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"RIII - Riccardo III" di Alessandro Gassmann: Perugia saluta il cast con un applauso che sembra non finire mai

L'Analisi

Standing ovation ieri, 12 gennaio, al Teatro Morlacchi di Perugia per l'ultima replica dell'originale rivisitazione dell'opera shakespeariana del "Riccardo III". Un applauso che sembrava non finire mai per questo cast che non solo si è proposto in scena, ma è stato ospite in più riprese in vari appuntamenti con il pubblico di tutte le età. Sul palco: 
Sabrina Knaflitz (Anna) con lo sguardo invaso da perdizione, desolazione e rimorso già dal momento in cui accetta di essere la sposa di Riccardo. Non per niente la vediamo oltre che con quest'aria quasi eterea, ancor prima di divenire uno spirito, con la "fiaschetta piena di alcol" sempre in tasca, come un'alcolizzata che annega nelle sue stesse scelte 
Marta Richeldi (Elisabetta) perde a mano a mano tutti i cari, fino alla tragica scomparsa dei figli quando il dolore e l'odio per Riccardo esplode in tutta la sua forza e passione 
Paila Pavese (Duchessa di York) attrice importante, già al fianco di Vittorio Gassmann in un'altra opera shakespeariana in passato, l'Otello, offre al pubblico l'emozione di vedere la sua esperienza che mostra una Duchessa composta e dallo sguardo altero, combattuta tra il naturale amore che una madre "deve" provare per il figlio e il lento inorridimento davanti alle malefatte di questo che logorano il sentimento che prova, fino a farlo vedere anche ai suoi occhi come l'essere rivoltante che è. Seppur lo maledice, lo fa però con il cuore mesto perché gesto innaturale
Alessandro Gassmann (Riccardo) affetto da gigantismo, quindi diverso dal resto degli uomini e astioso verso il genere umano, sfodera una cattiveria unica nel genere e l'unico momento in cui si avvicina alle sembianze di un essere umano è la notte, quando gli incubi non gli consentono di dormire: incubi che però non lo fermano e non lo "scalfiscono" più di tanto durante la sua folle ascesa al potere. Le movenze, i gesti, gli scatti, i lamenti provocati da ogni cambio posizione e gli occhi spesso spalancati di Gassmann rendono Riccardo un personaggio particolare e "affascinante" nelle movenze, seppur, al contempo, paragonabile ad uno psicopatico che fa accapponare la pelle
Mauro Marino (Edoardo, Stanley, Margherita) vari i ruoli interpretati dall'attore abruzzese, ognuno con le proprie caratteristiche: brilla nel ruolo dell'anziana Margherita che, uccisione dopo uccisione, rimane viva per veder cadere sotto i suoi occhi anche tutti coloro che le hanno portato sventura 
Giacomo Rosselli (Rivers, Catesby), fratello di Elisabetta, stanco delle angherie di Riccardo e poi fedele"valletto " dello stesso, servitore che stempera l'atmosfera con la sua aria svampita ma che rientra perfettamente nel suo ruolo al servizio del Re
Manrico Giammarota (Tyrrel) forse uno dei personaggi che sembra più attirare il pubblico (non per niente al termine, alla sua uscita per il saluto, il pubblico esplode in un boato) già solo con la voce forte e decisa. Il killer omicida nella sua sfolgorante giacca lucida nera per tutta la pièce combatte contro la sua coscienza, rendendo partecipe gli spettatori della sua guerra interiore, rivolgendosi proprio a loro nell'esposizione dei suoi pensieri "La coscienza rende gli uomini vigliacchi"
Emanuele Maria Basso (carceriere, Richmond, Vescovo) il "salvatore" con il suo passo militare e l'abbigliamento anacronistico che ricorda quello di un militante nazista è il Richmond che mette fine alla follia di Riccardo fermando lo "sterminio" portato avanti dal "cane sanguinario" 
Marco Cavicchioli (Clarence, Hastings, messaggero) fuori dalle righe, un Hastings dalla capigliatura arancione accesa che alterna momenti di riso quasi fastidioso, stimolato solo dalla completa avidità che lo contraddistingue ad attimi di panico quando crede che tutto sia finito (come poi è nella realtà) 
Sergio Meogrossi (Buckingham) il cugino sicuramente più amabile (all'apparenza) di Riccardo, nei modi e dalla voce gentile (quando più gli fa comodo) che però condivide con il congiunto le brame di potere e lo affianca appoggiando quasi tutte le sue terribili scelte. Un'ascesa al potere che però finirà male: Riccardo non ha cuore e non solo non prova amore, ma neanche stima o compassione per nessuno, neanche per colui che sembrava essere il suo unico vero alleato e "compagno di giochi". Toccante la scena in cui il cugino gli chiede un parere sull'uccisione dei due innocenti nipoti. Qui Buckingam tentenna per la prima volta, rivelando di aver capito il filo sottile che lo divide dal perdere l'ultima briciola di umanità per entrare nel completo mondo della perdizione. Questa indecisione gli sarà fatale ma porterà il pubblico ad avere compassione di lui 
 
Scenario cupo, come aveva già preannunciato il regista, per un'atmosfera gotica crepuscolare che, a volte, sfocia nel grottesco ma come sempre Gassmann aveva asserito durante uno degli appuntamenti precedenti, il genere sarebbe arrivato a stemperare l'atmosfera cinica creata dalla malvagità del personaggio principale ("un cattivo per cui è impossibile trovare alcun motivo di perdono"). Occorreva produrre qualche risata per rendere l'aria meno pesante. Gli attori si sono alternati e il pubblico, accorso forse inizialmente per il clamore suscitato dalla presenza dell'attore romano, si è ritrovato a carpire un po' del personale di tutti i personaggi, e, senza più avere preferenze, ha provato il piacere di veder entrare in scena ognuno di loro, condividendone stati d'animo e frustrazioni. Dialoghi interessanti con le parole degli attori che a volte andavano a sovrapporsi senza aspettare l'uno la fine della frase dell'altro. Un po' come nella vita reale e dunque, come nell'intento dell'opera, vicina al pubblico e al suo quotidiano. Unico punto che forse qualcuno in platea non ha gradito, l'eccesso di "scioltezza" nell'uso di alcune parole di Hastings o di pollici alzati fra 
Riccardo e Buckingham, usati come cenni di intesa. Forse confidenziali approcci per avvicinarsi di più agli spettatori, ma che effettivamente potevano sembrare un surplus di cui non avevano bisogno, visto che questi viaggiavano già di pari passo con i performers, seguendoli senza distrazione. Il gigante e i sui compagni di viaggio hanno colpito nel segno e conquistato il pubblico del Morlacchi che non solo ha riempito ogni spazio libero, ma, una volta appreso il ritorno del regista presto sulle scene del capoluogo umbro, ha già iniziato il conto alla rovescia per poter ammirare il nuovo 
lavoro. Una Perugia in attesa che intanto continuerà a godersi la stagione che il Teatro Stabile dell'Umbria ha scelto per quest'anno e che finora non ha mai deluso. Uno Stabile che promuove, tra performance ed incontri, un avvicinarsi della platea (di ogni età) al palco, che spesso riescono ad amalgamarsi tanto bene da dimostrare che il lavoro sulla "cultura teatrale" quando è ben organizzato, funziona in maniera eccezionale. 
 
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