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Mettiamo il cancro all'angolo. L'Airc parla agli studenti delle battaglie vinte

L'Analisi

Si è tenuto nei giorni scorsi l'incontro con gli studenti organizzato dall'AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, nell'Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Perugia. Hanno partecipato oltre 1.200 persone, in gran parte studenti, oltre a medici e ricercatori. Questo incontro è parte dell'iniziativa I Giorni della Ricerca, in corso in tutta Italia, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, che è volta ad informare e sensibilizzare il nostro Paese sui principali progressi compiuti nella lotta contro il cancro. La maggior parte dei farmaci anti-tumorali non riesce a distinguere fra cellule sane e malate, attaccandole entrambe indistintamente. Oggi, volendo fare un paragone con le automobili, invece di rottamare le cellule malate, si sta cercando sempre di più di riparare il pezzo rotto, ovvero il prodotto dei geni mutati che sono alla base dello sviluppo del cancro.  E questo è possibile grazie alle acquisizioni scientifiche che hanno chiarito cosa accade all'interno di una cellula che diventa cancerosa, quantomeno per alcuni tipi di cancro. Questa terapia mirata ha permesso di aumentare in maniera impressionante l'efficacia terapeutica ed è proprio di questi successi che AIRC ci vuole parlare.

Negli ultimi 20 anni la mortalità dei malati di cancro è diminuita dell' 1% ogni anno e questo è stato possibile grazie al sostegno alla ricerca. L'AIRC finanzia la ricerca sul cancro dal 1965 ed attualmente ha 2 milioni di soci e donatori. Sostiene più di 3000 ricercatori ed ha finanziato progetti di ricerca per oltre 741 milioni di euro. I lavori dei ricercatori sostenuti dall'AIRC sono citati 2 volte più rispetto alla media internazionale, questo ci indica che le ricerche sul cancro finanziate da questa associazione sono state fondamentali. L'AIRC ha organizzato questo incontro per parlarci dei progressi nella lotta contro il cancro, ma anche per sottolineare quanto sia importante la ricerca e la formazione scientifica a Perugia. Infatti ha invitato come ospiti il Prof. Lucio Crinò, direttore del reparto di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera di Perugia, il Prof. Pier Paolo Pandolfi, direttore scientifico del Centro per la Ricerca sul Cancro dell'Università di Harvard, che ha ricevuto la sua formazione medica proprio nell'Università degli Studi di Perugia, ed infine il Dr. Enrico Tiacci, ricercatore dell'Università degli Studi di Perugia. L'incontro è stato moderato da Bruno Manfellotto, direttore de L'Espresso. Il Prof. Crinò ha parlato dell'importanza all'approccio molecolare nella diagnosi e nella cura del carcinoma polmonare, il tipo di cancro che miete più vittime, sottolineando l'importanza diagnostica dei marcatori tumorali. Ha parlato poi degli straordinari risultati ottenuti nel suo reparto grazie al Crizotinib, un farmaco sperimentale che attacca in maniera mirata le cellule che presentano il gene ROS1 mutato. I risultati sono stati così evidenti che la terapia con Crizotinib è stata approvata a livello mondiale dopo gli studi di fase 1, senza che siano stati necessari studi di fase 2 e fase 3. Ciò ha permesso di abbreviare notevolmente i tempi e di salvare numerosi pazienti affetti da cancro al polmone. Il Prof. Pandolfi, illustre cervello emigrato dall'Umbria a Boston (USA), ha parlato con immenso entusiasmo del suo progetto: l'ospedale del topo. È un ospedale a tutti gli effetti, dotato di strumentazione diagnostica e personale veterinario addestrato, e ricovera topi per curare le persone. Le cavie vengono utilizzate come "replicanti" dei pazienti per testare farmaci innovativi, abbreviando notevolmente i tempi per la ricerca. Si induce nell'animale la stessa mutazione genetica che presenta la sua controparte umana, in modo che questo "topo paziente" possa replicare tutte le caratteristiche del cancro umano, poi si testano i farmaci sperimentali che agiscono in maniera mirata contro le cellule tumorali. Se funzionano si sperimentano anche sull'uomo, con possibilità di successo elevatissime. 
Infine il Dr. Tiacci ci ha parlato delle strabilianti scoperte riguardanti la Leucemia a Cellule Capellute, o Tricoleucemia, un forma di cancro che colpisce le cellule del sangue. Il celebre Prof. Brunangelo Falini, direttore del reparto di Ematologia dell'Azienda Ospedaliera di Perugia, insieme al Dr. Tiacci ed a tutta l'equipe di ricerca, ha identificato il gene mutato coinvolto in questo tipo di tumore, BRAF, scoprendo anche che la mutazione è presente nel 100% dei casi. Ciò ha permesso di usare un farmaco che attacca specificamente le cellule tricoleucemiche, Vemurafenib, che ha dato risultati strabilianti ed è entrato in uso nella pratica clinica a livello mondiale.
D'altronde dal Prof. Falini, l’ematologo-oncologo italiano più citato al mondo, non potevamo aspettarci altrimenti. Infatti non è stata l'unica volta in cui la ricerca a Perugia ha superato quella statunitense: sempre il Prof. Falini ha scoperto per primo la mutazione del gene NPM1 nella Leucemia Mieloide Acuta che ha avuto importantissime ripercussioni nella diagnosi e nella terapia di questa forma di cancro; inoltre il Prof. Pier Giuseppe Pelicci, nel 1998, insieme al Prof. Pandolfi, che allora era ricercatore a Perugia, ha identificato per primo la mutazione genetica alla base della Leucemia Acuta Promielocitica. Le scoperte strabilianti nella lotta contro il cancro, spiegate con entusiasmo dai 3 luminari, danno speranza e fanno presagire che il cancro un giorno potrà essere sconfitto. "Dopo anni di guerra al cancro", secondo Pandolfi, "ora si è giunti ad una fase di negoziato, perché finalmente abbiamo capito la logica che è alla base di questa malattia". "Sono convinto", ha aggiunto il luminare, "che in un futuro prossimo questa guerra avrà una fine."

 
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