emozioni, che vengono sorprese mentre sono intente a compiere riti e balli di natura occulta in un bosco durante le ore notturne. Inizia così un gioco di accuse che porta al processo delle teoriche megere: Abigail, che ha più personalità delle altre ed è la "trascinatrice" del gruppo, farà in modo che la colpa ricada su Elisabeth, moglie di John, del quale la giovane è stata amante e di cui è ancora innamorata. "Vedevo uomini consegnare la propria coscienza ad altri uomini e ringraziarli della possibilità che essi gli davano di farlo" frase di Miller che ben centra lo spirito di allora, un momento storico in cui la persecuzione era quotidiana e durante il quale il Tribunale inquisitore procedeva liberando chi si diceva peccatore e tradiva, spesso mentendo, i propri amici, elargendone i nomi, e condannava a morte chi invece, innocente, non poteva ammettere colpe che non aveva e non poteva dunque dichiarare alcun crimine. Una perversa logica che sul palco porterà John a seguire un destino di morte, pur di non cedere a falsità ed invenzioni. Il cast ha ampiamente guidato il pubblico all'interno della storia, enfatizzando soprattutto l'aspetto degli "uomini di potere" (con sguardo tanto fermo da farne avere quasi timore anche dalla platea) e quello esoterico che, seppur non reale, risultava essere il filo conduttore della pièce e che, interpretato con grande convinzione dalle attrici era quasi percettibile quale effettivo. Lo sguardo delle donne era tanto convincente da far sembrare queste giovani performers realmente possedute, soprattutto quando in coro eseguivano litanie o ripetizioni maniacali di frasi e gesti, oscillando a tempo sulle proprie gambe. La compagnia è riuscita dunque a far sentire il pubblico non solo spettatore di un processo, quasi fosse seduto sulle panche lignee del Tribunale di Inquisizione, ma ha permesso di rivivere uno spaccato di storia molto importante, che fu il primo che aprì il varco ad una serie di effimere persecuzioni ed esecuzioni avvenute alla fine del Seicento nel Nordamerica. 
Dopo Salem: 19 persone vennero "giustiziate" per stregoneria, 55 subirono torture per falsa testimonianza, 150 vennero additati quali sospetti e, di conseguenza, imprigionati e 200 persone subirono l'accusa di stregoneria. 
 
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