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Commissione criminalità e tossicodipendenze illustra i risultati di una ricerca su droga e umbri

L'Analisi

Illustrati in Commissione criminalità e tossicodipendenze gli esiti della ricerca “Una normalità deviante” sul rapporto giovani umbri e droga. Dai dati emerge che tra i giovani umbri in età compresa tra i 14 e i 18 anni il consumo di droghe (prevalentemente leggere) sembra ormai entrato nella quotidianità come ingrediente di contesti di socializzazione. Quello che si determina è un approccio al fenomeno delle fasce più giovani della popolazione definito “consumistico e insensato”, cioè largamente diffuso sia per ciò che riguarda l'uso, sia per la consuetudine, anche non diretta, che si ha con questa pratica a cui non sono però legati particolari valori simbolici o “culturali”. Ciò fa supporre agli addetti ai lavori che un giovane su due possa avere avuto la possibilità, anche in modo occasionale, di fare uso di stupefacenti. La Commissione ha incontrato anche il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia, Giovanni Rossi.

Ecco il reconto della Commissione  

Tra i giovani umbri in età compresa tra  i 14 e i 18 anni il consumo di droghe (prevalentemente leggere) sembra ormai entrato nella quotidianità come ingrediente di contesti di socializzazione. Quello che si determina è un approccio al fenomeno delle fasce più giovani della popolazione definito “consumistico e insensato”, cioè largamente diffuso sia per ciò che riguarda l'uso, sia per la consuetudine, anche non diretta, che si ha con questa pratica a cui non sono però legati particolari valori simbolici o “culturali”. Ciò fa supporre agli addetti ai lavori che un giovane su due possa avere avuto la possibilità, anche in modo

occasionale, di fare uso di stupefacenti. Questi alcuni dei punti centrali che emergono dalla ricerca “Una normalità deviante” che illustra gli esiti di una ricerca sui giovani delle scuole superiori umbre in età compresa tra i 14 e i 18 anni, e dai dati forniti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia. L'esito del lavoro è stato illustrato dal curatore Ambrogio Santambrogio (docente di sociologia all'Università di Perugia) e da Ugo Carlone (uno dei due ricercatori che hanno realizzato la ricerca, l'altra è Antonella Buffo) ai componenti della Commissione d'inchiesta su criminalità organizzata e tossicodipendenze presieduta da Paolo Brutti.

La Commissione ha successivamente incontrato anche il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Perugia, Giovanni Rossi, che ha parlato della necessità da parte delle istituzioni di attuare una forte attività di informazione e prevenzione nei confronti dei giovani, per spiegare la oggettiva pericolosità sanitaria dell'uso di droga, e per far capire sempre meglio che con “normale” consumo di droga si alimenta un circuito criminale di alta pericolosità.

CONSUETUDINE CON LA DROGA. La fotografia 2010 fa registrare tra i giovani un processo di “rapidissimo apprendimento del fenomeno droga di cui si ha una conoscenza credibile che per lo più non scandalizza né impaurisce. Le sostanze stupefacenti per questi giovani hanno un significato contestuale, non un significato di per sé; non c’è una cultura della droga con significati simbolici come negli anni '60 - '70. Gli stupefacenti sono invece gli ingredienti di un contesto relazionale che vanno a condire determinate situazioni. Questi giovani fanno uso prevalentemente di cannabis, sporadicamente cocaina, ancor più sporadicamente di eroina.

APPROCCIO “CONSUMISTICO E INSENSATO”. Quello che si delinea è un tipo di

approccio 'consumistico e insensato', senza significato specifico: si usano

sostanze perché ci sono ed è facile reperirle, non c’è una valenza

simbolica e la componente trasgressiva è minima, non all’interno del

contesto relazionale tra coetanei, ma soprattutto in rapporto ai genitori o

agli adulti. Non c’è un nesso causale automatico tra consumo e passaggio

alla tossicodipendenza, tra i giovani queste modalità di consumo sono tra

loro incomunicanti: il consumo di eroina è considerato 'insensato' perché

rappresenta un'esperienza individuale, non funzionale alle modalità del

consumo che sono esperienze prevalentemente collettive, di socializzazione. A

differenza della ricerca del ’94 in cui la droga era considerata come una

risposta al disagio, oggi non è più così: è un fatto considerato normale

e non solo da chi ne fa uso”.

Rispondendo alle domande dei commissari Brutti, Monacelli e Cirignoni sulla

questione legata al non automatismo del passaggio dal consumo alla

tossicodipendenza, Santambrogio ha spiegato che “diventare

tossicodipendenti è difficile, non lo si diventa facilmente e non attraverso

un consumo sporadico e occasionale, questo è uno stereotipo, l’unica cosa

che le lega tra loro sostanze 'leggere' e 'pesanti' è la facilità di

reperimento.

 

REATI MINORILI PER DROGA. Sono stati esaminati 448 fascicoli, 371 di questi

sono stati archiviati perché notizia di reato infondata, degli altri 77, 10

a dibattimento, gli altri 67 definiti in udienza preliminare al Gip, solo 12

i casi in cui è saltuariamente presente l’eroina. Non si è quindi

rilevato alcun caso di tossicodipendenza in senso tecnico e reale, con

dipendenza conclamata da eroina. Si rileva la presenza di giovani

spacciatori, soprattutto provenienti dal Maghreb, in particolare dalla

Tunisia, questi non erano presenti nella ricerca del ’94, una tipologia di

ragazzi particolare, nei confronti dei quali i servizi sociali possono

intervenire solo finché sono nel circuito penale, tutti clandestini.

