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Fame nel mondo? Per la Fao si risolve con gli insetti, per Coldiretti con le politiche agricole

L'Analisi

Botta e risposta a distanza tra la Fao e la Coldiretti. Motivo del contendere? Beh, gli insetti. Sì perché la Fao sostiene che possono risolvere il problema della fame nel mondo. "Con oltre 1.400 specie che vengono regolarmente consumate in tutto il mondo - sostengono dalla Fao -  gli insetti offrono possibilità promettenti sia dal punto di vista commerciale che da quello nutrizionale". 
"Nonostante l’idea di mangiare insetti possa apparire a qualcuno inusuale, se non addirittura disgustosa, - continuano - va detto che il loro consumo da parte dell’uomo è in realtà abbastanza comune in molte parti del pianeta. In ben 36 paesi africani vengono consumati almeno 527 specie diverse, lo stesso avviene in 29 paesi asiatici ed in 23 paesi nelle Americhe". 
Gli animaletti che noi siamo usuali schiacciare senza tanti rimorsi, in verità sono fonte di proteine, vitamine e sali minerali. Delle centinaia di specie di insetti che vengono utilizzate per il consumo umano di cui si ha conoscenza, i più comuni provengono da quattro gruppi principali: coleotteri; formiche, api e vespe; cavallette e grilli; falene e farfalle. Gli insetti possono essere molto nutrienti, ed alcuni hanno un apporto proteico pari a quello della carne o del pesce. In forma essiccata contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo anche se, generalmente, non superano la quantità di proteine presenti nella carne e nel pesce essiccato o cotto alla griglia. Alcuni insetti, specialmente allo stato larvale, sono ricchi anche di lipidi e contengono importanti vitamine e sali minerali. 
La Coldiretti però non ci sta. "Una corretta alimentazione non può - sostengono gli agricoltori - prescindere dalla realtà produttiva e culturale locale nei paesi del terzo mondo come in quelli sviluppati. Non si può trattare il cibo come una merce qualsiasi, ma per combattere la fame occorre prima di tutto - sottolinea la Coldiretti - investire nell'agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all'omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall'estero. A questo principio - continua la Coldiretti - non possono sfuggire neanche bruchi, coleotteri, formiche o cavallette a scopo alimentare che anche se iperproteici sono però molto lontani dalla realtà culinaria nazionale. In Italia sopravvivono alcuni esempi di prodotti formaggi con insetti come il pecorino “marcetto”, il formaggio “saltarello”, il “formai nis” e il “casu marzu” un pecorino sardo colonizzato dalla mosca casearia che rilascia nella forma le uova dalle quali nascono larve che traggono nutrimento cibandosi della forma stessa e sviluppandosi in essa. Un prodotto che non sarebbe consentito dalle norme comunitarie, ma che è stato salvato dall’estinzione grazie all’inserimento nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali da parte della regione Sardegna".

 
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