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Teatro della Concordia, amore a prima vista

L'Analisi

La curiosità di vedere e toccare con mano il Teatro della Concordia, il più piccolo al mondo, è tanta e non rimane delusa nell'arrivare a Monte Castello di Vibio, paese che si chiude intorno ad esso come fosse il suo piccolo gioiello da custodire. Novantanove i posti tra i palchetti e le trentasette poltroncine in 
velluto rosso della platea ed una struttura lignea inaugurata nel 1808 grazie all'idea di nove famiglie del paese, tutte proprietarie terriere, che decidono di dare lustro al borgo con la costruzione di un teatro che funga, non solo da scenario per le rappresentazioni teatrali, ma anche da punto di incontro per discutere le questioni di carattere economico. Man mano che proseguono i lavori, a Monte Castello passa un pittore girovago, originario di Perugia, Cesare Agretti che, senza alcuna ricompensa, esegue le prime decorazioni, producendo anche la splendida opera che costituirà il sipario, rappresentante il verde panorama del luogo al centro del quale si erge il paese. Sipario che ora si trova rispettosamente a fare da sfondo nel 
palcoscenico. Il teatro diviene così un luogo pieno di vita, al quale si può però accedere previo invito, e grazie "all'Accademia dei soci del Teatro della Concordia", istituita dai fondatori nel 1827 per meglio gestirlo, diviene fulcro di tutte le iniziative. Nel 1892 un'altra impronta viene a mettere del personale negli ambienti del Concordia: Luigi Agretti, figlio di Cesare al quale l'Accademia si rivogle per terminare di abbellire gli ambienti. Il ragazzo, allora solo quattordicenne, apre la sua mente e inizia a lavorare intorno alle opere del padre, dando però il suo tocco personale, ben distante dal padre e, tra l'altro, si occupa del foyer dipingendolo come una grande terrazza che gira intorno alla stanza. Una balaustra ad altezza uomo dà quasi l'impressione che ci si possa soffermare davvero ed affacciarsi per ammirare le colline sottostanti, e un pergolato, che si immerge nel cielo azzurro e limpido che sovrasta il borgo e si intreccia con le decorazioni degli stemmi delle principali città italiane. Come il genitore, anche Luigi si innamora di Monte Castello, come si evince anche dalla dedica da lui apposta nel foyer "Salve ameno colle, nostra patria", tanto da considerarla la sua seconda casa. Poco distante da quest'atto di affetto, un simbolo dell'apertura mentale e dell'ambizione del giovane che dipinge dei giornali appoggiati alla terrazza, tra i quali spicca il francese "L'Epoque". Gli anni si susseguono, la guerra incalza e viene superata, tra opere, operette e prosa, fin quando nel 1951 avviene la chiusura per inagibilità. Un fermo che getta i cittadini nello sconforto per aver così perso il centro della loro vita. Nel 1976 il crollo di una porzione del tetto e di una parte di platea attira l'attenzione dell'allora Primo Cittadino Antonini, grazie al quale, nel 1981, l'amministrazione comunale riesce a dare via all'esproprio e a far rientrare i lavori in alcuni progetti di finanziamento della Comunità Europea. Grande il lavoro degli architetti Mario Struzzi e Paolo Leonelli che si occupano del restauro che, probabilmente incantati dalla storia e dalla meraviglia architettonica del locale, mantengono intatta l'originale struttura lignea e le caratteristiche decorative. L'unico punto di modernità si può infatti notare nel Museo sottostante la platea, costruito ex-novo, dove sono racchiusi i ricordi, raccolti negli anni, da un appassionato locale, Nello Latini, che fu il precursore delle visite guidate che tutt'ora vengono effettuate nel teatro. Tutto ciò che esce da questo racconto ha come filo conduttore di tutti i protagonisti che sono "passati" o che passano ad oggi per il teatro, che sia per seguire uno spettacolo o per visitare questo "tempio" d'arte e di storia, un'incredibile sensazione di "casa" che si prova all'interno del Concordia. Non sappiamo spiegare se ciò avviene per gli ambienti ricchi di storia che rapiscono immediati l'attenzione degli appassionati o dall'accoglienza di chi se ne occupa con tanto amore, fatto è che non si può passare o vivere in Umbria e non visitare una delle "piccole" meraviglie che abbiamo la fortuna di trovare nella nostra regione. 
(Foto di Marco Zuccaccia)
 
 
 
 
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