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Il mistero della "mummia" di Narni

L'Analisi

"Esiste una città dove i segni del tempo e delle culture si sovrappongono in strati di roccia ben visibili. Un luogo dove la magia e la fede si confondono dando origine a leggende dove la fantasia trova spunto per cronache fantastiche. Questo luogo è Narni." Il programma di Rai 2 "Voyager" torna nel suggestivo borgo medioevale, dopo la precedente incursione per narrare il perché la città di Narni corrisponde alla "Narnia" di cui parla Clive Staples Lewis ne "Le Cronache di Narnia" (vedi qui). 

Questa volta la trasmissione, presentata da Roberto Giacobbo propone un servizio curato dall'Ingegnere narnese Giuseppe Fortunati, con sceneggiatura della figlia Mariangela, inerente il reperto, ospitato nel Museo Eroli, del sarcofago e della mummia al suo interno e degli indizi che lo legano all'opera "Aida" di Giuseppe Verdi. Secondo considerazioni di studiosi, non solo professionisti del genere, ma anche di locali personaggi, quali il regista Paolo Baiocco, il mistero della mummia contenuta nel sarcofago potrebbe trovare spiegazione nella drammatica storia d'amore dei protagonisti dell'opera verdiana. Ma partiamo dal reperto: in un'epoca che risale all'anno 1896 circa, l'ingegnere ed archeologo Edoardo Martinori esegue il progetto di trasformazione di un antico Monastero narnese in una villa privata realizzando uno splendido edificio moresco con minareto ed un parco adornato con piante orientali. Nei suoi ambienti raccolse le molteplici opere esotiche raccolte durante i suoi viaggi di grande appassionato di manufatti mediorientali. Tra di essi, una mummia, incredibilmente intatta, all'interno di un sarcofago, reperti che tuttora sono fonte di studio e ricerca. Dopo la scomparsa di Martinori, avvenuta nel 1935, gli eredi decisero di donarli al Comune narnese, dove rimasero fermi fino al 1989, quando la nota egittologa di fama mondiale Elda Bresciani visitò la città. Allora l'Ingegnere Giuseppe Fortunati, per amore della storia, le chiese di controllare insieme le splendide scoperte. Iniziarono così gli studi: il sarcofago si presentava ligneo e coperto di tela stuccata e dipinta; in esso una mummia in condizioni perfette sulla quale erano appoggiati degli elementi decorativi tipici dello stile tolemaico, tra cui spiccava la maschera funeraria dipinta e dorata. Il sacello, risalente al IV secolo a.C. e di grande valore anch'esso, era scuro, con una barba finemente intrecciata e decorato con scene funerarie e figure di divinità. Nel suo interno, a tutta grandezza, la figura della Dea Anouk dalla chioma nera e le vesti color azzurro decorato con stelle e con dodici figure genuflesse a rappresentare le ore del giorno e della 

notte. Un cielo esteso a proteggere il defunto. Il destinatario del sarcofago è Ramose e qui inizia la storia misteriosa che stimola la ricerca della verità storica ed archeologica: Ramose era profeta e sacerdote del Tempio di Horus, Dio Falco, della città di Hedfu. Pur essendo destinato dunque ad un uomo, l'arca contiene invece un corpo femminile, secondo studi, deceduta intorno ai 20-25 anni, di razza negroide con componente mediterranica e di origini non egiziane, bensì etiopi, proveniente dal territorio adiacente al Nilo che riporta al sud dell'Egitto fino al cuore 

dell'odierno Sudan. Dopo l'autopsia si è scoperto che la causa della morte della nubiana è avvenuta per tenia (questo il primo caso del genere in antico Egitto) e risulta non avesse mai partorito, cosa assai strana per l'epoca. Chi era dunque la giovane? Come poteva un'appartenente ad un altra popolazione usufruire di una sepoltura regale destinata poi ad un uomo? E come mai Martinori era tanto interessato da riportare in Italia 

un reperto tanto enorme da costare chissà quanto in denaro e fatica per il trasporto? Un'altra storia vede protagonista una fanciulla nubiana morta in una situazione drammatica in quel luogo: nel 1869, in vista dell'inaugurazione del Canale di Suez, il Kedivè d'Egitto, Ismail Pascià, chiese al famoso archeologo Auguste Mariette di aiutarlo nel suo progetto di mettere in scena un'opera presso il Teatro che stava costruendo al Cairo. Passando per gli amici dell'Opera, Mariette contattò il musicista Giuseppe Verdi, già allora più che affermato compositore, che, con grande interesse, accettò l'incarico. Ciò che ne uscì fu la nota "Aida" basata su un soggetto originale di Mariette, musiche di Giuseppe Verdi e libretto di Antonio Ghisalzoni con l'intento di "costruire" una storia che avrebbe dovuto rispecchiare uno spaccato di vita reale dell'epoca. Paolo Baiocco, nella trasmissione propone alcune teorie che accomunano il mistero della mummia femminile con il dramma verdiano:

- il sarcofago rinvenuto era destinato a Ramose, sacerdote del Tempio riscoperto proprio da Mariette, colui che propose l'opera a Verdi

-l'assonanza dei nomi: Ramose il profeta e Radamès il protagonista maschile de "L'Aida"

-da ricerche in corso si fa strada la figura di questo sacerdote che, in quanto tale, poteva, per le leggi in vigore, sposarsi solo una volta e solo con una donna; nella storia Aida e Amneris sono innamorate entrambe dello stesso uomo

-nella scenografia gli ambienti rispecchiano molto il reale spettacolo del Tempio di Horus

A quale storia si è ispirato Mariette? Teoria affascinante e anche un po' romantica, anche se non comprovata, quella secondo la quale Amneris, non potendo seppellire il suo amore, accusato di tradimento, decise di riporre nel sarcofago il corpo di Aida, forse pentita del proprio ruolo nella storia e magari dispiaciuta per la morte di colei che chiamava "sorella", seppur sua schiava, cercando di darle una sepoltura degna della principessa etiope che era. Chissà se, cercando tra le carte storiche di Martinori o eseguendo studi più approfonditi nelle vite di Mariette e dei fatti avvenuti all'epoca non si trovi qualcosa che dia fondamento a questa storia piena di fascino? Si spera solo che questo non rimanga un altro mistero insoluto e che prima o poi arrivi una spiegazione storica veritiera sul corpo della giovane nubiana che lasciò la vita terrena incamminandosi in un viaggio funebre, degno di una principessa.

 
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