Differenza fondamentale questi sono spacciatori non consumatori, gli italiani

solo consumatori.

“LA DROGA E' NORMALE-LA DROGA FA MALE”. Dalla ricerca emerge la

larghissima percezione di un forte uso delle droghe (sia 'leggere' che

sintetiche), nel '94 queste ultime non apparivano. C'è inoltre un alto

consumo di alcol e tabacco che però non vengono percepiti come droghe. Gli

intervistati in genere rilevano un aumento del consumo di stupefacenti nella

propria scuola, soprattutto di quelli 'leggeri'. Vengono indicati una grande

varietà di luoghi dove è possibile reperire facilmente la droga (locali

pubblici, discoteche, parchi, sale gioco, etc.). Il consumo è sempre

“contestualizzato”, non è un fatto individuale, lo si fa in contesti

ricreativi. Tra i giovani intervistati si registra inoltre una maggiore

consapevolezza sulle conseguenze, e sui danni derivanti dal consumo di

sostanze, meno significati simbolici ma più per conoscenza diretta per

informazione mirata, ed è minore l'immagine di morte legata a questa

pratica. Emerge poi una maggiore indifferenza nei confronti di chi fa consumo

di droga: non ci si pone il problema dal punto di vista generale, anche se

c'è disponibilità ad aiutare gli 'amici' in difficoltà. In genere il

consumo è “contestualizzato”: feste, occasioni di socialità,

discoteche, etc.

Due i modelli che classificano il modo in cui i ragazzi pensano la droga: il

primo “la droga fa male”; il secondo “la droga è normale”. Il primo,

che riguarda soprattutto i più giovani (in maggioranza le femmine), vede la

droga come danno: tutte le droghe sono dannose, gli utilizzatori di esse

sbagliano e sono delle vittime. Il secondo modello, che considera la droga

“normale”, considerata come sostanza che altera le percezioni, utilizzata

da persone “normali”, le sostanze non sono tutte uguali e chi le consuma

non è da condannare. Una sorta di laicizzazione, normalità, pragmatismo

nell’utilizzo: la droga altera, sballa ma provoca piacere e benessere.  

MAGGIORE CONTROLLO E ORDINE. Sulle eventuali soluzioni al problema si

evidenzia l’esigenza di controllo e di ordine (soprattutto trai 14-15enni,

in maggioranza donne), con la richiesta di inasprimento delle pene, sia per

chi spaccia che per chi consuma. Pochi gli antiproibizionisti tra i giovani.

Ci sono poi errori nella valutazione di droghe leggere e pesanti: ad esempio

il 75 per cento dei giovani tra 14 e 15 anni individuano la cannabis come

“molto pericolosa”, evidenziando una esigenza di maggiore conoscenza e

informazione tecnica.

METODOLOGIA DELLA RICERCA. La ricerca, condotta nel 2010, è una riedizione

di una precedente realizzata nel 1994, tale quindi da fornire, come ha

spiegato Santambrogio, “utili dati di confronto sull'evoluzione del

fenomeno nel contesto umbro”. Il lavoro è diviso in due ambiti: cosa i

giovani “pensano” e cosa i giovani “fanno”. Rispetto al primo ambito

è scelto un campione significativo di più 800 ragazzi di venti scuole

superiori della regione, 40 per ciascuna scuola. Il secondo filone cerca di

indagare sul consumo, sono stati quindi analizzati i fascicoli depositati

presso il Tribunale dei minori riguardanti giovani fermati per consumo di

sostanze stupefacenti.

AUDIZIONE CON IL PROCURATORE GIOVANNI ROSSI. Nel suo intervento in

Commissione il Procuratore Rossi ha spiegato le oggettive difficoltà che ci

sono da un punto di vista tecnico per definire e provare il reato di spaccio,

e questo spiega l'alto numero di casi archiviati. Ai fini di una maggiore

conoscenza del fenomeno da un punto di vista sociologico, Rossi ha suggerito

di operare una ampia analisi dei fascicoli relativi ai casi trattati dal

Tribunale dei minori, da quali spesso si evince una discreta trasversalità

del fenomeno droga anche in relazione ad altro tipo di reati minorili. Rossi

ha poi evidenziato il nesso chiaro che c'è fra criminalità organizzata e

consumo di droga, un problema, ha spiegato Rossi, che non è nella

consapevolezza dei giovani i quali sembrano non capire che dietro la

“normalità” e quotidianità della droga c'è un sistema criminale che da

questa “normalità” viene alimentato. Come pure non sembrano valutare la

reale pericolosità del contatto con gli spacciatori “veri”, cioè con

delinquenti che possono determinare situazioni di alta pericolosità per i

giovani. Per il Procuratore Rossi occorre intervenire con sempre maggiore

forza e decisione sia sull'offerta, con il contrasto sia sul territorio che

alla fonte, sia sulla domanda. Spetta in primo luogo alle istituzioni

attivare iniziative di informazione sia sul piano tecnico-sanitario-sociale,

sia sul piano più strettamente civico per far in modo che si comprenda sia

la pericolosità in sé del consumo, sia la conseguente “complicità”

nell'alimentare un circuito criminale di alto livello e pericolosità

 
 
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